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Pier Mellini - Centralizzazione delle cucine: un grave errore

Prossimamente il Consiglio Comunale di Locarno sarà chiamato ad esprimersi sul Messaggio Municipale che prevede la centralizzazione delle cucine nella scuola dell’infanzia.

Un Messaggio che va a toccare un settore estremamente sensibile, la scuola dell’Infanzia, e che quindi avrebbe necessitato un coinvolgimento delle parti interessate: il corpo insegnante e il Comitato dell’Assemblea dei genitori in primis, ciò che invece non è stato fatto. Il Messaggio è stato calato dall’alto, suscitando parecchie perplessità da parte degli operatori educativi e del Comitato dell’Assemblea dei genitori, che si sono rivolte al Municipio con due scritti, che non hanno ricevuto seguito.

Inoltre, a partire dall’anno scolastico 2015/2016, il Municipio ha rinunciato ai menu proposti dall’Ufficio delle mense cantonali tramite la responsabile signora Lischetti e attualmente in vigore in tutte le altri sedi del Cantone, delegando l’adeguamento dei menu a una persona esterna, con la conseguenza di aver perso il marchio di qualità Fourchette Verte.

La qualità dei pasti, come riconosciuto dal Messaggio, è buona in tutte le sedi, e quindi mal si comprende perché si voglia intervenire modificare lo statu quo; stesso discorso per la razionalizzazione dei costi che può essere raggiunto ritornando ai menu cantonali, eventualmente con alcune semplificazioni, così come fatto dalla città di Lugano.

Nel Messaggio, poi, non si fa accenno alcuno alla tematica delle mense per la scuola elementare attualmente esternalizzate; il potenziamento della cucina della sede di scuola dell’infanzia dei Saleggi dovrebbe servire non tanto a sostituire le cucine decentralizzate, quanto a preparare i pasti anche per gli allievi di questo ordine di scuola.

Purtroppo questa riforma non tiene in considerazione gli aspetti più legati all’attività didattica e pedagogica ben definita dall’art. 37 della Legge sulla scuola dell’infanzia e della scuola elementare che prevede esplicitamente come “la refezione nella scuola dell’Infanzia è parte integrante dell’attività educativa e la docente ne è responsabile” e quindi, a maggior ragione, le docenti dovevano essere interpellate prima dell’uscita del Messaggio in questione!

Parlando di qualità dei cibi serviti bisogna considerare come il cibo delle cucine interne è cucinato al momento e quindi giunge sul piatto dei bambini “à la minute”, ciò che non è il caso dei pasti provenienti da una cucina centralizzata, che iniziano ad essere preparati molto tempo prima per poi essere trasportati, subendo delle modifiche legate alla temperatura e al grado di cottura.
Inoltre le cuoche delle singole sedi conoscono perfettamente i gusti e le problematiche degli allievi, per cui gli sprechi sarebbero assai contenuti, contrariamente a una cucina centralizzata dove le grammature sarebbero in ogni caso standardizzate.

Altra considerazione che deve essere tenuta ben presente è l’importanza educativa e affettiva del momento del pasto: stiamo parlando di bambini di 3-4-anni che si trovano a dover mangiare lontano dalla propria mamma e dalle proprie abitudini. Ecco perché questo momento, come riconosciuto anche dai nuovi piani di studio Harmos, deve essere piacevole e caratterizzato da pietanze variate, invitanti per colorazione e profumo nel rispetto dei valori nutritivi e del concetto di mangiar sano.

Con la centralizzazione delle cucine tutte queste peculiarità andrebbero perse e ciò sarebbe del tutto inaccettabile.

Il buon senso dovrebbe portare il Municipio a ritirare il Messaggio e ridiscuterlo con le parti in causa e, se ciò non fosse il caso, dovrebbe essere il Consiglio Comunale ad intervenire dimostrando sensibilità verso coloro i quali nella scuola dell’infanzia ci lavorano tutti i giorni e che in questo caso non sono stati tenuti in considerazione.

Pier Mellini, docente SE e Consigliere comunale PS

Redazione | 18 gen 2017 17:54

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