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Piero Marchesi - La cittadinanza svizzera non si acquista come il pane

Annualmente in Svizzera il saldo migratorio porta a un incremento medio della popolazione residente di circa 75'000 unità. Una nuova grande Lugano ogni 12 mesi, 365 giorni. Ogni anno sono 40'000 i cittadini stranieri che acquisiscono la cittadinanza svizzera seguendo la normale prassi, che già oggi concede agevolazioni alle persone nate e cresciute in Svizzera. Negli ultimi 30 anni ben 900'000 stranieri sono divenuti cittadini svizzeri. Nel 2014 l’ufficio federale di statistica registrava circa 338'000 musulmani residenti nel Paese con età superiore ai 15 anni, quasi 500'000 in totale. Ben il 35% di essi è in possesso di un passaporto rossocrociato.

Questa evoluzione esagerata dovrebbe essere un campanello d’allarme anche per chi vede nelle naturalizzazioni di massa la soluzione per l’integrazione. Ai giorni nostri ricevere la cittadinanza svizzera non è poi tanto complicato. Basta seguire la prassi ordinaria, o la via agevolata per chi è nato, cresciuto e ha frequentato le scuole in Svizzera, dimostrare di essere integrato e l’ottenimento del passaporto è cosa fatta. Già la prassi attuale è per certi versi troppo scontata, dove con le varie revisioni della legge, si è trasformata in semplice atto formale. Capita non poche volte di leggere sui quotidiani che il tal Consiglio comunale decide di negare la cittadinanza a un richiedente straniero per motivi di mancata integrazione o per condanne, per poi veder smentita la decisione da qualche tribunale perché le valutazioni extra – amministrativa non è più concessa.

Oggettivamente non ci sarebbero dunque motivi affinché vi sia un ulteriore snellimento delle pratiche, eppure no. La sinistra, che è ben conosciuta per dare scarsa importanza ai criteri per l’ottenimento della cittadinanza svizzera purché si naturalizzi in modo quasi smisurato, lancia questo affondo atto a smantellare ulteriormente i più basilari requisiti, che permettono di differenziare la procedura per l’ottenimento del passaporto svizzero dall’acquisto del pane al negozio di paese. No, io lo dico chiaramente. Ritengo l’ottenimento della cittadinanza svizzera un atto profondamente importante, non relegabile a semplice formalità, come invece vorrebbe la sinistra, con il solito tacito consenso dei partiti di centro.

Anche a fronte delle minacce di islamizzazione dell’Europa e del nostro Paese, che per la cronaca non sono così remote, è utile e intelligente fare in modo che si possa valutare chi veramente merita di essere definito svizzero a tutti gli effetti. Cosi facendo non escluderemmo completamente queste minacce, ma almeno limiteremmo al minimo che si possano verificare per volere di neo cittadini svizzeri. Sempre che non si ritenga che il passaporto elvetico sia un pezzo di carta insignificante e obsoleto.

Piero Marchesi
Presidente UDC Ticino

Redazione | 16 gen 2017 10:08

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