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Paolo Rossi: Il fallimento di Tecnopellet e la "ricetta Bignasca"

Il fallimento di Tecnopellet, società controllata dalle AIL SA di Lugano, è un dramma per gli 11 dipendenti che hanno perso il loro posto di lavoro. A loro va la mia piena solidarietà. D’altro canto però, dopo tutto il veleno e le illazioni che alcuni membri del Municipio di Lugano e del Consiglio di Amministrazione delle AIL SA hanno riservato alle attività imprenditoriali di AET, non mi posso esimere da un commentino.

Operare sul libero mercato esige di considerare i rischi imprenditoriali, i possibili cambiamenti del mercato specifico al prodotto commerciato, quelli più in generale (come il cambiamento dei rapporti di cambio tra le monete) e l’evoluzione dei canali di approvvigionamento e di smercio. La vicenda Tecnopellet dimostra che è più facile pontificare in Piazza Riforma che agire da imprenditori confrontati con le traversie del mercato. Mostra inoltre che non basta operare “in Ticino” per essere al riparo dalle fluttuazioni congiunturali (e questo vale anche per i politici cantonali che vorrebbero far ingurgitare anche ad AET la “ricetta Bignasca”).

Indica infine che, anche se ci si è posti sotto l’ala protettrice di un grande potentato d’Oltralpe (Alpiq), ciò non funziona né da assicurazione sulle attività intraprese, né da garante del loro successo. Se non fosse per il rispetto dovuto a chi ha perso il posto di lavoro, una pernacchia pubblica ai “saputelli” di Palazzo Civico sarebbe di rigore.
 
Paolo Rossi, ex direttore AET
joe | 21 lug 2011 14:26