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A tu per tu con… Elisa Netzer

Ex allieva della Scuola di Musica

A cinque anni guardando “Fantasia”, il celebre cartone animato della Walt Disney, Elisa Netzer (ticinese) si è innamorata dell’arpa, uno strumento magico, come lei stessa lo ha definito. Così ha iniziato a studiarlo con Irene Ferrarese, prima privatamente e poi alla Scuola di Musica del Conservatorio della Svizzera italiana, a quattordici anni ha preso lezioni da Judith Leiber, successivamente ha conseguito il Bachelor al Conservatorio di Parma e infine il Master alla Royal Accademy of Music di Londra.

Elisa, 26 anni, malgrado la sua giovane età, vanta già una carriera internazionale che l’ha portata ad esibirsi in tutta Europa, Brasile e Russia e l’anno prossimo farà il suo debutto all’importante “Lucerne Festival”. In aggiunta alla sua attività come musicista, da quest’anno conduce anche la trasmissione televisiva “Paganini” al fianco di Giada Marsadri, Duilio Galfetti e Giuseppe Clericetti.

Nonostante i numerosi impegni che la tengono lontana da casa, forte rimane il legame con il Ticino, “una base sicura dove posso riposare e ricaricarmi”, riportando le sue parole.

Durante gli anni ha mantenuto aperta anche la porta con il Conservatorio della Svizzera italiana, in particolare con il Coro di voci bianche Clairière che ha frequentato per molti anni e con il quale collabora di tanto in tanto.

Il prossimo sabato 19 novembre alle 17.00 sarà al LAC proprio con il Coro Clairière, diretto da Brunella Clerici, e con Ekaterina Valiulina, violinista studentessa del Conservatorio, per “Fantasie musicali”, un concerto promosso dalla Fondazione Sorato, importante ente ticinese con lo scopo di aiutare e sostenere negli studi e nel debutto delle loro carriere i giovani musicisti, principalmente donne.

L’arpa e il canto sono le tue grandi passioni, ce ne sono altre?

Fin da bambina mi piace la musica folk, penso sia l’espressione più genuina di musica perché esprime i veri bisogni di un popolo; nutro in particolare una grande passione per quella irlandese, tanto che ho pure un gruppo di musica folk, dove canto e suono, faccio i miei arrangiamenti, sfogo la mia “passione selvaggia” insomma.

Si possono conciliare la musica classica e la folk?

In realtà sono più legate di quanto si pensa: la musica classica mi ha dato la tecnica per poter affrontare la musica folk, mentre quest’ultima mi ha insegnato la spontaneità che ho imparato ad applicare suonando l’arpa.

Che progetti hai per il futuro?

Quando ero a Londra ho riflettuto molto sulle mie scelte musicali, sul mi futuro come musicista, complice il fatto di trovarmi in un ambiente pieno di stimoli, una sorta di ombelico del mondo. Lì ho capito che mi piace sperimentare, soprattutto per combattere gli stereotipi che uno strumento come l’arpa si porta dietro; è spesso considerata angelica e tranquilla e proprio per questo vorrei dimostrare che può essere anche altro.

Red. Online | 8 nov 2016 14:36