Accedi
Commenti 4

'In fabbrica o dal benzinaio, ho sempre lavorato col sorriso'

Storie di integrazione – Ines, dal Cile al Ticino: ”Ormai questa è casa mia, devo tutto alla Svizzera"

Il filosofo cinese Lao Tzu scriveva: “Fai le cose difficili quando sono facili, e inizia le grandi cose quando sono piccole. Un viaggio di mille miglia deve iniziare con un singolo passo”. E, in un certo senso, questa riflessione descrive il viaggio di Ines Alarcon, una donna cilena che ormai 37 anni fa si è trasferita a Ponte Tresa, scappando dal regime di Pinochet prima che fosse troppo tardi e trovando nel Ticino una nuova casa e una nuova vita, sfruttando la sua creatività e la sua voglia di fare per integrarsi e diventare una parte attiva della comunità locale.

Ines, quando sei arrivata in Ticino?
Nel 1980, quando avevo 23 anni. A causa delle tensioni politiche in Cile con mio marito avevamo preso la decisione di andare via, sfruttando i contatti di mia sorella che era in Svizzera già da tempo. Non sapevamo molto della Svizzera e non avevamo quindi idea di cosa avremmo incontrato, ma la situazione politica ed economica nel nostro paese era talmente grave che qualsiasi altro posto al mondo sarebbe stato migliore. Mio marito è partito per primo, ha trovato lavoro, e dopo tre mesi l'ho raggiunto, mollando l'università e partendo con la mia figlia piccola per l'avventura... 

Com'è stato l'impatto con la Svizzera?
Bellissimo sin dal primo momento. Intanto per mia indole sono una persona positiva, quindi ero già contenta di essere in un posto sicuro e di essere aiutata dal Pastore Rivoir, che ha aiutato tantissimi cileni. Ma la Svizzera sembrava davvero un altro mondo, con paesaggi bellissimi e ordinati. Mi ricordo che ero rimasta sorpresa da come erano pulite le banconote svizzere, mentre quelle cilene erano sempre sporche e stropicciate! Mio marito lavorava in un distributore di benzina e ho cominciato ad aiutarlo lavando le auto, cambiando l'olio.. parlavamo con i clienti, eravamo sempre con il sorriso e i ticinesi cominciavano a conoscerci e ci aiutavano molto. Da un momento all'altro non eravamo più solo dei rifugiati ma dei lavoratori.

Una bella sensazione...
Molto! Dopo pochi mesi ho cominciato anche a fare le pulizie per alcune persone, mia figlia andava all'asilo, avevamo la cassa malati. E poi abbiamo scoperto che in estate le persone andavano in vacanza! So che sembra incredibile dirlo oggi, ma per noi era davvero una novità assoluta: allora abbiamo preso una vecchia auto e abbiamo fatto un viaggio a Pisa, dormendo in tenda. Ancora oggi, che ho vissuto più tempo in Svizzera che in Cile, ricordo con grande affetto quei momenti...

Ci sono stati momenti difficili in Svizzera?
E' la vita, è normale che succedano. Ho divorziato, mio padre è stato tanti anni male e sono rimasta senza lavoro. Ma non ho mai permesso che gli eventi mi travolgessero e ho sempre cercato di darmi da fare: per lavorare sono andata anche in fabbrica alla Alprose e ho creato una scuola di spagnolo, che è durata per ben 20 anni, tanto che facevo pure lezioni aziendali. Ho amato insegnare spagnolo, perché sentivo di dare qualcosa a chi mi ascoltava. Poi adesso sulla strada per Croglio ho un negozio dove vendo cose usate, un modo bellissimo per conoscere altre persone e scoprire la storia del Ticino e della Svizzera attraverso i suoi oggetti. Un posto che non è solo un negozio, ma un luogo dove vedere oggetti particolari e scambiare quattro chiacchiere in allegria... venite a vedere!

37 anni in Ticino, adesso quindi avrai preso pure la nazionalità elvetica...
No. Ho il permesso C ma non ho mai chiesto la nazionalità per principio. Non volevo che mi si aprissero le porte solo perché avevo un passaporto rosso. E sono orgogliosa di dimostrare che una donna cilena può arrivare in Svizzera e fare tante cose belle, lavorando e facendo parte della comunità locale. In fondo anche senza passaporto non mi sono mai sentita di aver perso qualcosa e di certo questo non sminuisce il mio amore verso la Svizzera...

Ti manca il Cile?
Non mi è mai mancato fino a qualche anno fa... Adesso un po' mi manca, ma questo perché i miei due figli sono tornati lì. Ma sento la Svizzera come la patria più importante, quella che mi ha dato tutto. Certo, poi quando il Cile ha battuto la Svizzera ai mondiali ho suonato così tanto il clacson per festeggiare che alla fine l'ho rotto, ma era per goliardia!

Adesso ti sei avventurata in un progetto che unisce il tuo amore per la Svizzera, per il Cile e... per la cucina!
Esatto! Ho lanciato il marchio "Prodotti Ticileni", la cui pagina la potete trovare su Facebook, con i quali vendo sughi, marmellate, sciroppi e specialità cilene, usando i prodotti ticinesi. Diciamo che è un mix di gusti divertente, un po' come le mie due anime cilena e svizzera e il mio modo di parlare, che anche se ormai parlo italiano ho ancora qualche sonorità spagnola... Mio figlio dice sempre che parlo itagnolo!

Specialità cilene che i ticinesi potrebbero scoprire domenica prossima..
Esatto, ho organizzato per domenica, al Bar San Marco di Ponte Tresa, una serata per celebrare la festa nazionale cilena. Sarà un momento di incontro divertente, con musica e le specialità cilene come le empanadas e le humitas. Si comincia alle ore 18.00 e durerà fino alle 23.00: vi aspetto con tanta allegria e tanta riconoscenza per aver ospitato me e la mia famiglia!

MS

Redazione | 15 set 2017 13:00

Vuoi dire la tua sull'argomento? Clicca 'Commenti'