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Storie di giornalisti e di costumi "osceni"

(6. Puntata) Non corre buon sangue tra brasiliani e americani. Un bravo invece a un collega di casa nostra

Non corre buon sangue tra giornalisti brasiliani e statunitensi. Ormai sembra chiaro.

Ieri l’attacco del Wall Street Journal contro il Sunga da banho (il costume da bagno maschile) e i bikini che si vedono sulle spiagge di Copacabana e Ipanema.
Sarebbero troppo corti e metterebbero in risalto in maniera eccessiva le natiche delle persone.
Gli americano ne parlano con una punta di malcelata ironia frammista a disapprovazione perbenistica.
I brasiliani, si dicono invece stupiti da queste “ridicole” digressioni.

Non finisce qui.

Alla partenza di una gara di nuoto, a cui partecipava un brasiliano, si è sfiorata la rissa tra un commentatore americano e il suo noto omologo brasiliano Galvao, che avrebbe “gridato come un dannato nel momento della partenza” disturbando il collega.
Sono volate parole grosse.

Chiudo i giornali e mi collego a internet.
Vedo su Facebook un filmato in cui il collega Casolini (RSI) commenta (da Comano, non da Rio, rendendo il tutto teoricamente più freddo) la medaglia d’oro rossocrociata nel canottaggio (no, io non ero lì, ero al golf: lo so, non ne azzecco una).
Casolini, che oltre a essere un collega, è un amico, di canottaggio non è proprio un esperto: credo che la sua unica esperienza sull’acqua sia stata una volta la traversata col battello da Paradiso per andare in un grotto di Gandria.
Eppure, Casolini, è riuscito a trasmettere in maniera coinvolgente l’emozione di una medaglia d’oro, regalando al telespettatore quello che si aspetta da una gara olimpica: meno sofismi e più vibrazioni. Meno testa e piu pancia.

Meno parole e più partecipazione.

E da quello che credo di aver imparato in questi anni, è questa la strada giusta (se non la sola) per riportare la gente a seguire lo sport in televisione.

L.S.

L.S. | 12 ago 2016 05:21

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