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Graziano Pestoni - Riforma fiscale delle imprese: una trappola

La storia si ripete!

La riduzione dell'imposizione fiscale per le grandi imprese e per i detentori di sostanze e redditi elevati è una componente della politica neo-liberale in atto nell'Unione europea sin dagli anni Ottanta. Da noi, in Svizzera e in Ticino, questa politica si è manifestata dapprima sotto forma di misure di risparmio sulle prestazioni sociali e sulla funzione pubblica. Successivamente, a decorrere dagli anni Novanta, in Ticino, sotto la spinta di Marina Masoni, eletta in Consiglio di Stato nel 1995, sono state promosse molte riforme della legge tributaria. Ci sono state cinque iniziative popolari, per la maggior parte respinte, salvo quella sulla soppressione delle tasse di successione. Un regalo gigantesco ai detentori di grandi patrimoni. Ci furono quattro pacchetti fiscali confezionati dal Governo sulla riduzione delle aliquote sul capitale delle aziende, la diminuzione dell'imposta sugli utili, la riduzione delle aliquote per le persone fisiche. Esse hanno comportato importanti riduzioni delle entrate fiscali del Cantone e dei Comuni. Ad esempio, gli sgravi decisi dal 1997 al 2005 hanno comportato una minore entrata annua per il Cantone di 207 milioni di franchi. Per avere un'idea di questo importo, va precisato che il disavanzo del Cantone in quegli anni di aggirava sui 150/200 milioni di franchi, ciò significa che se il cantone non avesse condotto una politica delle casse vuote, non ci sarebbero stati problemi finanziari.

Una trappola

Anche allora, come oggi, le modifiche della legge tributaria furono presentate come uno strumento atto a migliorare la situazione economica e il livello occupazionale. Ad esempio, in un messaggio del Consiglio di Stato del 1998 si poteva leggere: “le modifiche proseguono l'obiettivo di contribuire al sostegno della crescita economica, aumentando il capitale a disposizione delle aziende e salvaguardando il reddito a disposizione delle economie domestiche”. Come tutti, purtroppo, hanno potuto constatare questi sgravi non hanno migliorato in nessun modo, né il tessuto economico, né l'occupazione e tanto-meno i livelli salariali nel nostro Cantone. Anzi, complice successivamente una libera circolazione delle persone senza regole, il mondo del lavoro si è ulteriormente degradato: disoccupazione, sotto-occupazione, precariato, dumping salariale sono caratteristiche odierne ampiamente diffuse. A farne le spese sono i giovani alla ricerca di un primo impiego e i lavoratori anziani, vittime di ristrutturazioni, alla vana ricerca di una nuova occupazione.

La riforma dell’imposizione delle imprese (RII III) è la continuazione di questa politica. La prima grande riforma risale al 1997. In quell'occasione fu ridotta l'imposizione per la società holding. La seconda (RII II) ha ridotto le tasse per gli azionisti. Secondo il Consiglio federale avrebbe dovuto comportare una diminuzione delle entrate della Confederazione solo di qualche decina di milioni. In realtà la fattura finale fu di 7 (sette) miliardi di franchi! L'informazione errata fornita dal Consiglio federale fu sanzionata dal Tribunale federale : “l'informazione data prima della votazione non ha permesso all'elettore di farsi un'opinione corretta“, scrisse il nostro massimo tribunale. Tuttavia, contrariamente a qualsiasi logica e alle aspettative, il Tribunale federale non impose la ripetizione della votazione e il pacchetto fiscale entrò in vigore. Ora, il testo in votazione il 12 febbraio 2017, secondo il Consiglio federale, è mirato a sopprimere privilegi fiscali per le multinazionali, contestati fortemente da altri Stati. In realtà, questa è solo una faccia della medaglia. Infatti, la RII III non si limita a sopprimere norme antiquate e ingiuste, ma introduce altri privilegi, in particolare riduce nuovamente l'imposizione delle imprese. Anche questa volta, non si conosce con precisione l'impatto finanziario di questa riforma, perché il Consiglio federale non ha fornito cifre sulle perdite fiscali per i cantoni e i comuni. Gli esperti valutano comunque la riduzione delle entrate ad almeno tre miliardi di franchi.

Non aiuterà le famiglie

Quali saranno quindi le conseguenze se la Riforma III fosse accolta? Confederazione, cantoni e comuni dovranno fare i conti con entrate meno importanti. Le molteplici prese di posizione di molte città dimostrano la preoccupazione in quanto, se la riforma fosse approvata, dovranno ridurre le uscite e a farne le spese saranno, come sempre, le prestazioni sociali, gli interventi intesi a creare occupazione, i servizi pubblici, la scuola, la salute i trasporti pubblici. Il Consiglio di Stato, a maggioranza, ha deciso di sostenere la RII III. Paolo Beltraminelli ha affermato che con la riforma III “aiuteremo le famiglie” in quanto verranno stanziati 20 milioni per la socialità. Si tratta di un'affermazione poco credibile e comunque contraddittoria. Basti pensare che lo scorso mese di dicembre lo stesso Governo propose tagli sulla giustizia, sui servizi di aiuto domiciliare e sulle prestazioni sociali per le famiglie maggiormente in difficoltà, obbligando il sindacato e le forze progressiste a lanciare tre referendum popolari sui quali si voterà contemporaneamente alla RII III il prossimo 12 febbraio.

In conclusione, per difendere le famiglie e tutta la popolazione bisogna affossare la Riforma III. Con le casse vuote non ci può essere né socialità, né sostegno all'occupazione e nemmeno servizi pubblici efficienti.

 

Graziano Pestoni, presidente USS - Ticino e Moesa

Redazione | 17 gen 2017 09:51

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