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Giovanni Merlini - Festival del film: gli allori e le sfide

Locarno si è risvegliata un po’ più provinciale e melanconica dopo undici giorni vissuti intensamente grazie alla magia ammaliante del Festival. Le strutture vengono smantellate, i cinefili sono sciamati per tornarsene a casa e riprende la routine quotidiana. Anche quest’anno Locarno ha mantenuto la sua promessa: quella di darci una salutare botta di vita, stimolando la nostra curiosità e scuotendo di tanto in tanto le nostre coscienze. Perché, come ci ha ricordato Jean-Luc Godard nei suoi Cahiers du cinéma, il cineasta prova spesso una certa solitudine e la solitudine lo induce a porsi delle domande sulla vita e sul mondo. Fare cinema risponde quindi al bisogno di cercare delle risposte creative a queste domande esistenziali. E le risposte, lo sanno bene tutti gli appassionati del grande schermo, possono rivelarsi destabilizzanti, inquietanti o magari dissacranti. Anche questa 65. edizione è stata dunque, per chi non ha saputo resisterle, una piena immersione nel cinema d’autore, inteso come fedele testimonianza dei fremiti che percorrono la società contemporanea e le sue infinite contraddizioni, raccontate con i linguaggi più diversi, da quello poetico a quello sociale, dallo sperimentale al politico, dall’estetizzante al documentaristico. Una passerella ben studiata per Cineasti del passato, del presente e del futuro, in movimento perenne con i loro lavori perlopiù originali, coraggiosi e indipendenti. Quest’anno, poi, la manifestazione si è arricchita di una nuova sezione intitolata “Histoire(s) du cinéma” che ha offerto una scelta di documentari sul cinema e di film classici restaurati, programmati in omaggio ai numerosi attori di prestigio invitati sulle rive del Verbano. Notevole anche la retrospettiva dedicata al grande Otto Preminger, il regista di origini tedesche che ha sfidato apertamente l’establishment di Holliwood e i suoi pregiudizi, nuotando controcorrente. Toccante la consegna del premio alla carriera a Harry Belafonte, un personaggio carismatico che nonostante l’età non ha perso il suo contagioso entusiasmo e la sua determinazione nella battaglia per i diritti umani e civili in tutto il mondo. Olivier Père e Marco Solari sono riusciti a consolidare i tratti distintivi del Festival, ossia la sua indole aperta e internazionale, un certo equilibrio tra le aspettative dei cultori della cinematografia e quelle del grande pubblico della Piazza e l’attenzione al cinema giovane e amatoriale (indipendente dal fatto che quest’anno la giuria abbia premiato il non più giovane maestro Jenan-Claude Brisseau e il suo “La fille de nulle part”). Che poi, su poco meno di trecento film in cartellone, non ogni opera scelta della direzione artistica possa dirsi necessariamente riuscita, và da sé. Del resto la programmazione è fatta anche per suscitare proprio quella discussione a cui una rassegna come questa deve sempre rimanere aperta. Non c’è festival di rilievo senza critica. Ma ciò che conta è soprattutto il contributo che anche quest’anno Locarno è riuscita a dare alla conoscenza di registi, attori, sceneggiatori, produttori e documentaristi di ogni dove e dei loro lavori. Questo contributo alla conoscenza, combinato con la promozione della comprensione e del confronto tra mondi, culture, religioni e lingue diverse, è quanto di più prezioso ci possa offrire il Festival, al di là del suo notevole e importante richiamo turistico.

Ma non ci si può beare degli allori. La rassegna ha ormai raggiunto numeri e dimensioni tali da dover fare i conti paradossalmente con i rischi legati al suo successo. Il contesto strutturale in cui opera il Festival deve infatti stare molto attento a garantire sul lungo periodo le condizioni più adeguate e favorevoli allo sviluppo di quella che è diventata negli ultimi decenni una tra le più importanti manifestazioni culturali svizzere. In particolare i decisori politici (a tutti i livelli) sono chiamati a scelte strategiche lungimiranti per migliorare questo “contesto ambientale”, facendo in modo che il Festival sia sempre meno un’occasione episodica (ancorché felicemente punt
joe | 14 ago 2012 15:09

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