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Vincenzo Lofaro - No al regalo della naturalizzazione agevolata

Personalmente, non sono contrario all’agevolazione per le future richieste di naturalizzazione da parte degli stranieri di terza generazione, ma non sono d’accordo su come essa potrebbere essere messa in atto.

Il mio caso può essere forse esemplare per comprendere come mai non trovo del tutto pacifica la votazione popolare che presto ci chiamerà alle urne. Sono nato da genitori italiani, emigrati in Svizzera ben prima che io nascessi. Ho quindi svolto il mio percorso scolastico e formativo nella mia terra nativa e all’età di 22 anni ho chiesto la naturalizzione per dei motivi che sentivo profondamente miei, per una mia scelta personale di adattare il mio documento con quella che allora potevo davvero e fino in fondo percepire come la mia identità nazionale. È stato dunque il sentimento di patriottismo insito in me che mi ha spinto a desiderare l’ottenimento della naturalizzazione svizzera: una scelta di cuore, non di convenienza. Mi sentivo all’epoca e mi sento tutt’oggi, ancora più che allora, un cittadino svizzero. Ottenere la nazionalità svizzera mi ha permesso di diventare un quadro superiore dell’esercito, ruolo del quale sono fiero. Sono inoltre attivo socialmente, dedicando il mio tempo alla politica del nostro territorio e alla collaborazione con associazioni sportive: questo perché mi sento davvero integrato, davvero svizzero.

Agevolare la naturalizzazione in maniera automatica, così come è stato proposto con il testo della votazione popolare, farà sì, purtroppo, che questa importante scelta non sia una presa di coscienza derivante da un sentimento di appartenza alla nostra cara patria, sotto tutti i punti di vista, ma un regalo. Noi non potremo mai sapere se la persona che riceverà la naturalizzazione sarà davvero un cittadino integrato nel nostro tessuto sociale, poiché non ci saranno più controlli e il rischio è davvero quello di vedere, fra qualche decennio, moltissime persone che possiedono sì un passaporto svizzero, ma la cui identità nazionale si riduce a quel pezzo di carta, e il cui senso civico nei confronti del nostro paese, potrebbe essere in parte, se non addirittura, assente.

Votare “no”, non significa essere razzisti, ma semplicemente pretendere una certa responsabilità da parte degli Enti comunali e cantonali, pretendere cioè che essi si impegnino fino in fondo nel seguire da vicino le diverse situazioni delle molte persone che in futuro richiederanno la naturalizzazione. Qualora essi si rendessero conto che non vi è un’integrazione chiara e definitiva e nemmeno una volontà nel perseguirla, si potrà avere la possibilità di rifiutare la richiesta: ciò invece non sarà possibile se la votazione popolare verrà accettata.

Credo dunque che sia fondamentale rifiutare questa proposta di legge, così da poter preservare il nostro spirito nazionale. La Svizzera molto raramente, nel suo passato storico, ha chiuso porte in faccia a persone di nazionalità straniera inclini a volersi integrare davvero, ma ha piuttosto cercato un compromesso che non intaccasse l’identità nazionale. Il questo caso non si può parlare di compromesso, ma di una eccessiva semplificazione delle pratiche burocratiche, che a mio avviso non è né utile né legittimata.

Vincenzo Lofaro
Delegato Udc Ticino
Coordinatore Lega-Udc Caslano

 

Redazione | 13 gen 2017 17:46

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