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Giovanni Merlini - Costi della salute e falsi incentivi

La qualità delle cure non cessa di migliorare, lo sviluppo tecnologico fa passi da gigante e la speranza di vita in Svizzera è ai vertici su scala mondiale. Tradotto in premi assicurativi, il costo di questi progressi si fa però proibitivo. Certe cifre, poi, non trovano alcuna logica giustificazione e richiedono un ripensamento in sede politica, soprattutto in relazione agli incentivi finanziari.

Mister Prezzi, nella sua annuale conferenza stampa, ha puntato ancora una volta il dito contro i vari attori del sistema sanitario. Lo ha fatto elencando oltre cinquanta situazioni in cui certi incentivi assurdi inducono medici, ospedali, settore farmaceutico e via dicendo ad incrementare inesorabilmente la spesa sanitaria. Secondo i dati dell’OCSE, gli interventi chirurgici ambulatoriali in Germania raggiungono il 30%, in Olanda il 50% e negli USA addirittura il 60%. Da noi invece appena il 20%. Ciò significa che, in Svizzera, nell’80% dei casi il paziente trascorre almeno una notte in ospedale, con le relative conseguenze finanziarie. Ad esempio, un’operazione al menisco in ambito ambulatoriale costa 2'400.- franchi, in un contesto stazionario 3’700.- franchi.

Secondo recenti studi, se in Svizzera si riuscisse a trattare i pazienti ambulatorialmente sempre laddove possibile, il risparmio annuale ammonterebbe a qualcosa come circa mezzo miliardo di franchi. Anche se consideriamo le assicurazioni complementari, la fondatezza di alcune decisioni, spesso giustificate in quanto “nell’interesse del paziente”, inizia a vacillare. Altrimenti non si spiegherebbe come mai, secondo i dati presentati dal Direttore della sanità del Canton Zurigo, i pazienti con un’assicurazione complementare trattati al pronto soccorso sono il 24%, all’entrata in ospedale il 38%, mentre nel settore stazionario addirittura il 44%. Questa netta prevalenza delle cure stazionarie mostra bene, se ancora ce ne fosse bisogno, quale sia la principale controindicazione del nostro modello duale di finanziamento delle prestazioni: gli assicuratori malattia non hanno alcun incentivo a promuovere i trattamenti in ambito ambulatoriale, i cui costi sono a loro carico esclusivo.

Inevitabile quindi il continuo aumento degli interventi stazionari, il cui onere finanziario è invece ripartito tra Cantone (55%) e assicuratori (45%). Il passaggio ad un modello di finanziamento uniforme delle cure, poco importa se somministrate in ambito stazionario o ambulatoriale, ci farebbe fare un bel passo in avanti, ma finora a Berna non si è riusciti a trovare un consenso sufficiente. Non da ultimo, c’è l’annoso tema dei medicamenti che costituiscono il 20% dei premi pagati dai cittadini-assicurati. Le differenze di prezzo rispetto all’estero sono indifendibili, soprattutto per quello che riguarda i generici che arrivano a costare fino a 20 volte tanto. Neppure l’esigenza di proteggere la nostra ricerca farmaceutica giustifica una simile situazione.

Dunque, un certo margine di manovra per intervenire ci sarebbe. Ma i veti incrociati dei vari interessi in gioco si riflette nelle immani difficoltà con cui la politica si ritrova a fare i conti ogni volta che tenta di correggere le distorsioni del sistema, come ad esempio i falsi incentivi. Una riforma del sistema creerebbe anche dei “perdenti”, nel senso che alcuni attori della sanità sarebbero chiamati a ridimensionare le loro pretese, risp. le loro prestazioni. Ma non esistono alternative, se non il crollo dell’intero sistema. E allora a perderci sarebbero tutti, compresi gli assicurati, che malgrado tutto oggi hanno accesso a cure di ottima qualità, indipendentemente dal loro stato sociale, dalla loro età e dalle loro condizioni di salute.

Giovanni Merlini, consigliere nazionale PLR

 

Redazione | 20 mar 2017 05:44

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