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Raoul Ghisletta - Il Parlamento dica basta alla pubblicità indegna

Il degrado cui stiamo assistendo nella cartellonistica in Ticino negli ultimi anni è sempre più preoccupante. Dopo la campagna contro i frontalieri dell'UDC in queste settimane è apparsa un'altrettanto indegna campagna pubblicitaria, stavolta a carattere sessista, costituita da manifesti mondiali a favore di un'agenzia di prostitute. Fatto candidamente confermato al settimanale Il Caffè da un art director del sesso (come va tradotto in italiano? Consulente di magnaccia e puttanieri?), "che preferisce mantenere l'anonimato" (Come mai? Ha figli minorenni anche lui?). Inoltre, interrogato a proposito della campagna pubblicitaria, un esponente regionale della Società generale di affissione (SGA), sig. Renato Belotti, afferma bellamente che tutto è legale (penunia non olet: il denaro non ha odore!), mentre contrarietà alla campagna per motivi etici è stata avanzata dal sig. Marco Cavalieri della concorrente Publisuisse (chapeau!).

Il 18 ottobre 2010 a nome del Gruppo parlamentare PS ho presentato un'iniziativa parlamentare, che chiede di mettere un termine alla pubblicità xenofoba e sessista sugli impianti pubblicitari in Ticino. L'iniziativa consentirebbe al Consiglio di Stato di intervenire contro simili campagne pubblicitarie, che portano ad una banalizzazione della prostituzione e dello sfruttamento che sovente sta dietro alla stessa. Nel viscido e indegno messaggio del 9 novembre 2011 il Dipartimento del territorio di Marco Borradori (a nome del Governo) ha risposto all'iniziativa parlamentare in modo negativo, avanzando pseudo argomenti di scarso peso.

Il Dipartimento del territorio e il Governo ticinese affermano tra l'altro che la Città di Zurigo ha introdotto una norma per proibire la pubblicità che discrimina le persone a ragione della loro provenienza, razza, sesso, ecc.: Zurigo ha istituito anche l'obbligo di sottoporre per approvazione all'autorità tutte le pubblicità prima della loro esposizione. Insomma, fare qualcosa contro queste campagne pubblicitarie indegne è possibile a livello cantonale, ma il Governo non si muove per motivi di soldi ed energie. "Trasporre questa procedura a livello cantonale è possibile ma assai oneroso se rapportato alla casistica effettiva. (Ma che ragionamento è? Lo Stato interviene solo quando i buoi sono fuori dalla stalla?).

La nostra iniziativa parlamentare è più semplice in realtà del modello zurighese dipinto ad arte da Borradori. Essa chiede che si puniscano i gestori degli impianti pubblicitari come la SGA, che affiggono manifesti sulla pubblica via a favore della prostituzione e per campagne xenofobe: si tratta di revocare loro l'autorizzazione per l'impianto pubblicitario quando sgarrano. Una revoca anche solo di qualche giorno alla SGA costerebbe assai e la renderebbe molto più attenta nell'accettare manifesti contrari alla dignità delle persone, obbligandola a dotarsi di un regolamento etico interno come i concorrenti di Publisuisse. Che il Parlamento dia un segnale chiaro su questo fronte e accetti l'iniziativa parlamentare! Sarebbe anche un modo concreto di dire basta all'indifferenza dei politici, leghisti e non, in Governo e in altre istituzioni, verso il degrado etico in atto in Ticino.

Raoul Ghisletta, consigliere comunale PS Lugano
joe | 4 mag 2012 13:25