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Rolf Endriss - Risparmi e campanilismi nel sistema sanitario

Quanto sta succedendo nel settore ospedaliero cantonale se non è un terremoto poco ci manca, chiamiamole pure ancora scosse premonitrici, consapevoli però che ben presto la scala Richter segnalerà ben altri valori di quelli attuali. Che in Ticino la sanità fosse particolarmente cara non è una novità, lo è invece il fatto che ora si metta in dubbio anche la qualità degli interventi altamente specialistici ritenendo quindi più opportuno la loro esecuzione in centri specializzati d’Oltralpe. Come spesso accade il nostro cantone non viene considerato sufficientemente competente a gestire dei casi complessi e tanto meno a condurre ricerche e sviluppi in materia. Ed è proprio qui che sta il pomo della discordia quando è noto che alla base del settore della medicina vi è una competizione è estremamente agguerrita, specie in relazione all’ottenimento dei finanziamenti, indubbiamente per niente scontati in periodi di razionalizzazione dei costi.

Non mi sorprendono pertanto le proposte lanciate dalla Conferenza Svizzera delle Direttrici e dei Direttori della Sanità (nella quale il Ticino evidentemente ha poca voce in capitolo), dove in particolare viene esclusa la possibilità di mantenere nel nostro Cantone la chirurgia viscerale complessa. Aldilà della discutibile tesi sulla qualità della prestazione, dobbiamo riconoscere che in quanto ad efficienza non siamo in effetti dei maestri. Una situazione alla quale evidentemente è ora necessario correre ai ripari senza anteporre pericolosi campanilismi che non farebbero altro che ostacolare il già difficile salvataggio di una medicina qualitativa di alto livello. Un primo passo, quello più urgente per intenderci, è stato fatto con la richiesta da parte dell’EOC di mantenere in Ticino gli interventi citati, concentrandoli in un’unica struttura ospedaliera, ovvero al Civico di Lugano. Fondamentale sarà inoltre la stretta collaborazione con le altre strutture sul territorio, cito in particolare l’Ospedale Italiano come pure la Clinica Luganese Moncucco ai fini di un ulteriore sviluppo tra pubblico e privato.

Una svolta che di fatto richiederà una riorganizzazione dei servizi con investimenti non di poco conto ma che si ripagheranno con il tempo con interessanti prospettive e opportunità. Innanzitutto si mantengono le premesse per ampliare l’offerta accademica e la ricerca nella medicina. Secondariamente non è esclusa l’introduzione di ulteriori centri di eccellenza, magari in un contesto insubrico che ne permetterebbe il raggiungimento della massa critica necessaria. A tale proposito ricordo che ancora oggi, sebbene nel ramo non venga reputata un’attività redditizia, in Ticino non vi è ancora un’unità di cure intensive per i nostri bambini che ancora oggi nei casi di emergenza devono essere trasportati in Svizzera interna, con il rischio di non sopravvivere quando le condizioni atmosferiche non permettono all’eliambulanza di volare. Un settore, quello della pediatria, dove ci sono ampi margini di crescita se solo si unissero le forze. Ma anche altri reparti come ad esempio quello dell’oftalmologia o della otorinolaringoiatria potrebbero svilupparsi al punto di evitare trasferte oltre Gottardo per le quali spesso non si considerano i disagi che pazienti e parenti devono prendersi a carico.

Personalmente mi auspico quindi che questa circostanza induca innanzitutto a fare una seria riflessione da parte degli attori del settore sulla delicata situazione nella quale ci troviamo e che lanci finalmente il dibattito politico. Che si colga quindi la palla al balzo per riordinare i servizi a beneficio in primis dei pazienti che ne fanno o ne faranno capo e a tutti noi che paghiamo un premio cassa malati tra i più alti della Svizzera e per il quale ora ci vogliono pure ridurre i servizi. Inaccettabile!

Rolf Endriss Lugano
Economista SUP
minols | 20 ago 2012 11:56