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Sergio Morisoli - Parliamo di scuola media e modifichiamo la legge

Da una parte, le lettere ai giornali, le discussioni con i genitori, le assemblee dei genitori, l'esperienza di capo dicastero scuola per 12 anni, il fatto di essere Presidente di una scuola privata, gli incontri con le docenti e i docenti amici e non, mi fanno rilevare che nessuno, a torto o a ragione, è soddisfatto dello status quo della scuola media e fors’anche della media superiore.
Lo stesso Direttore del DECS in campagna elettorale e penso soprattutto ora che è alla guida di questo importante dipartimento se ne rende conto concretamente, i suoi tentativi di cambiare qualcosina, sebbene impropri e un po’ goffi denotano interesse e voglia di impegnarsi a modificare qualcosa.
Dall’altra, c’è il conservatorismo di chi strilla in continuazione, slogan generici come "difendiamo la scuola pubblica" o "impediamo lo smantellamento della scuola pubblica". La ragione ci imporrebbe di almeno indicare: difenderla da chi o da cosa? e di individuare chi la sta smantellando. Buio pesto. Oltre gli slogan nulla, anzi ho sentito molti a difendere lo status quo gestionale e organizzativo arrampicandosi sui vetri, barricandosi dentro la proprietà partitica (prima del PLR ora del PS) del DECS e dentro pregiudizi ideologici. Come se la difesa della "proprietà partitica" o ideologica bastasse, senza nuove idee e progetti, a correggere e a migliorare la scuola pubblica.

All’inizio di questo 21. secolo si deve accettare che un nuovo sistema scolastico-educativo deve tenere conto non solo di chi la scuola la produce, ma soprattutto di chi vi entra (non sono più i bambini degli anni ’70), delle esigenze e delle aspettative di chi gli allievi li attende all’uscita delle medie (mondo del lavoro o studi superiori, la globalizzazione ha stravolto tutto) e di chi accompagna il percorso educativo (genitori, affidatari e tutori, la famiglia ha mutato di forma e di contenuto).

Dopo 40 anni dalla presentazione in Gran Consiglio, e dopo 38 anni dall’entrata in vigore della Legge sulla scuola media, ritengo sia giunto il momento per aprire di nuovo il dibattito che porti a una modifica di fondo della Legge sulla scuola media. Un dibattito esteso e un lavoro parallelo di modifica giuridica che ho definito sul Corriere del Ticino: una sorta di Vaticano II della scuola pubblica. Per questa ragione, e per la dimensione del cantiere, non può essere solo un progetto da lasciare al DECS ma compete a tutto il Governo e al Parlamento e alle forze politiche attivarsi nel promuovere e a sostenere questo lavoro di riforma.
La scuola media pubblica (statale e privata) è un punto di passaggio obbligato determinante, fondamentale per tutti i giovani per la vita di ogni persona adolescente e adulta, ma a ben vedere a lungo termine per la vita civile di tutti.

Proposte.
Le tematiche da toccare e da approfondire con questo lavoro sono numerose ed estese. Da parte mia, evidentemente di parte e parziali, indico quelle che mi sembrano essenziali e basilari per promuovere una vera riforma.

Il docente deve tornare ad essere il fulcro dell'istruzione e dell'educazione scolastica; non solo docente ma anche maestro; va valorizzato e mutato il sistema di rimunerazione (non è un funzionario) e di carriera (non solo verticale ma anche orizzontale); va riconosciuta maggiore libertà e responsabilità al suo ruolo. Anziché continuare ad essere un esecutore di metodi, ricette pensate da altri (pedagoghi, didattici, scienziati dell'educazione ecc..) occorre invertire la dinamica: prima il docente e poi gli esperti;
Mobilità tra docenti e sedi; valorizzazione del know how dei docenti over 50 in altre nuove funzioni all'interno delle sedi (coaching, tutoring, mentoring) ; la professione deve tornare ad essere attrattiva per chi la svolge e soprattutto per i giovani; rivediamo tutti gli ostacoli inutili di entrata, tipo esagerati percorsi di guerra per l'abilitazione, salari conformi a ciò che offre il privato aziendale a neo laureati o a neo dottorati; budget globali per ogni sede scola
stagista | 26 giu 2012 10:31