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Giorgio Cheda - La civica come etica della responsabilità

Più di mezzo secolo fa, quando il mondo era minacciato da una guerra nucleare, l’establishment patriottico voleva dotare il nostro paese dell’arma atomica. Rinunciarvi «equivarrebbe per la Svizzera a un suicidio», sentenziava nel luglio 1958 la Rivista militare della Svizzera Italiana a pagina 158.

Pochi anni dopo, in piena guerra fredda, la burocrazia scolastica aveva fatto verificare dall’esperto di storia e civica il mio insegnamento in quarta ginnasio perché, oltre alla Costituzione federale, utilizzavo anche la Pacem in terris di papa Giovanni XXIII per educare i futuri cittadini alle responsabilità politiche.

Oggi mi sento onorato di essere recidivo invitando i docenti di tutte le discipline a valersi, per lo stesso scopo, anche della Laudato si’ di papa Francesco sulla cura della casa comune.

Mentre fra i promotori dell'ora di civica nella Repubblica dell'iperbole vi sono ancora molti negazionisti dei cambiamenti climatici, l’enciclica di gran lunga più innovatrice di tutti i tempi lancia un segnale ben diverso. Un messaggio papale ispirato al Cantico delle creature di San Francesco, il ricco Poverello a cui, qualche anno fa, il municipio di Locarno voleva perfino cambiare il nome della piazza.

La civica, cioè la conoscenza del diritto costituzionale, presuppone anzitutto la fiducia nella classe dirigente. È essenzialmente amore per la cosa pubblica, partecipazione attiva al bene comune, consapevolezza di quel che occorre fare, con chi coltiva ideali e progetti diversi dai nostri, per migliorare la qualità della vita di tutti. Oggi anche l’asino di Sancho Panza e i suoi simili a due gambe dovrebbero sapere che la formazione del cittadino non può ridursi a un prontuario di ricette la cui conoscenza deve essere valutata con una nota. La civica è inseparabile dall’etica della responsabilità e dalla sfida ecologica.

Non ha senso separare la civica dalle altre discipline; deve essere invece integrata in tutte le materie. Si può e si deve fare civica anche leggendo un brano letterario, a lezione di scienze, durante la ricreazione o la passeggiata scolastica. Nella scuola deve essere sempre presente, non relegata a due ore al mese.

Gli ambienti politici che oggi vogliono snaturare l’educazione alla cittadinanza separandola artificialmente dalle altre discipline sono gli stessi che 60 anni fa volevano le bombe atomiche per evitare il «suicidio della Svizzera» e più tardi, con la stessa motivazione, hanno difeso ad oltranza il segreto bancario, favorendo l'evasione fiscale e rischiando di isolare il nostro paese dalla comunità internazionale.

È stato solo grazie alla lungimiranza di cittadini educati alla civica come etica della responsabilità che il nostro paese ha evitato il suicidio diplomatico ed economico. Come la storia ha dimostrato, nonostante la cooperazione fiscale internazionale e la rinuncia alle armi atomiche, siamo – e vogliamo ancora restare - svizzeri.

Giorgio Cheda, storico 

Redazione | 6 set 2017 15:28

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