Accedi13/24°

Donatello Poggi - La Svizzera come la Siberia?

Leggevo su un inserto del “Corriere della Sera” di quindici giorni fa: “La Siberia si inchina. Fino a pochi anni fa gli immigrati cinesi attraversavano la frontiera dell’ex URSS sul fiume Amur solo per vendere merce scadente. Oggi sono i padroni, ricchi con tanti lavoratori alle loro dipendenze, girano in Bentley e vivono in case di lusso con pannelli solari. Mentre la popolazione locale si è dimezzata fuggendo all’estero.”

Sto pensando che andando avanti di questo passo si potrebbe benissimo sostituire la Siberia con la Svizzera (e il Ticino) con l’evidente conseguenza che a fuggire all’estero saranno fra non molto gli svizzeri e i domiciliati di lungo corso, messi in queste condizioni da un Governo federale irresponsabile, per nulla protezionista e anche incapace.

I presupposti ci sono tutti: le continue calate di braghe da parte del “nostro” Consiglio Federale nei confronti di mezzo mondo, il servilismo dei nostri funzionari (federali e cantonali) che in alcuni  casi è inspiegabile e il poco rispetto per chi aveva denunciato, da tempo, quello che puntualmente sta accadendo.

Forse se ci presentassimo in certi Uffici federali e cantonali con il passaporto straniero (meglio se di una certa etnia) otterremmo di più, il che è tutto dire. E la mia, badate bene, non è una provocazione.

Certo che a furia di tirare la corda la gente potrebbe anche scendere in piazza (io me lo auguro) e magari anche un po’ agitata, dopodiché sarebbero davvero problemi seri per tutti.

I soliti buonisti dalla pancia piena, già in pensione a 60 anni e con magari un’entrata mensile complessiva superione ai 6.000 franchi, (in Ticino ce ne sono parecchi) non hanno ancora capito che c’è ancora molta gente che fa 50 ore settimanali e ne guadagna la metà per cui …. attenti all’esasperazione!

Gli stipendi del ceto medio e medio/basso sono da anni in pratica fermi al palo, il costo della vita in Svizzera e in Ticino continua a crescere, le rendite delle casse pensioni continuano a subire diminuzioni, mentre i prelievi sullo stipendio restano immutati.  Dovremmo stupirci allora di cosa se qualcuno cominciasse a reagire prima di fare la fine, in questo caso della Siberia?
Ma pagare regolarmente le imposte per 30 o 40 nel tuo Paese a cosa è servito se siamo arrivati a questi punti?

Chi fino ad oggi ha confuso la cosiddetta “tolleranza” con il puro autolesionismo, dovrà prima o poi rendere conto, e non sarà facile di fronte a gente giustamente arrabbiata che si pone parecchie domande e pretende risposte.
Questa Svizzera non mi piace più. Non è la Svizzera e neppure il Ticino dove nacqui 56 anni fa e non è neppure quella degli anni 90, dove il rispetto delle regole significava sì diritti ma anche doveri!

E non semplicemente “perché i tempi cambiano” - frase talmente banale e abusata da non avere più alcun significato - come tenta sempre di giustificare qualcuno evidentemente a corto di argomenti. Certo, i tempi cambiano e le situazioni pure. Ma perché devono  cambiare necessariamente in peggio? Non per tutti chiaramente, ma per la stragrande maggioranza della popolazione svizzera sì, e allora?



Donatello Poggi
Biasca

minols | 19 apr 2012 15:03