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Alberto Togni - Un no convinto da uno studente!

Il prossimo 24 settembre saremo chiamati a votare, tramite la modifica della Legge della Scuola, l’introduzione dell’educazione civica come materia a sé stante. Per i promotori si tratterebbe di inserire una nuova disciplina nella griglia oraria degli studenti, in quanto questi ultimi sarebbero esageratamente insensibili ai loro diritti, ma soprattutto ai loro doveri di cittadini e avrebbero uno scarso interesse nei confronti della politica.

Premetto che, per quanto riguarda la mia esperienza scolastica, l’educazione civica viene già insegnata (senza bisogno quindi dell’arrivo del signor Siccardi), ma non nel migliore dei modi e le possibilità di dibattito nelle aule scolastiche vengono spesso stroncate sul nascere nel nome di una neutralità solo apparente. Pur riconoscendo quindi delle lacune nello status quo, sono tuttavia convinto che questa modifica di legge porterà ad effetti disastrosi rispetto alla situazione attuale.

In primo luogo perché si andrebbero a sottrarre ore preziose all’insegnamento della storia. La nuova materia comporterebbe infatti, nelle sole scuole medie, ben due ore in meno di storia al mese (per un totale di un anno sull’arco del quadriennio)! Già oggi si fatica a trattare la II Guerra Mondiale: come si spera di arrivare a comprendere i processi che hanno determinato la realtà politica e sociale dei giorni nostri diminuendo il tempo a disposizione degli insegnanti di storia?

La seconda problematica che vedo è quella di una materia totalmente decontestualizzata e autonoma, quindi in sé fortemente nozionistica. Una lezione con una tale impostazione, dove gli studenti si ritroverebbero ad imparare a memoria il numero dei granconsiglieri dei diversi cantoni, non farebbe altro che mostrare ai giovani la “cosa pubblica” come una realtà noiosa e inutile, portandoli rapidamente al disinteresse totale nei confronti della stessa. Per non parlare poi delle intenzioni degli iniziativisti che nei loro argomentari all’inizio della raccolta firme volevano mettere il bavaglio ai docenti intromettendosi persino nei contenuti (rigorosamente nazionalisti) da trasmettere in classe.

Da ultimo si tratterebbe inoltre di aggravare ulteriormente la mole di studio dei ragazzi, già oggi confrontati con un carico di lavoro eccessivo che crea non poche situazioni di stress e disagi ben più gravi dal lato dell’apprendimento.

Se si volesse educare veramente i giovani alla civica occorrerebbe invece concedere loro maggiori spazi di partecipazione nell’ambito delle assemblee studentesche e delle giornate culturali, non aver paura di affrontare temi spinosi a lezione e smetterla, una volta per tutte, di risparmiare sulla scuola pubblica come invece piace fare da anni proprio agli iniziativisti che oggi si lamentano di una scuola pubblica a cui hanno sempre voluto togliere risorse!

Alberto Togni

Studente e membro del Comitato del Partito Comunista

Redazione | 14 set 2017 11:40

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