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“Integrati… per sport”

IntegraTI - Sarayu, thailandese che ha aperto una palestra di Thai Boxe: “Con me anche tanti asilanti”

Lo sport unisce. E a volte può essere un mezzo di integrazione con pochi eguali. Lo sa bene Sarayu Manighetti, giovane thailandese che, con entusiasmo e voglia di fare, è diventato parte integrante della comunità locale, conducendo la Thai Boxe Bellinzona e aprendo le porte non solo ai ticinesi ma anche agli asilanti.

Sarayu, come sei arrivato in Ticino?
Avevo 11 anni quando mia mamma si è risposata con un uomo ticinese e mi ha voluto portare con lei… E così mi sono ritrovato catapultato da Bangkok a Bellinzona…

Un bello shock…
Beh, da bambini non è immediato trovarsi in un altro mondo, con amici differenti, un’altra scuola da affrontare con un’altra lingua. Lo dico senza problemi, all’inizio è stato difficile e ho dovuto ripetere la quinta elementare. Ma ho avuto la fortuna di aver trovato sin da subito un bel gruppo di amici, con cui ho legami tutt’ora. Credo che questa sia stata la chiave per il mio inserimento in Ticino.

Come comunicavate tra di voi?
A gesti, ovviamente… Quando si è ragazzini si pensa a giocare assieme e ci impegnavamo per capirci. Piano piano poi si impara una parola al giorno, si costruiscono le prime frasi… fino a quando ci si integra del tutto. E ringrazio anche le Scuole di Bellinzona Nord che mi hanno aiutato molto in questo percorso.

Ricordi ancora le prime parole che hai imparato?
A salutare e a fare le domande base per sopravvivere: come stai, come ti chiami, dov’è il bagno… Alcune parole poi erano davvero difficili da imparare: ricordo che ho fatto una fatica incredibile a pronunciare correttamente “stuzzicadenti”…

Qual era la cosa che ti sembrava più strana del Ticino?
Era un modo di vivere totalmente diverso: in Thailandia c’è condivisione davvero per tutto, qui c’è un po’ più di separazione e forse le persone di primo achito sembrano un po’ più fredde. Ma la cosa che mi aveva colpito è che a scuola non dovevo mettere l’uniforme, mentre in Thailandia era obbligatoria. Da ragazzo mi sembrava bellissimo: adesso che sono cresciuto e vedo alcuni ragazzini andare a scuola come se stessero andando in discoteca sto rivalutando questo aspetto…

Cosa ritieni sia stato davvero importante per la tua integrazio?
Quando hai un interesse comune con altri ragazzi è tutto più facile: poteva essere la passione per la musica, o per i libri; nel mio caso è stato per lo sport… In questi contesti crei un legame con altri coetanei senza neanche bisogno di parlare. Ho cominciato a fare jubo a Bellinzona e stare in palestra mi ha permesso di farmi tantissimi amici!

Da essere allievo, sei passato a diventare un allenatore...
E’ stato Osvaldo Pirola, il veterano del judo, a convincermi ad aprire un corso di thai boxe, che avevo imparato grazie al mio amico di famiglia Jimmy Caminada, prima nella palestra che frequentavo e successivamente affittando lo spazio in un centro fitness. La cosa ha cominciato a funzionare tanto che poi abbiamo aperto un centro esclusivamente dedicato alla muay thai con l’associazione Thai Boxe Bellinzona, di cui sono diventato presidente e che ha sede ad Arbedo.

Come ti sentivi a insegnare la thai boxe?
Ho cominciato che avevo 17 anni, quindi solo sei anni dopo il mio arrivo in Ticino. Ero molto fiero perché mi sentivo parte integrante della comunità e riuscivo a insegnare qualcosa della mia cultura senza volerla imporre, anzi… Proprio questo scambio culturale è stato un motivo di unione con tanti ticinesi. La mia famiglia mi ha sempre spinto a fare qualcosa di mio, che mi rappresentasse per quello che ero. E io sono una persona che ama il Ticino ma che non ha dimenticato da dove viene: questa a mio parere è una condizione necessaria per rispettare sul serio la cultura del paese che ti ospita. E cerco di trasmettere questo spirito anche agli stranieri, alcuni di loro asilanti, che adesso vengono ad allenarsi in palestra. Ognuno di noi quando arriva porta la sua bandiera da appendere: bello vedere tante nazionalità si allenano insieme in Ticino!

Tu hai il doppio passaporto?
Si ho la doppia nazionalità e ho fatto anche il militare: una bellissima esperienza che ricordo volentieri e dove ho visto più conflitta tra i ticinesi e gli “zucchini” (ride, ndr) rispetto che con me! Mi è piaciuto servire il paese che mi ha ospitato e che mi ha dato da mangiare…

Anche se hai la doppia nazionalità, la tua origine straniera è evidente anche dai tratti del viso… è mai stato un problema per te?
Mai un problema, mai un disagio. Ho sempre avuto la fortuna di incontrare persone che sono andate oltre l’aspetto fisico. Credo che i problemi non sono causati dal colore della pelle o i tratti degli occhi, ma dal comportamento e dal rispetto che abbiamo verso la persona che abbiamo di fronte.

Tu sei buddista, praticare la tua religione è stato facile?
C’è da dire che noi thai non siamo fissati con la religione come persone di altre fedi. Ma luoghi di culto in Ticino non c’erano e dovevamo andare in Argovia per incontrare i monaci buddisti e pregare. Questo poteva essere un problema: fortunatamente l’associazione Wai Thai Ticino, di cui mia mamma fa parte e dove io do una mano, ha recentemente inaugurato un tempio thai a Quartino. Per la comunità thai in Ticino questa è stata una cosa davvero importante perché per noi non è solo un luogo di culto ma è anche un punto di ritrovo. Quindi è come se ci fosse un pezzo di casa thailandese nel Sopraceneri… con gli abitanti della zona che ci hanno accolto benissimo!

Vengono a trovarvi?
Certamente! “Casa” nostra è aperta a tutti, molte persone hanno capito il nostro spirito e vengono a trovarci, anche solo per bere un the e scambiare due chiacchiere. A fine aprile abbiamo celebrato la “Festa dell’acqua”, una delle feste più importanti per noi, e tanti ticinesi sono venuti a trovarci, per mangiare, cantare, ballare… Tante coppie ticinesi, attraverso l’associazione Chaba con la quale collaboriamo, hanno adottato tanti bambini thailandesi che adesso frequentano il tempio, proprio per ricordare loro da dove vengono. Credo sia una cosa bellissima ed è la dimostrazione di come i ticinesi abbiano una mentaità aperta e multiculturale.

Abbiamo parlato di sport e fede. Ma… dove lavori?
Sono decoratore – espositore per una ditta di Giubiasco. Era il lavoro che volevo fare a tutti i costi e riuscire a ottenere un posto di apprendistato non è stato troppo difficile. Ed è bellissimo fare il lavoro che ti piace, motivo in più per avere tanta riconoscenza verso il Ticino!

Torneresti mai in Thailandia?
Ho passato la maggior parte della mia vita qui, i miei amici, il mio lavoro è qui. Quello con il Ticino è un legame davvero forte. Ma chissà, magari un giorno mi piacerebbe tornare in Thailandia. Direi che ho ancora tempo per pensarci!

Tempo che passi anche a organizzare eventi…
Esatto! Il prossimo 30 settembre organizziamo una festa per celebrare l’anniversario della Thai Boxe Bellinzona. E abbiamo pensato a una serata che fosse un mix tra cultura e sport, dove la mattina si possono incontrare i monaci e dal pomeriggio si potrà assistere a match di Muay Thai, prima dei dilettanti e poi dei professionisti. In tutto questo ci sarà un piccolo bar e la possibilità di assaggiare specialità thai. Se volete saperne di più potete andare sul sito www.thaiboxingbellinzona.ch o sulla pagina fb thai boxe bellinzona. Mi farebbe piacere incontrarvi tutti per festeggiare con voi!

MS

Redazione | 22 set 2017 16:30

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