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Davide Santacolomba, il pianista sordo

La storia del mese

La prima volta che ho toccato i tasti del pianoforte è stato all’età di otto anni, a Milano a casa di amici di famiglia, ed è stato amore a prima vista. L’amica di mia mamma mi stava intrattenendo con una breve canzoncina per bambini che, una volta terminata, ho riprodotto di stampo sulla tastiera; ricordo ancora l’espressione di stupore mista a curiosità sui volti dei presenti: fino a quel momento infatti non avevo mai suonato.
Ho scoperto la passione per la musica in concomitanza con la scoperta della mia patologia; da Palermo, la mia città natale, abbiamo attraversato l’Italia per delle visite di accertamento e ne è risultato che sono affetto da una sordità che grava sul registro acuto dei suoni.
Nonostante questo problema, alla fine delle scuole medie ho iniziato a prendere lezioni private, in preparazione all’ammissione al Conservatorio di Palermo, dove ho poi studiato per dieci anni. È stato un percorso difficile, con momenti duri di sconforto ma l’amore per la musica e la fiducia che i miei genitori riponevano in me, mi hanno permesso di continuare e ottenere il diploma con il massimo dei voti e lode.
Sarò sempre grato alla mia insegnante Giovanna De Gregorio perché mi ha costruito musicalmente e ha strutturato un metodo didattico su misura per me: laddove non sento le note – tutta la parte degli acuti - le studio nel registro grave del pianoforte per capirne l’intonazione e l’effetto del suono; poi, dal momento che la musica ha una logica consequenziale, nella mia testa ho imparato a ricostruire i suoni acuti e riprodurli nel registro corretto sulla tastiera. Attraverso questo procedimento di memoria uditiva, la memorizzazione dei movimenti delle dita e delle sensazioni tattili dei tasti, riesco a studiare; certo, è un metodo complesso e molto più lungo rispetto allo studio tradizionale, ma – soprattutto per l’epoca, quando ancora non avevo l’impianto cocleare – era l’unico modo.
Solo tre anni fa, infatti, a 26 anni, ho deciso di sottopormi all’intervento per l’installazione dell’impianto; anche in questo caso, non è stato semplice: ci è voluto molto tempo per imparare a gestire delle percezioni che non sono naturali, ma che vengono da una macchina, e ho dovuto persino seguire un percorso pedagogico per migliorare il modo di parlare. Ma ne è valsa la pena perché ora riesco a sentire tutto il registro cantabile del pianoforte, riconoscendo tutte le sfumature dei suoni.
Durante gli ultimi due anni di Conservatorio a Palermo, ho incontrato la mia attuale insegnante Anna Kravtchenko. Ci siamo subito piaciuti come musicisti e per questo motivo ho deciso di venire a studiare al Conservatorio della Svizzera italiana. Sto frequentando il Master of Arts in Music Pedagogy perché, oltre a voler migliorare le mie doti performative, mi appassiona l’insegnamento.
Uno dei miei sogni per il futuro infatti è la creazione di un’associazione che aiuti quei ragazzi che, come me, sono affetti da gravi disturbi uditivi ma che hanno deciso che la musica è la loro vita.
Per il momento però “mi accontento” di fare da testimonial di un concorso a Sorrento per musicisti aventi impianto cocleare, o di suonare a Varsavia ad un festival internazionale dedicato a musicisti non normo-udenti.

Red. Online | 22 nov 2016 14:23