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Massimo Collura - No alla riduzione delle prestazioni sociali

I Verdi del Ticino credono che il ruolo di sostegno dello Stato, in questo periodo storico particolarmente difficile, deve essere quantomeno mantenuto, alfine di non accentuare il divario tra le classi sociali e quindi di fatto concentrare la ricchezza in poche persone.

In una società sana e democratica tutti devono avere le stesse possibilità di partenza. Chiunque deve poter realizzare le proprie aspirazioni, indipendentemente se nato in una famiglia economicamente agiata o in una famiglia operaia che troppo frequentemente oggi è vittima del precariato.

Il modello di socialità ticinese è stato più volte indicato in passato come un modello vincente, copiato in parte in diversi cantoni. In questo contesto sono nati alle fine degli anni ‘90 gli assegni integrativi e di prima infanzia con lo scopo dichiarato di evitare che le famiglie meno agiate con figli finiscano in assistenza. Le prestazioni percepite dalle famiglie favoriscono altresì l’integrazione sociale e l’educazione/formazione dei figli nel sistema svizera.

Oggi in Ticino 1’700 minorenni vivono solo e unicamente grazie all’assistenza che copre unicamente il minimo esistenziale della famiglia. Un fallimento della politica sociale ed economica di questo cantone che negli ultimi 5 anni ha assistito ad un raddoppio delle persone che beneficiano delle prestazioni assistenziali.

Ma qui non si tratta di un fallimento casuale. Sono le scelte politiche approvate dalla maggioranza dei partiti sul piano nazionale e cantonale a favorire questa situazione. Ricordiamo la riforma dell’assicurazione invalidità, che ha escluso dalle rendite un buon numero di beneficiari e la modifica della legge sulla disoccupazione del 2011, modifiche legislative che hanno semplicemente spostato le persone da una categoria all’altra. I premi cassa malati fuori controllo ed i continui tagli ai sussidi, come pure l’esclusione di diverse categorie professionali dal diritto agli assegni integrativi e di prima infanzia (stranieri, disoccupati e indipendenti), che hanno ulteriormente aggravato la situazione finanziaria delle famiglie.

E così all’improvviso ci troviamo con una socialità a due velocità, una per i figli dei genitori che hanno i requisiti giusti e una dei figli dei poveracci, che vengono lasciati nella categoria degli assistiti.

Noi Verdi a questa politica diciamo no, no all’ennesima picconata alla socialità, perché crediamo nel valore universale delle pari opportunità, indipendentemente chi siano i tuoi genitori.

Il grado di civiltà di una società si misura dal divario tra coloro che sono all’apice, e coloro che incontrano le maggiori difficoltà, in attesa che veramente si possano implementare nuovi modelli sociali, come per esempio il “Reddito incondizionato”, che oggi sono visti con diffidenza ma che potranno dare una vera svolta socio/economica.

Massimo Collura, Verdi del Ticino

Redazione | 13 gen 2017 09:20

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