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Paolo Camillo Minotti - Il 21 maggio non comperiamo una scatola ad occhi chiusi…

Ormai mancano pochi giorni al voto e i cittadini qualche riflessione se la saranno già fatta e magari qualcuno esita perché non è convinto al 100 percento né dalla propaganda imbonitoria del Sì né da quella del No che può sembrare un pochettino esagerata. Quindi cominciamo con il dire che, in caso di dubbio, è meglio votare No. Votando Sì si arrischia infatti di avallare una burocratizzazione e una fiscalizzazione molto pesante della politica energetica per molti anni a venire e sarà poi difficile tornare indietro; certo capiterà ancora di votare nei prossimi anni su qualche misura puntuale (per es. su qualche ennesima tassa ecologica) e si potrà tirare il freno votando No allora; però con la decisione del 21 maggio avremo dato l’indirizzo di fondo, che difficilmente potrà poi essere revocato a medio termine.

Per contro, un eventuale No popolare il 21 maggio non significherebbe in nessun modo non fare più niente in questo campo, ma vorrà dire semplicemente che si ridiscuterà la strategia, rivedendo alcuni obbiettivi e abbandonando le misure più controverse della proposta. Il 21 maggio occorre cioé valutare pragmaticamente se la proposta concreta di «Strategia energetica 2050» sottopostaci dall’autorità federale sia sensata ed accettabile, oppure no; non si tratta quindi di votare fideisticamente Sì o No in base al sussistere o meno di una vaga fede ecologista!

Vi sono delle misure previste nella proposta in votazione, che vanno nella giusta direzione e raccolgono un ampio consenso, e che quindi potrebbero senza problemi essere ripresentate anche in caso di rifiuto popolare, magari rivedendone parzialmente le modalità.

Pensiamo qui in primo luogo alla politica di incoraggiamento dei risanamenti energetici degli stabili con la connessa implementazione di vettori energetici sostitutivi o complementari al gasolio (termopompe, solare termico, truciolato di legna, ecc.), che è già praticata da alcuni anni, ma che è giusto rendere più incisiva; se poniamo mente all’attuale vistosa dipendenza dall’estero (in specie dal Medio Oriente) per i rifornimenti petroliferi, non v’è chi non veda che una riflessione strategica elementare dovrebbe mirare a ridurre sensibilmente tale dipendenza che ci rende ricattabili; ciò facendo si ridurrebbe contemporaneamente anche l’inquinamento atmosferico. Naturalmente andrebbero calibrate meglio le ripercussioni fiscali di queste misure, affinché non vi siano conseguenze troppo pesanti per i cittadini e per le piccole e medie aziende (per parlare fuor di metafora: sussidi o sgravi fiscali ai proprietari che fanno tali interventi ci stanno bene, ma gli stessi non devono essere finanziati tramite aumenti micidiali delle tariffe dell’elettricità o del gasolio da riscaldamento).

Una seconda misura da salvare nel pacchetto votato dalle Camere è senz’altro il temporaneo sussidiamento (per 6 anni) dei grandi impianti idro-elettrici svizzeri per permettere loro di superare le note difficoltà economiche del momento; qui non è in gioco solo la solita rivendicazione delle regioni di montagna di avere più soldi da Berna, ma c’è in ballo la sopravvivenza stessa dei grandi produttori svizzeri di elettricità. Non crediamo che ci siano molti deputati alle Camere che siano così disfattisti da volere la rovina del nostro settore idroelettrico, per asservirci ai potentati europei come EdF e compagnia bella….o almeno lo speriamo! Quindi, anche in caso di rigetto il 21 maggio della Strategia 2050, dovrebbe esserci una confortevole maggioranza nel Parlamento federale per questa misura d’emergenza a favore di un settore fondamentale per la nostra economia e il nostro approvvigionamento di elettricità! Su questa misura vorremmo però fare più avanti qualche riflessione, per mettere in luce perchè si è arrivati a questa situazione!

Un altro campo a prima vista incontestato della Strategia energetica 2050 parrebbe essere l’incoraggiamento della ricerca sulle varie tecnologie energetiche, mirando al perfezionamento dell’efficienza delle stesse (Ciò, a dire il vero, vale però solo per le energie rinnovabili, perché i fautori della proposta in votazione - mettendo al bando l’energia nucleare – la escludono sostanzialmente pure dal novero di quelle energie su cui investire a fini di ricerca. È sì vero che le Camere su iniziativa di alcuni consiglieri agli Stati in specie PPD, avevano di principio escluso esplicitamente un «divieto di ricerca», ma di fatto non si farà più ricerca tecnologica applicata in questo campo, per il semplice fatto che i flussi di sussidi e gli incoraggiamenti andranno prevalentemente nelle energie rinnovabili…..e inoltre, chiudendo le attuali centrali, non vi sarebbe realisticamente più nemmeno lo stimolo per metterne a punto di più avanzate tecnologicamente).

Detto di quanto è in linea di principio sostenibile nella proposta, passiamo ora in rassegna quali sono invece i suoi aspetti deleteri, ovvero gli obbiettivi da correggere e gli errori e le assurdità più evidenti della Strategia energetica 2050:

1) È sbagliato decidere oggi l’abbandono del nucleare!
Non bisogna mettere il carro davanti ai buoi: nessuno può sapere quale sarà la situazione dell’approvvigionamento energetico nel 2035 o nel 2050. Proseguiamo pure con l’incoraggiamento del risparmio energetico e delle energie rinnovabili, con ragionevolezza e senza farne un totem, ma non ipotechiamo il futuro con scelte draconiane che – a seconda dell’evoluzione negli altri Paesi europei – potrebbero anche mettere in ginocchio il nostro Paese e la sua economia, facendoci «gustare» l’esperienza di black-out nella fornitura di elettricità e mettendo la Svizzera alla merce’ dei Paesi vicini! D’altra parte occorre dire chiaramente che non ci sono motivi razionali per un abbandono totale e affrettato del nucleare. Ricordiamoci come è nata la «svolta energetica» di Angela Merkel (e, a ruota, quella di Doris Leuthard): un giorno della primavera 2011 ci fu un maremoto nell’Oceano Pacifico di fronte alle coste nipponiche; l’onda colpì e danneggiò considerevolmente la centrale atomica di Fukushima, che era sempre funzionata perfettamente e che aveva un solo difetto: quello di essere stata costruita a distanza insufficiente dal mare; errore notevole per un Paese come il Giappone, un arcipelago di isole che conosce da tempi immemorabili la realtà dei maremoti.

Dopo qualche tempo di indecisione il Giappone decise tuttavia di non abbandonare il nucleare civile; la decisione di uscire dal nucleare fu presa invece – a decine di migliaia di Km di distanza – dalla Cancelliera tedesca, a scopi essenzialmente elettoralistici. Angela Merkel voleva «tagliare l’erba sotto ai piedi» ai Verdi e, adottando la loro politica antinucleare, risparmiarsi una campagna elettorale combattuta sul tema, che in Germania era molto controverso. Stessa cosa ha fatto la signora Leuthard da noi: senza l’annuncio di abbandono del nucleare probabilmente il PPD avrebbe perso qualche seggio in più (ne perse comunque qualcheduno) nelle elezioni dell’ottobre 2011. Questo è parso un motivo sufficiente alla nostra ministra (che per la sua politica pro-nucleare era soprannominata addirittura «Atom- Doris»: non dimentichiamo che la Leuthard è argoviese, Cantone che ospita la maggior parte delle centrali nucleari svizzere e che ha sempre respinto massicciamente le iniziative anti-atomiche!) per fare una svolta di 180 gradi nei suoi convincimenti. Ricordiamoci di ciò: l’opportunismo non è un fattore che rende credibili le persone e la politica che esse fanno.

2) È irrealistico fissare come obbiettivo una riduzione del consumo di elettricità (-13 %)
Il consumo di elettricità è una risultante che conseguirà a un insieme di altre scelte di politica energetica, di sostituzione di vettori energetici, di efficientizzazione del consumo e di risparmio energetico. Tendenzialmente tutti i mutamenti in atto e previsti nella politica energetica porteranno piuttosto a un aumento del consumo di elettricità (per es. a causa della sostituzione di impianti a gasolio con termopompe, della diffusione di auto elettriche, ecc.), senza contare altre variabili decisive come l’aumento della popolazione residente, la crescita economica e lo sviluppo incessante del settore informatico, che faranno parimenti aumentare il consumo elettrico.

L’obbiettivo di riduzione del consumo di elettricità è quindi, allo stadio attuale delle conoscenze, realisticamente inattuabile, se non si vuole programmare la penuria cronica di elettricità. Anche solo per avvicinarci a un tale obbiettivo sarebbero necessarie delle misure dirigistiche draconiane, che intaccherebbero in profondità il carattere liberale della nostra società. Questo è uno dei motivi che sconsiglia un abbandono del nucleare a medio termine.

3) L’errore di fondo dei fautori: credere possibile l’uscita sia dal nucleare che dalle energie fossili!
Si tratta di un errore concettuale di base nell’approccio al problema: in pratica si scambiano i propri desideri per la realtà, quello che i tedeschi chiamano «Wunschdenken». Si tratta di un obbiettivo immane, impossibile da raggiungere anche in 40 o 50 o più anni! Prima di tutto per il motivo detto al punto precedente: l’esperienza dimostra che l’implementazione del risparmio energetico e delle energie rinnovabili, sia nel settore del riscaldamento degli stabili sia nel trasporto (si pensi al consumo elettrico di nuove reti tramviarie o della nuova trasversale ferroviaria alpina), genera un aumento del consumo di elettricità.

Bisognerebbe quindi ragionevolmente fare una scelta: qual’è l’obbiettivo prioritario? O si preferisce abbandonare progressivamente le fonti fossili (in specie il petrolio), oppure si dà la priorità all’uscita dal nucleare: entrambe le cose contemporaneamente non sono realisticamente fattibili, almeno allo stadio attuale delle conoscenze e delle applicazioni tecnologiche. Va bene credere nel progresso, ma la fede nel progresso non vuol dire fideismo cieco.

Personalmente, se devo scegliere, direi che al momento è meglio mirare a una riduzione progressiva del consumo di gasolio, dando per acquisito che – almeno in una fase transitoria di parecchi decenni – sarà ancora necessario far capo all’energia nucleare da fissione, che peraltro ha il vantaggio di non inquinare l’atmosfera (salvo in casi di incidenti, che finora sono stati però molto rari e non imputabili alla debolezza intrinseca della tecnologia nucleare, bensì ad errori o negligenze collaterali). Inoltre, ridurre la dipendenza dal petrolio è consigliabile per una serie di motivi: oltre a quelli già citati (inquinamento e motivi geo-politici), va detto che il petrolio è un bene prezioso in quanto viene sfruttato dalla nostra società industriale per una vasta gamma di utilizzazioni; considerato inoltre che i giacimenti di petrolio – contrariamente a quelli di carbone, molto più abbondanti - si stima possano esaurirsi entro un secolo o anche meno, e considerato altresì il trend tuttora perdurante di esplosione demografica nei Paesi cosidetti emergenti o in via di sviluppo, appare più che ragionevole tendere prudenzialmente a diminuire la
nostra dipendenza dal petrolio.

Ma attenzione: sarà un percorso lento, che sicuramente non sarà ancora totalmente realizzato nel 2050! Il risanamento del parco degli immobili esistenti è un processo che durerà almeno 50 o 60 anni, e anche la sostituzione completa dei veicoli a motore a scoppio – benché potrà essere più veloce – presuppone comunque la realizzazione di una rete di trasporti pubblici capillari, che non si costruisce in pochi anni; e presuppone come detto la disponibilità regolare di un’energia elettrica di rete in quantità sufficienti, che al momento è garantita dal nucleare.

4) L’importanza fondamentale dell’energia di banda!
Non ci sono solo le bande musicali, le bande di delinquenti, le bande armate eccetera. C’è anche ed è molto importante la cosidetta energia di banda, cioè l’energia elettrica erogata in una rete con regolarità e sempre usufruibile! Essa non è ottenibile con qualsiasi vettore energetico: per esempio non la possono garantire né i pannelli solari fotovoltaici, né le pale eoliche, perché la loro energia non è costante ma (soprattutto nel caso dell’eolico) fortemente aleatoria. Questo significa che eolico e solare, anche se presenti in quantità massicce, non bastano da soli per garantire un rifornimento sicuro e costante della rete, ma devono essere integrati da una energia complementare che garantisca una certa costanza.

Un’energia di banda, appunto. Che può essere prodotta con il nucleare, con il carbone, con il gas naturale, al limite con il gasolio (ma è uno spreco enorme, perciò poco usato). Anche l’energia idro-elettrica si attaglia solo parzialmente a un uso come energia di banda, perchè la sua produzione non è sempre regolare; essa ha però il vantaggio che può essere impiegata in modo abbastanza flessibile per sopperire a momenti di punta nel consumo (in specie tramite i sistemi di ripompaggio); l’energia solare e soprattutto quella eolica non hanno invece nemmeno questo vantaggio, perché il vento soffia quando vuole e non quando gli si comanda.

Il grosso problema dell’elettricità è infatti che non può essere stoccata a piacimento per periodi indeterminati, almeno allo stadio attuale dello sviluppo tecnologico. Non vi sono infatti mega-batterie in grado di stoccare grandi quantità di elettricità in modo affidabile e a costi ragionevoli. La ricerca progredisce anche in questo campo, ma una soluzione soddisfacente a questo problema non c’è ancora. Le batterie sono relativamente efficienti per piccoli impianti individuali o aziendali, ma non ci sono ancora mega-batterie per conservare grandi quantità di corrente per parecchi giorni o settimane, per es. l’energia eolica dei giorni ventosi per utilizzarla nei giorni senza vento, o l’energia solare di giorno per consumarla di notte (o quella estiva per consumarla in inverno).

Una certa complementarietà, fino a un certo punto, può esserci tra idroelettrico e solare (meno scontata quella fra idroelettrico ed eolico, per il carattere irregolare di quest’ultimo). Difficilmente comunque si potrà fare a meno di una vera energia di banda che garantisca una fornitura costante: se si rinunciasse al nucleare, vi sarebbero fondamentalmente solo due alternative: o si dovranno approntare altre centrali termo-elettriche indigene (presumibilmente a gas naturale, ev. anche a truciolato di legna, o con sistema «anfibio») oppure si dovrà importare energia elettrica dall’estero (dalla Germania essenzialmente un mix di carbone/nucleare e, dal 2022 se effettivamente vi sarà la chiusura delle centrali nucleari, solo carbone; dalla Francia invece elettricità nucleare). Molti Verdi e ambientalisti sono contrari però anche all’uso del gas naturale, che pure sarebbe il male minore rispetto per es. a gasolio e carbone. Dove andrà a finire la coerenza e la logica, in tal caso? Forse che l’energia utilizzata diventerà «pulita» solo perché prodotta fuori dal nostro Paese?

5) È una follia devastare il paesaggio con centinaia di «parchi eolici»!
E ciò tantopiù che è risaputo che nel nostro Paese il vento non soffia tanto forte (e soprattutto non in modo regolare) come per esempio sulle rive del Mare del Nord o dell’Atlantico. Come sosteneva il Prof. Hans Christoph Binswanger, economista ed esperto di problemi energetici, ogni Paese dovrebbe sfruttare i propri punti forti nel campo energetico. Per fare degli esempi: il punto forte della Svizzera è l’idroelettrico, quello di certi paesi del Medio Oriente o del Nord-Africa o del Sud-Europa potrebbe essere il solare, per i paesi con coste marine molto ventilate il punto forte può essere invece l’eolico. Inoltre la Svizzera è un piccolo Paese, molto densamente popolato, con un paesaggio molto attrattivo anche turisticamente (catena alpina – Prealpi e Altopiano – catena del Giura), nel quale la costruzione di impianti eolici rappresenterebbe nella maggior parte dei casi una deturpazione e una limitazione incisiva per altre fruizioni del territorio (svago, oasi di natura incontaminata, ecc.).

Non va bene la mentalità gretta di chi pensa che tutto ciò che non è edificabile ed è distante due Km dai nuclei abitati, possa essere tranquillamente sacrificato a ogni tipo di impianto, anche se la resa energetica è risibile e il guadagno di «quattro soldi» non cambia certo la situazione economica dei Comuni o dei Patriziati interessati, che si comportano come il biblico Esaù che svendette per un piatto di lenticchie la sua primogenitura (loro svendono il nostro territorio dal valore immateriale incommensurabile). Inoltre ci si chiede soprattutto, appunto per lo scarso vento nel nostro Paese, se questi impianti sarebbero economicamente sostenibili, se non venissero direttamente o indirettamente (tramite la garanzia d’acquisto a un prezzo di favore politico) sussidiati in modo massiccio. Insomma si tratterebbe di un controsenso economico, di una colossale «Fehlinvestition» come dicono i tedeschi.

6) L’Altipiano dia il suo contributo: il Ticino lo ha già dato!
Per quanto riguarda la regione alpina e il nostro Cantone in particolare, ricordiamoci poi che – in fatto di sacrifici ambientali per la produzione energetica – il Cantone Ticino ha già dato abbastanza con la costruzione degli storici impianti idroelettrici. Il nostro contributo all’approvvigionamento energetico nazionale è stato sufficiente e ne avanza! Non dimentichiamo che, da un punto di vista puramente statistico, il Ticino è largamente in attivo nella produzione di elettricità (ne produciamo annualmente molta di più di quanta ne consumiamo) e lo dovrebbe restare anche nel futuro, pur mettendo in conto un aumento del consumo a causa della sostituzione del gasolio e dell’incremento demografico. Non vogliamo quindi sacrifici supplementari sotto forma di orrendi «parchi» eolici per rifornire di elettricità le città dell’Altipiano! Se i signori rosso-verdi zurighesi, ginevrini e bernesi non vogliono le centrali nucleari, le sostituiscano chez soi con centrali a gas naturale o di altro tipo (o coprano i loro tetti di pannelli fotovoltaici pagandoseli di tasca propria), ma per favore non vengano a scempiare di nuovo il paesaggio alpino sottraendoci le residue aree di svago che sono il «fiore all’occhiello» del nostro territorio.

7) Non è vero che «i soldi resterebbero qui» !
Non è assolutamente vero che – come sostiene la propaganda ingannevole dei fautori - con le energie rigenerabili i soldi rimarrebbero in Svizzera, mentre se passa il No continueremmo a darli agli sceicchi del Golfo e ad altri dittatori per acquistare petrolio, gas e uranio. A parte il fatto che, come già detto, le nuove rinnovabili non ci garantiranno per nulla l’autosufficienza, nemmeno a medio-lungo termine; in ogni caso sicuramente non nel campo dell’elettricità! E a parte anche il fatto che, se non dovessimo intrattenere commercio con i Paesi retti da dittature e satrapie varie, potremmo tanto decretare di interrompere immediatamente le relazioni con la maggior parte dei Paesi del mondo.

Ma, a parte questo, va detto soprattutto che i principali produttori di impianti eolici, sono ditte germaniche; le ditte locali al massimo costruiscono i piedistalli in cemento armato per sorreggere queste orrende brutture, o tutt’al più faranno (se va bene) i lavori di manutenzione e di monitoraggio degli impianti. Per quanto riguarda i pannelli fotovoltaici, in gran parte sono fabbricati in Cina; quindi il loro massiccio sussidiamento è un forte aiuto, più che alla svolta energetica, ….all’economia cinese.

Tra l’altro è recente il fallimento del grande produttore germanico di pannelli solari, Frank Asbeck (soprannominato «Sonnenkönig»), che dopo aver profittato per anni dei sussidi al solare dello Stato tedesco ha dovuto ugualmente alla fine soccombere alla spietata concorrenza sui prezzi da parte dei cinesi, nonostante il fatto che qualche anno fa egli era riuscito a convincere l’UE a mettere dei dazi all’importazione sui pannelli provenienti dalla Cina; ma ciò non è bastato a salvarlo.

Le ditte locali faranno esclusivamente il lavoro di istallazione e manutenzione degli impianti, né più né meno quindi di quanto avviene nell’industria del gasolio o della benzina, dove gli importatori e i rivenditori locali di prodotti petroliferi «ci fanno su dei bei guadagni» dando però lavoro anche a molte persone qui residenti. Anzi, se volessimo fare un confronto serio e approfondito fra i due settori, penso che non ci siano dubbi che ben difficilmente quello delle energie rinnovabili arriverà mai a creare tanti posti di lavoro e tanto indotto come produsse storicamente il settore petrolifero e rami affini (compreso quello dei venditori di automobili e delle officine di riparazione). Lo dico per scrupolo di oggettività; non sono affatto un «fan» dell’automobile né tantomeno degli sceicchi del Golfo.

Però i fatti vanno descritti come sono, non vanno alterati magnificando i propri amici e demonizzando gli avversari (in questo caso: i gestori delle odiate «energie sporche»). Per esempio, tanto per dirne una, va detto che il settore petrolifero versa fior di soldi all’erario pubblico dei nostri Paesi sotto forma di tasse e sovrattasse (sul prezzo totale della benzina e del Diesel la parte incamerata dal fisco del nostro Paese è ben superiore a quella versata ai Paesi produttori e anche a quella – pur non disprezzabile – che va alle grandi compagnie intermediarie e agli importatori), mentre che il settore del fotovoltaico finora semmai ha solo percepito sussidi ma non ha certo versato tante tasse all’erario!

A tal punto che c’è da chiedersi come farà la Confederazione a far quadrare i suoi conti quando, a furia di tasse sulle energie sporche di qui e incentivi alle energie pulite di là, essa sarà riuscita a ridurre massicciamente il consumo di gasolio e (per chi crede alle favole) persino quello dell’elettricità. A quel punto, chi foraggerà i conti della Confederazione? Ma forse a questa domanda possiamo lasciare che siano i nostri figli a rispondere….A ogni generazione la sua pena!

Una noterella va fatta anche sull’uranio: il costo dell’uranio è trascurabile in rapporto al costo di costruzione e gestione delle centrali nucleari, tanto che un giornalista francoafricano in un recente dibattito in occasione delle elezioni presidenziali francesi chiese al candidato di sinistra Mélenchon se non ritenesse che la Francia dovesse cominciare a pagare un «prezzo equo» al Niger, principale fornitore dell’uranio utilizzato nelle centrali nucleari francesi…Mélanchon gli rispose in modo un po’ sbrigativo ed elusivo, dicendo che per lui l’essenziale era di ridurre la dipendenza dal nucleare puntando sulle energie rinnovabili. Il giornalista franco-nigeriano ci restò un po’ male…..Questo tanto per dire che l’uranio non proviene solo da Paesi dittatoriali o da satrapie islamiche come l’Azerbajgian, ma anche da Paesi più innocui come il Niger che forse potrebbero anzi trarre vantaggio maggiormente dalla vendita di qualche loro pregiata materia prima! Con questo non voglio certo dire che il Niger sia un Paese democratico modello, questo sarebbe pretendere troppo, però insomma non è peggio (e forse anzi un po’ meglio) gestito di tanti altri Paesi africani.

8) Gli effetti devastanti dei sussidi al rinnovabile (e il paradosso di chi li vuole ancora incrementare)
Dicevamo all’inizio che è giusto aiutare temporaneamente il settore idroelettrico a superare le note difficoltà di mercato, e che ciò sarà possibile e doveroso anche se il 21 maggio venisse respinta la strategia energetica 2050. Tuttavia non ci è piaciuta affatto la propaganda martellante di alcuni politici ticinesi nelle ultime settimane mirante a fare votare Sì per sostenere questo provvido aiuto al settore idroelettrico (pure) ticinese. Anzi ci urta profondamente e riteniamo disdicevole che si chiami a votare un mega-pacchetto federale di politica energetica, che avrà conseguenze di ben altra portata su tutta l’economia nazionale e sul borsellino di ogni economia domestica, solo con l’argomento che qualcuno ne profitterà anche nel nostro Cantone….

Oltrettutto, non un politico (neanche fra chi si fregia della qualifica di «liberale») che abbia avuto il coraggio e la lucidità di spiegare bene ai cittadini perché ci troviamo ora costretti a sussidiare il settore idroelettrico svizzero, che un tempo era definito il nostro «oro blu» e fonte di rendita e non già di perdite! il motivo è semplice: il mercato elettrico europeo è stato talmente sommerso da un’offerta dopata (l’eolico germanico massicciamente sussidiato dalla sciagurata Cancelliera Angela Merkel e che quindi – essendo pagato dal contribuente teutonico – è messo in vendita quasi gratis!), che anche i prezzi dell’elettricità idrica svizzera pur tradizionalmente molto concorrenziali sono diventati troppo cari e hanno dovuto essere abbassati sottocosto. Quindi: questo sussidiamento per 6 anni del settore idroelettrico, se da un lato come detto è una misura transitoria imprescindibile in questo momento di convulsioni sul mercato elettrico europeo, d’altra lato è anche una dimostrazione da manuale degli effetti perversi che possono essere indotti dagli interventi scriteriati dello Stato, con sussidiamenti che falsano il libero gioco della domanda e dell’offerta.

Orbene, uno degli aspetti paradossali della «Strategia energetica 2050» sta nel fatto che essa ci viene a proporre grossomodo gli stessi tipi di incentivi massicci alle energie rinnovabili che sono stati applicati in grande stile in Germania e che hanno provocato gli effetti sopra descritti! È un po’ come se i pompieri, chiamati in caso di inondazione per portare in salvo chi rischia di annegare, andassero in giro invece a vuotare cisterne d’acqua sopra quella già esondata da fiumi e da laghi….Oppure è come se, una volta fatta la constatazione che una determinata sostanza in un dato prodotto abbia provocato effetti nocivi sulla salute umana o animale, si decidesse – anziché sopprimerla dal prodotto - di aumentarne la dose ivi presente…...

Quindi, tanto per essere ancora più chiari: il sussidiamento dell’idroelettrico è come una misura di guerra. In guerra, di fronte al pericolo nemico, ogni atto che sarebbe ritenuto un’assurdità in condizioni normali, diventa giustificabile. In Francia nel 1916-’17 per impedire che Verdun cadesse in mano germanica, lo stato maggiore francese non poneva limiti al numero di cittadini mandati allo sbaraglio per evitare lo sfondamento nemico.

Quantunque, ragionando lucidamente, la Francia aveva fatto una sciocchezza a lasciarsi trascinare in un simile macello continentale per difendere la Serbia e provocare la caduta dell’Impero ottomano, una volta che la guerra fu in corso e il nemico minacciava Parigi, non c’era più tempo di pensare ad altro che a resistere e a vincere ad ogni costo. Così, mutatis mutandis, ci troviamo noi vis-à-vis alla politica energetica della Cancelliera dal deretano imponente!

Il settore idroelettrico ha per la Svizzera un’importanza strategica a lungo termine; non possiamo assolutamente permettere che questo capitale nazionale venga distrutto o svenduto a prezzi stracciati, solo perché – a seguito di una politica tedesca scriteriata di sussidiamento di energie ineconomiche – pure l’idroelettrico per sopravvivere deve vendere transitoriamente sottocosto! Però, «se non siamo mica scemi» il 21 maggio votiamo No. E speriamo in bene e teniamo duro. Non è detto che non sia la Germania che dovrà rivedere la sua assurda politica energetica, prima che anche la Svizzera cada nello stesso errore di seguirne l’esempio !

Paolo Camillo Minotti, già granconsigliere UDC

Redazione | 19 mag 2017 09:55

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