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"Sono andato a vedere il nuovo Blade Runner e..."

Una recensione particolare di Blade Runner 2049, visto da un nostro lettore appassionato di fantascienza...

È un replicante? Finalmente svelate quelle cose che non potevamo immaginarci? Il celebre monologo che ormai trent’anni consacrò Blade Runner a classico rieccheggia in questo sequel. No, niente astronavi bruciare nei bastioni d’Orione, niente raggi beta balenare in torno a Tannhäuser. In questo nuovo capitolo Villeneuve tronca, tronca forte. Partiamo dal protagonista: sì, è un blade runner, e sì, è un replicante. Il regista devia anche con le tematiche, dando una svolta, probabilmente necessaria, dopo tutti questi decenni. Niente più amore tra uomini ed elettrodomestici, niente più freddi, logici umani a cacciare sentimentali, ambiziose macchine in cerca del loro creatore, in cerca di risposte, vogliose di vivere. Siamo nel 2049 e tutto è andato a scatafascio.

Un grande cataclisma si è abbattuto sulla terra, gli esseri umani coltivano proteine (aka insetti), la convivenza forzata multiculturale, un disastro tramutato in misantropia generale. Le notti scure sotto la pioggia si trasformano presto in scenari quasi monocromatici, a volte arancioni, a volte piombo. Quasi nessuna cognizione del passato, merito di un “blackout” che cancellò tutte o quasi le informazioni di “prima”. Fattore questo, dell’errore, della mancanza di tutti i tasselli del puzzle, che si riperquoterà su buona parte della trama. Apice forse nella scena clù in cui un ‘aloha via satellite’ bloccato, rotto, saltellante e mutilato quanto un cd graffiato nell’autoradio viene eseguito nella fu, un tempo, raggiante Las Vegas. Teatro ormai deserto di uno sfarzo passato, perduto.

Da brivido.

Chi controlla il passato controlla il futuro, e chi controlla il presente controlla il passato. Dicevamo, citando Orwell e il suo monito targato ‘84, l’assenza di un passato, di una cultura, di un riferimento ad un’epoca più vicina a noi. La Tyrell corporation, a causa dei replicanti ribelli fallì, e come sempre, dove cade un impero ne sorge un’altro. Ripulire i replicanti di quella voglia di evadere, di quel gusto di dissentire ed eccoli lì, con leggi che ne limitano la produzione a riproporli sul “mercato”. Niente più figliol prodighi ritirati dalle strade, Il creatore cade lasciando spazio a nuove creature, alla procreazione. Non più macchine prodotte,fabbricate in serie, ma la possibilità concreta di concepire. È l’inizio di una nuova epoca?

Cogito ergo sum, altro tema portante, propone allo spettatore la domanda se si può essere vivi in quanto coscienti di esistere, della voglia umana nel credere ai propri sogni e nella loro realizzazione. Altro tema affrontato è la predestinazione, qui messa in dubbio da sommi burattinai ( quasi come l’architetto di matrix). Trama forse già un po’ troppo navigata ( vedi “i figli degli uomini”, il più recente “fury road” tra i primi che mi vengono in mente) con qualche accenno ad altre saghe (della serie “Io sono tuo padre” complice forse anche un vetusto Ford) il Nuovo Blade Runner colpisce per dettagli estetici che deliziano ora come non mai, la nostra voglia di retrò. Atari, Pan Am, tra gli altri dinosauri estinti che qui rivivono nei loro ologrammi visti a campeggiare sui grattaceli sovraffollati.

Cirillico e giapponese che si fondono nella neolingua del XXI (all’epoca del primo capitolo, vi ricordo, di Germanie ne avevamo due) con un consumismo compulsivo in epoca post consumista. Una critica forse al “loro” passato o meglio alle ombre del nostro presente, dove bambini raschiano materie preziose dai componenti elettronici in condizioni da terzo mondo. Un film certamente non facile da comprendere ed a volte carente della semplice quanto profonda trama del predecessore, con un po’ troppa pubblicità (mal) occultata ( il rottame schiantato con tanto di peugeot in bella vista fa quasi sorridere ) ma comunque senz’ombra di dubbio appariscente ed iconico per ambientazioni e scelte di design.

Certamente un film piacevole e da vedere, premettendo di non lasciarsi influenzare troppo dal primo capitolo. Tutto ciò a condizione di essere diponibili ad uno sforzo di due ore e passa.

M. P. Taiana

Redazione | 9 ott 2017 11:03

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