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“Celebrare la vita è la cosa più importante”

Lorenzo Jovanotti parla del suo ultimo album, svelando alcuni obiettivi e progetti: “Sono sempre stato libero nei miei dischi.”

A 30 anni dall’uscita del suo primo disco Jovanotti for president, Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, fresco anche di disco di platino per il suo ultimo album "Oh vita!", è ormai quasi pronto per partire con un nuovo tour. Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con lui, in occasione del suo showcase presso gli studi della RSI, facendoci raccontare la realizzazione del disco, la messa a punto dei concerti e molto altro ancora.

Che emozioni provi durante la scrittura di un disco o di una canzone?

"Prima di tutto, ricevo una botta di adrenalina quando scrivo, è il momento più bello di tutto il mio mestiere. I momenti sono due, distanti ma complementari: il primo è quando scrivi una canzone, ti rendi conto che hai messo le mani su qualcosa che scotta e capisci che arriverà al cuore di qualcuno, e poi quel momento in cui questa arriva alle persone che la ascoltano. Quello che sta tra questi due momenti io lo potrei anche evitare, nel senso che di solito è anche un po’ una routine, ma quei due momenti danno senso al tutto. Specialmente il primo, quando ti rendi conto che tra le mani hai qualcosa di forte, perché è un po’ come avere una sfera di cristallo, nella quale già ti vedi qualcuno che balla, oppure due in auto sulla spiaggia che si baciano, e tu non sei li, ma c’è la tua canzone. È quasi magico".

Il tuo recente viaggio in bicicletta in Nuova Zelanda: una ricerca di ispirazione per il nuovo album?

"In realtà quando ho intrapreso quel viaggio ho cercato di allontanarmi dall’ispirazione, di dimenticarmi di me, di dimenticarmi di quello che facevo e del mio mestiere, per trovarmi in una situazione in cui non sei Jovanotti, ma sei uno in bicicletta in un posto dove non ti conosce nessuno. Per me è una condizione che ti rinfresca un po’ l’anima, ti porta fuori dal personaggio pubblico che da tanti anni ha un rapporto con le persone. È difficile staccarsi da questa situazione, che è una benedizione continua, però ogni tanto è necessario e per farlo hai bisogno proprio di andartene in un posto dove non ti conosce veramente nessuno. Fare un tour, ad esempio, è molto più impegnativo rispetto a questo tipo di viaggio: in bicicletta ti puoi anche fermare, se un giorno non hai voglia non vai, ma quando sei in tour sei tu la bicicletta, è una macchina gigantesca, un’industria, e tu sei parte fondamentale di essa, non puoi permetterti di sgarrare".

A proposito di questo, cosa dovremo aspettarci durante il tuo imminente tour?

"Il live è sempre di più un punto fondamentale per un’artista. Manca circa un mese al debutto, perciò al momento siamo ancora in preparazione e so, per esperienza, che per quanto uno possa progettare tutti i dettagli, poi lo spettacolo viene creato negli ultimi 10 giorni di prova, dove a volte si rivoluziona completamente lo spirito di uno show. Oggi ti posso dire che la mia idea è quella di realizzare qualcosa di molto antico dal punto di vista musicale, ovvero il senso del carnevale: il carnevale non lo puoi comprare, nel carnevale devi esserci dentro, il carnevale non si guarda, il carnevale si fa, si vive. Io vorrei riuscire a fare questo, a far si che la gente venga al mio concerto facendosi offrire la possibilità di essere parte di qualcosa di magico, dove non guardi il concerto, ma ci sei proprio dentro, dove sono loro stessi lo spettacolo. Io sono contento di aver l’impressione che, più il mondo si fa tecnologico e digitale, più l’esigenza delle persone è quella di scoprire l’esperienza del corpo che si immerge in una realtà non virtuale. Quindi, nel concerto, sto cercando di tradurre questa cosa in una forma scenica, ma è solo una premessa, non so se ci riuscirò. Ad ogni modo sono un po’ stanco dei soliti concerti con grandi schermi, grandi visual,… Ho voglia di qualcosa di un pochino meno tecnologico, più crudo… un po’ più rock n’ roll".

Quando parli di questo tuo nuovo disco dici che non sei mai stato così libero, però ascoltandoti l’impressione è che tu lo sia sempre stato…

"In effetti quando ho dichiarato questa cosa l’ho detta tanto per dire, ma mentre la dicevo mi rendevo conto che non era la verità. Io sono sempre stato libero nei miei dischi, non sono stato più libero in questo rispetto a quelli del passato, sono stato libero esattamente allo stesso modo, né più né meno. Sono contento che questa cosa si noti anche da fuori, perché lo noto sempre anch’io. Quando sono in studio, con i miei produttori ho sempre avuto un rapporto di libertà: un po’ di conflitti, tutte quelle cose belle che succedono in studio, si litiga, c’è tensione, poi ci sono momenti di grande magia, si sta in studio a soffrire e gioire insieme, cercando di ottenere il massimo. Per questo disco non mi sono sentito più libero, mi sono semmai sentito benedetto, perché ero in studio con Rick Rubin, questa era la differenza, per la prima volta nella mia vita io ero in studio con una leggenda, uno dei miei eroi, e lavorando con lui ho provato la stessa sensazione che provai agli inizi lavorando con Claudio Cecchetto".

“Oh vita!”: cosa ti porta a celebrare la vita, in un mondo che sembra fare il contrario?

"Mi porta una specie di senso del dovere, proprio perché il mondo la celebra sempre meno. Sento l’urgenza di celebrare la vita nel modo più realistico possibile, come una forma di militanza, perché questa cosa mi appartiene, perché mi è congeniale e perché è quello che bisogna fare, è la cosa più importante. L’artista deve tenere aperte le porte, celebrare le possibilità che la vita gli offre. La musica ha questa potenza, non ha confini, non è legata all’idea di un mondo chiuso. Quindi tutto questo per me ha a che fare con questa esigenza di celebrare la vita, anche perché forse negli ultimi anni ne ho vista finire talmente tanta intorno a me, che l’unica riposta che mi sono sentito di dare è stata “…e io come reagisco a questa cosa?”. Umanamente e quindi artisticamente non posso che reagire cantandola, perché tra un po’ magari non avrò più la forza o l’ispirazione per farlo, ma visto che adesso ce l’ho non mi nascondo. Perché devo cazzeggiare dentro ai pezzi cercando degli slogan? Voglio affrontare le cose, in questo disco c’è un pezzo che si chiama Oh vita!, c’è un pezzo romantico che è romantico da morire,… Perché mi sembrava che in questo momento io potessi incarnare questa cosa in una forma musicale in maniera credibile e sincera".

Michele Sedili

 

Il prossimo 30 giugno Jovanotti terrà un concerto - il ''Lorenzo Live 2018'' - a Lugano. I biglietti sono disponibili su www.mediatickets.ch

(Foto: Facebook - Lorenzo Jovanotti Cherubini)

Redazione | 19 gen 2018 09:50

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