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The Big Band Concert

Intervista a Gabriele Comeglio, sassofonista, arrangiatore e direttore d’orchestra

Visto il successo dello scorso anno, ritorna martedì 6 dicembre 2016 alle 20.30 nell’Aula Magna del Conservatorio della Svizzera italiana il “Big Band Concert”, sotto la direzione di Gabriele Comeglio, sassofonista, arrangiatore e direttore d’orchestra conosciuto il tutto il mondo, al quale abbiamo chiesto qualche anticipazione.

Come si sente a dirigere nuovamente gli studenti del Conservatorio della Svizzera italiana?

Sono molto contento di poter ripetere la bellissima esperienza dello scorso anno perché sono dei ragazzi che hanno un’ottima preparazione e molto entusiasmo per questo progetto. Inoltre per loro è un’importante occasione di arricchimento del proprio curriculum di studi ma anche personale, specialmente per coloro che suonano strumenti che hanno sì una tradizione classica, ma che sono legati anche al jazz, come il sassofono ad esempio.

Che tipo di approccio ha un musicista di formazione classica al jazz?

Sono due linguaggi molto diversi sia dal punto di vista tecnico che esecutivo. Per suonare il jazz è necessario spogliarsi di alcuni dei principi acquisiti in ambito classico, specialmente a livello ritmico, e imparare ad interpretare una lingua differente. Viviamo in anni dove la commistione di generi è all’ordine del giorno e di conseguenza per un musicista è importante saper “parlare più lingue”, esattamente come succede in ogni altro ambito lavorativo. Inoltre la musica d’insieme in un contesto come quello di una Big Band, abitua i ragazzi a lavorare in gruppo da un lato, ma anche a dare il proprio contributo personale nel modo e nel momento giusto; non è sufficiente eseguire la musica da uno spartito, ma bisogna saperla interpretare per prima cosa e poi trasmettere. Questo, a livello educativo, porta lo sviluppo della capacità di interazione con gli altri e il sentirsi responsabili di ciò che si fa.

Ci anticipa due parole sul programma?

Abbiamo deciso per dei brani che spaziano dall’ambito più tradizionale del jazz fino alle più recenti composizioni, specialmente vista la partecipazione straordinaria di Franco Ambrosetti al filicorno, che conosco da molto tempo e con il quale ho già collaborato diverse volte in passato. È un programma vario e interessante per chi ascolta ma anche per chi lo esegue, perché dà la possibilità ai ragazzi di confrontarsi con una realtà diversa e con periodi diversi della stessa realtà. Inoltre, essere a contatto e lavorare con un grandissimo solista di fama internazionale come Ambrosetti è sicuramente un’occasione unica per gli studenti del Conservatorio.

Red.Online | 29 nov 2016 12:40