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"Una rivincita sulle cose meno belle della vita"

Il cantautore Davide Buzzi parla del suo ultimo album e di quando gli hanno scassinato l’auto prima di un concerto…

Il cantautore bleniese Davide Buzzi torna sulla scena musicale dopo cinque anni di pausa. Nel 2012 è stato colpito da una rara e aggressiva forma tumorale all’intestino che lo ha costretto a limitare le sue attività lavorative e artistiche. Un’esperienza che è confluita nel suo ultimo e quarto album “Non ascoltare in caso d’incendio”, uscito ai primi di settembre e che sta riscuotendo un buon successo nelle radio italiane: il singolo “Te ne vai”, brano portante del disco, è al 53esimo posto sulle emittente private e il video ha già registrato oltre 300mila visualizzazioni sul canale youtube. Abbiamo parlato con Davide del progetto, realizzato a cavallo tra Ticino e Milano, che si avvale della collaborazione di numerosi musicisti.

Davide, come è nato questo album?
Si tratta del primo album di una trilogia, prodotta in collaborazione con Alex Cambise. È lui che mi ha convinto a intraprendere questo viaggio. All’inizio ero restio a tornare in studio di registrazione. Ma poi abbiamo iniziato a incidere un primo brano, al quale se ne sono aggiunti molti altri al punto da avere materiale per più di un disco. I prossimi due usciranno nel corso del 2018 e 2019. Alcuni testi li ho scritti prima di riscontrare la malattia. Li avevo lasciati da parte perché avevano bisogno di “maturare”. Poi li ho ripresi e da qui è nato questo progetto di rivincita.

Perché questo titolo?
Volevo trovare dei titoli (ndr. gli altri due non vuole ancora svelarli) che rispecchiassero il mio carattere, ma che avessero anche una vena polemica. Un giorno stavo prendendo l’ascensore e ho visto la scritta “non utilizzare in caso di incendio”. È stata l’ispirazione per il titolo del primo album. Lo puoi ascoltare per semplice divertimento, ma anche per una riflessione più profonda. Per me si è trattato di una rivincita per le cose meno belle della vita. Il disco vuole raccontare la libertà, la speranza e la voglia di vivere.

La tua battaglia contro il cancro ha un forte impatto sulla tua vita quotidiana. Che ruolo ha per te la musica in tutto questo?

Per me ha un effetto terapeutico. Se non avessi questa valvola di sfogo, non avrei più niente. Cerco di trovare motivazioni nella musica. Anche scrivere racconti o romanzi mi aiuta molto. A volte la debolezza mi pervade o i dolori alla testa non mi permettono di aprire gli occhi. Ma quando sto bene scrivo, preparo i provini, mi autogestisco. Malgrado la malattia, voglio contribuire a qualcosa. Quando mi è stata diagnosticata, mi hanno dato due anni di vita. Eppure sono ancora qui. Ogni giorno in più è un regalo. Faccio quello che posso, ma combattendo si vive.

Come ha cambiato la malattia la tua visione della vita?
Ha stravolto tutto, anche se il carattere rimane. Se sei impulsivo, resti impulsivo. Ma quello che ti succede attorno cambia. Tutto diventa relativo e non te la prendi più per delle banalità. Impari che ci sono degli aspetti più importanti. Ti incazzi comunque quando vedi certi notizie. La malattia è una brutta esperienza, ma mi ha anche regalato la libertà. Bisogna vedere quanta me ne rimane: è un patto con il diavolo. Ma cerchi di vedere gli aspetti positivi: ho sì le mie crisi, ma sono circondate da persone che mi vogliono bene e il disco sta andando bene.

Da dove prendi l’ispirazione per le tue canzoni?
Da quello che succede tutti i giorni, nella mia vita ma anche in quella degli altri. Ci sono poi alcuni pezzi che parlano di storia. Per esempio il brano “Salvatore Fiumara”, in duetto con Massimo Priviero, è nato mentre guardavo un documentario sulla prima guerra mondiale. Parlava di soldati in trincea e di un trombettista che è morto durante il conflitto. È un personaggio che è realmente esistito, ma di cui nessuno si ricorda. È abbastanza singolare trovare un trombettista tra i caduti…Non ne ho mai trovato uno durante i miei viaggi o sui monumenti ai caduti. Così ho cominciato a imbastire una storia attorno alla sua figura ed è nata la canzone.

C’è un fil rouge che lega le canzoni?
Le undici canzoni sono tutte dei piccoli racconti, delle storie di vita, il cui denominatore comune è la libertà e l’autodeterminazione. Sono convinto che se un popolo, come per esempio quello catalano, decide quale direzione prendere, ha la possibilità di autodeterminarsi. Avevo poi la volontà di raccontare questo mondo nel quale le persone sono sempre più interconnesse, ma sempre più preda della solitudine e incapaci di interagire attraverso il contatto umano. Io stesso, quando mi sono ritrovato a fare l’album, grazie alla tecnologia ho potuto lavorare da casa. Ma senza il supporto e al lavoro di produttori e mucisti, che hanno interpertrato al meglio le mie esigenze, non sarebbe stato possibile.

Il 15 ottobre hai presentato l’album all’Alcatraz di Milano, una delle location più note in città. Com’è stato vivere questa esperienza?
Ho vissuta una settimana intensa prima del concerto. Mi hanno scassinato la macchina qualche giorno prima dell’esibizione, di fronte all’albergo dove pernottavo. Per cui ho passato giorni stressanti in polizia per inoltrare la denuncia e recuperare tutto. Ma a parte questo, è stata una bellissima esperienza. Sono tornato sul palco dopo 4 anni ed ero molto emozionato. C’era tantissima gente, oltre un migliaio di persone. Ero elettrizzato e molto onorato di poter aprire il concerto di Massimo Priviero.

Noti delle differenze tra il pubblico italiano e quello ticinese?
Si. Il pubblico italiano è severo, ma c’è sempre. Il bacino è enorme, vengono da ovunque anche se è una cosa di nicchia. In Ticino invece la gente fa molta più fatica a spostarsi da casa. Questo vale anche per me. Siamo molto più chiusi in noi stessi e asettici. Non è per forza una cosa negativa, ma è un peccato che quando ci sono eventi c’è poca partecipazione.

Prossimamente hai in previsione altri concerti?
Per il momento no, non ho tanta energia. Mi stanco in fretta e ci vuole tempo per recuperare. Ma il mio desiderio è fare un concerto nel 2018. Vorrei di nuovo condividere il palco con altri grandi artisti come Paolo Tomamichel, Sandra Eberle, Massimo Priviero. Sarebbe un onore.

 

 

Il disco è distribuito in tutta la Svizzera da PBR Record SA e in Italia da IRD International Record Distribution. Maggiori dettagli sono disponibili su www.davidebuzzi.com

 

 

Redazione | 30 nov 2017 18:05

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