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Scandalo Lochte: che figuraccia gli americani...

O mio Rio (8. Puntata) I nuotatori USA fingono di essere stati rapinati. Tutto falso! Imbarazzo e tante scuse...

Lo scandalo Lochte o Lochtegate, sta facendo il giro del mondo.

Quattro nuotatori americani, finite le (loro) Olimpiadi, decidono (giustamente) di farsi una serata allegra nella ridente Barra da Tijuca. Bar, qualche drink (forse di troppo) e tanta spensieratezza.

Arriva l’ora di tornare a casa: dopo un comprensibile (la birra fa questo effetto) "pit-stop" in una stazione di benzina, esplode la follia. Demoliscono una porta e rompono una saponiera.

Vengono visti e fermati da un responsabile della sicurezza dotato di distintivo che vuole chiamare la polizia.

Loro hanno paura dello scandalo e pagano. Trenta miseri dollari per farla franca.

Sembra tutto a posto. Rientrano in albergo e vanno a letto.

Il giorno dopo invece, durante un’intervista, Lochte (il più famoso del quartetto di nuotatori), non si capisce ancora perché, afferma che i quattro sono stati aggrediti e derubati da qualcuno che aveva un distintivo addosso.

Si pensa subito a un poliziotto.

Lo scandalo è servito. Il Brasile non ne ha certo bisogno.

Ma i quattro ragazzotti non hanno fatto i conti con la Rio di questi giorni: polizia, intelligence di mezzo mondo e soprattutto tante tantissime telecamere. La verità salta subito fuori.

Lochte e un compagno sono già al riparo negli Stati Uniti. Gli altri due vengono fatti scendere dall’aereo che stata decollando e portati in polizia.

Dopo un po’ cedono e ammettono: ci siamo inventati tutto.

Imbarazzo e vergogna da parte del Comitato olimpiadi americano che non sa più come scusarsi con la polizia di Rio.

Il capo della polizia ribatte: “Non dovete scusarvi con noi, ma con la gente di Rio, quelle brave persone che vi hanno accolto bene in questi giorni”.

Dopo la campagna sulla presenza della zika, che si è poi scoperto ridursi del 98% in periodi invernali come questo e la paura del terrorismo e delle aggressioni, il Brasile non ha certo bisogno di questo tipo di pubblicità.

Non se lo merita davvero.

 

Luca Sciarini | 19 ago 2016 17:35

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