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Fabrizio Sirica - Due sì giovani e solidali

La riforma della previdenza vecchiaia e l’aumento dell’IVA, temi intrinsecamente collegati e in votazione il prossimo 24 settembre, meritano due sì anche da parte di noi giovani.

Innanzitutto per una questione di solidarietà. Il primo pilastro del nostro sistema pensionistico, l’AVS, è fondato su una sorta di patto tra le generazioni. Noi, popolazione attiva, giovane e con la possibilità di lavorare, paghiamo i contributi per finanziare le rendite degli attuali pensionati e un giorno, quando sarà il nostro turno, lo riceveremo a nostra volta. Questa riforma permette di consolidare questo geniale quanto sociale sistema, rinforzando addirittura le rendite di 70 franchi mensili per le persone sole e fino a 225 per le coppie. Una misura che si impone perché serve a compensare le perdite che i futuri pensionati avranno sul secondo pilastro. Dal punto di vista economico questo importante gesto di solidarietà non è particolarmente oneroso: sulla nostra busta paga vedremmo aumentare il contributo AVS di 0.15% (in egual misura al datore di lavoro) e dal 2021 ci sarebbe un aumento del costo dell’IVA di 0.3% rispetto ad oggi. Traducendo in cifre e con un esempio concreto questo sforzo (fonte UFAS), si tratterebbe di 15 franchi al mese per un salario di 5200. Al prezzo di un cocktail in discoteca potremmo garantire ai nostri genitori di andare in pensione con serenità e senza vedersi decurtare la rendita, rinsaldando quel patto che è alla base dell’AVS e della nostra società.

Certo, modici oneri supplementari ci sarebbero anche nel secondo pilastro, sistema che si fonda sulla capitalizzazione e sul risparmio personale. Per coloro che hanno meno di 35 anni non aumenteranno le aliquote, ma l’abbassamento della quota di coordinamento comporterà un maggior contributo di risparmio. Se da un lato questo può essere letto negativamente, poiché questo risparmio obbligatorio incide sulla busta paga, d’altro canto è un miglioramento previdenziale per i redditi bassi e per le persone a tempo parziale, categorie in cui sempre più spesso si trovano i giovani ai primi impieghi.

Quando l’area economicamente liberale tenta di far votare i giovani contro a questa importante riforma alludendo ai costi supplementari per la nostra fascia d’età, omette di dire qual è il piano B nel caso in cui non passasse questa versione. La misura principale del loro progetto alternativo nel caso non passasse questa riforma, sarebbe l’aumento progressivo dell’età di pensionamento per tutti, ipotizzata a 67 anni nel 2030 e a 68 anni nel 2035. Questa sì che sarebbe una misura che penalizzerebbe noi giovani! Infatti vivremmo nell’assurdità di vedere persone anziane al lavoro e giovani disoccupazione! Altre misure pensate dalle opposizioni liberali (PLR e UDC) vanno nel senso di un lento smantellamento dell’AVS, quindi del patto sociale testé citato e nel rinforzo di una società sempre più individualista e, oserei dire, egoista. Infine vale la pena ricordare che uno dei modelli portati avanti a livello parlamentare da chi non vuole la riforma agisce solo sul secondo pilastro con un aumento dei contributi che inciderebbe molte anche sulle tasche di noi giovani. Un chiaro indirizzo privatistico che penalizzerebbe giovani e redditi medio-bassi, in particolar modo coloro che hanno lavori precari, che non potrebbero permettersi una previdenza privata.

Il 24 settembre dobbiamo garantire le rendite nell’interesse degli attuali pensionati, dei nostri genitori, ma anche di noi giovani: 2 SÌ alla riforma delle pensioni!

Fabrizio Sirica, vicepresidente PS ed esponente GISO

Redazione | 13 set 2017 15:43

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