Accedi
Commenti

“Giulietta, personalità complessa che ho cercato di fare mia”

A colloquio con Giordana Roberto e Federico Mella, i due ballerini che sabato interpreteranno Romeo e Giulietta al Palexpo di Locarno

Federico Mella e Giordana Roberto sono due giovani ballerini del Balletto di Milano, che sabato 19 maggio (20.15) si esibiranno nell’Opera lirica "Romeo e Giulietta", seconda serata della prima edizione del Festival Internazionale di Opera lirica e Balletto di Locarno.

Tratto da una tragedia di William Shakespeare composta tra il 1594 e il 1596 tra le più famose e rappresentate, nonché una delle storie d’amore più popolari del mondo, l’opera è accompagnata dalle musiche del grande compositore russo Tchaikovsky.

A quattro giorni dalla sua rappresentazione al Palexpo di Locarno, Ticinonews ha sentito per voi i due ballerini italiani.

La storia d’amore tra Romeo e Giulietta è riconducibile al nostro tempo?
Federico: Credo di no, perché la storia tra questi due giovani appartenenti a due nobili famiglie veronesi come i Montecchi di Romeo e i Capuleti di Giulietta dovevano sottostare, non essendo emancipati come tanti giovani di oggi, a strettissime regole imposte dai rispettivi famigliari, a cominciare proprio dalle scelte d’amore.
Giordana: Confermo quanto affermato da Federico, perché il contesto storico dei due periodi non è assolutamente paragonabile dal punto di vista della liberta d’espressione dei propri concetti da parte dei giovani.

Tornando alla nostra epoca, vorremmo sapere da voi come si diventa ballerini.
Giordana: Personalmente ho iniziato gli studi all’età di 8 anni, ma non c’è una regola generale. Tutto dipende dalla preparazione che ognuno possiede. Normalmente, si studia in un’accademia per poi perfezionarsi in una scuola, come per esempio l’Aida di Milano, dove mi sono diplomata a 19 anni e poi si comincia a fare delle audizioni per poter entrare a far parte di compagnie teatrali. Personalmente, sono quattro anni che lavoro presso il Balletto di Milano. nato 30 anni fa da un'idea del nostro Direttore Carlo Pesta.
Federico: Sì, il Balletto di Milano, del quale faccio parte da otto anni, è una compagnia è composto da 14 ballerini stabili con ulteriori contatti a chiamata e abbiamo otto produzioni di balletto in giro per tutto il mondo e poi, in base alle richieste, i vari spettacoli come Romeo e Giulietta, il Lago dei cigni, La Cittadella.

Dalla vostra esperienza potete affermare che il balletto classico è seguito dalle nuove generazioni?
Federico: In Italia il pubblico parte dai 35 anni in su e i frequentatori degli spettacoli sono sempre gli stessi. Non essendo molto valorizzato dalle istituzioni e non creando al giovane alcun vantaggio, se non il fatto di spendere dei soldi che potrebbe utilizzare per uscire alla sera con gli amici, fa sì che il pubblico giovane scarseggi. La cultura del balletto non esiste in Italia già dai tempi dei nostri genitori. È un’attività che intraprendi per passione e chi ti prende moltissimo tempo ed energie.Riferendomi alla Svizzera, posso dire che noi abbiamo fatto delle rappresentazioni a Ginevra e, tre anni fa, a Lugano e tra quattro giorni, per la prima volta, a Locarno. Al Palacongressi di Lugano, ricordo una più che discreta affluenza da parte di un pubblico comunque molto interessato. L’ultimo spettacolo che abbiamo portato il 1. marzo scorso al Théâtre du Léman di Ginevra, è stato Shéhérazade con le mie coreografie e di un altro mio collega e devo dire che il pubblico ginevrino ha risposto molto positivamente a questo tipo di spettacolo.
Giordana: La cultura del balletto esiste invece negli altri Paesi, dove il pubblico è di tutti i tipi e di tutte le fasce d’età.

Quale ruolo riveste il balletto nella vostra vita?
Federico: Nel momento che tu scegli questo indirizzo, l’arte è una passione, che è quasi totalizzante nella nostra vita. Poi bisogna vedere quanto questo grandissimo impegno influisce sulla tua vita personale, ma generalmente prende parecchio tempo nel corso di una giornata. Soprattutto per chi non imbraccia questa attività come lavoro. Noi iniziamo a lavorare alle 10 e finiamo alle 17 e poi c’è chi, fra di noi, parte dopo le 17 e si reca nelle città limitrofe a tenere dei corsi fino alle 22, per cui, nel mio caso, posso tranquillamente affermare che l’arte costituisce una parte veramente influente nella mia vita.
Giordana: Decisamente, lo è anche per me. Ovviamente, l’arte richiede anche molta disciplina con dei condizionamenti, che molto probabilmente si protraggono anche dopo la cessazione di questa attività. Secondo me, si tratta di una vera e propria educazione, che si protrae per tutta la vita.
Federico: Sono d’accordo con Giordana e aggiungo che la durata della carriera di un ballerino varia da un periodo che va dai 10 ai 15 anni. In seguito, hai sempre la possibilità di reinventarti, ma sempre rimanendo nel campo del balletto, dell’arte e della cultura, prendendo la direzione dell’insegnamento, delle compagnie, del maître de ballet.

A proposito, voi avete già insegnato?
Federico: Io sì, in diversi istituti scolastici. In particolare, tengo dei corsi stabili in una scuola di Bergamo, che è la mia città.
Giordana: Non ho mai insegnato, però, più in avanti, non è detto che ci faccia un pensierino.

Dove potete e vorreste progredire ulteriormente nel vostro sviluppo di giovani ballerini?
Federico: Il fatto di fare quasi 100 spettacoli a stagione, sicuramente crea un modo di vivere i ruoli che si interpretano in maniera diversa. Al primo spettacolo che fai sei agitato, pensando di più all’aspetto tecnico. Quando gli spettacoli accumulati sono 20 o 30, inizi a goderti maggiormente il ruolo che devi interpretare per riuscire a trasmettere alla gente quello che in quel momento stai provando tu. Per quanto attiene al desiderio di progredire, ci sono ballerini che vanno in compagnie sempre più grandi, cercando di trovare sempre il meglio del meglio. Per quanto mi riguarda, io sto bene in questa compagnia, dove ho la possibilità di immedesimarmi al meglio nei ruoli che interpreto e al momento, la mia crescita la vedo qui, dove il fatto di essere in pochi, garantisce la massima visibilità di tutti noi permettendoci di progredire giorno dopo giorno.
Giordana: La crescita di un ballerino perdura nel tempo, perché non si finisce mai di imparare e di migliorare. Con gli anni e l’esperienza si diventa più sicuri. aggiungendo continui tasselli alla nostra capacità artistica e tecnica. Il nostro lavoro richiede una ricerca continua della perfezione, anche se la stessa non esiste in alcun settore lavorativo. Secondo me, lo sviluppo di ognuno di noi dipende dalla persona e dalla libertà dell’espressione artistica che gli viene concessa e di conseguenza, come detto da Federico, il Balletto di Milano è il trampolino di lancio e di sviluppo ideale per un ballerino.

Come si fa ad immergersi nei personaggi di Romeo e Giulietta?
Federico: Sicuramente c’è un lungo studio dietro. Per quanto riguarda il ruolo di Romeo, va detto che è un ragazzino spensierato, che non è influenzato dalle imposizioni della società. E quando l’ho interpretato per la prima volta, a 18 anni, ammetto che mi rappresentava fedelmente. Ora, trascorsi cinque anni, essendo maturato, riesco ad esprimere tanti lati del carattere di Romeo che probabilmente prima non uscivano.
Giordana: Per quanto concerne Giulietta, che ho interpretato per la prima volta due anni fa, ritengo che sia un personaggio molto complicato nel senso che ha delle evoluzioni notevoli nel corso della storia. Personalmente, ho cercato di renderla mia. Sicuramente ho preso spunto dalla storia originale, però ho cercato di far venir fuori le mie emozioni con il mio tipo di esperienza che potesse adattarsi alla vicenda per cercare di renderla più vera e più mia.

Come si riesce ad adattarsi ai cambiamenti di regia e di coreografia per uno stesso spettacolo?
Federico: Diciamo che sta proprio qui il lavoro del ballerino. Cercare di affrontare quello che è la coreografia e le sue difficoltà non intaccando la parte emotiva e quella interpretativa del ruolo. C’è il ballerino che privilegia la parte tecnica, senza sfumature ,lasciando un po’ da parte l’aspetto interpretativo e c’è quello, che a livello di interpretazione, è al massimo, ma che poi magari è più carente nella tecnica. L’ideale sarebbe bilanciare i due aspetti cercando di affrontare quello che richiede la coreografia e le relative difficoltà non tralasciando l’interpretazione, al fine di poter esprimere le emozioni piuttosto che la tecnica dei passi allo spettatore meno competente.
Giordana: Sono assolutamente d’accordo con Federico. Poi dipende dal tipo di balletto che devi affrontare. Nel caso di Romeo e Giulietta, che è un balletto completo, sono richieste sia una buona dose di tecnica che di espressività. Poi, dipende molto anche dalla tipologia del coreografo che hai davanti. Credo che espressività e tecnica vadano di pari passo e che debbano essere solide.

Tra quattro giorni vi esibirete al Palexpo di Locarno. Avete avuto la possibilità di allenarvi sul luogo?
Federico: No, per noi sarà tutto da scoprire anche se il nostro Direttore Carlo Pesta ci metterà nelle migliori condizioni possibili a Locarno. Anche noi, come il Teatro dell’Opera di Roma o il Teatro della Scala, abbiamo nel Teatro di Milano una sede stabile per esercitarci, ma va altresì detto che, a differenza delle due compagnie sopracitate, noi, in quella sede, effettuiamo soltanto una decina di spettacoli all’anno. Come compagnia da giro e non stabile, siamo costretti a possedere un certo spirito d’adattamento ai teatri che frequentiamo nel centinaio di spettacoli che presentiamo sull’arco degli otto mesi della stagione teatrale.
Giordana: Vorrei aggiungere che spesso arriviamo il pomeriggio, eseguire velocemente le prove sul palco e debuttare qualche ora dopo. Ci dobbiamo adattare a diverse tipologie di palco, all’altezza delle luci e ad altri fattori.

Dalla vostra esperienza personale, potete affermare che la danza classica ha subito dei mutamenti nell’ultimo decennio?
Giordana: Certo, quando si va scuola di danza, si curano molto la pulizia, la sicurezza in certi movimenti e devi imparare tanti passi da programma per passare al meglio all’anno successivo. Quando lavori in una compagnia, ti perfezioni cercando di evolvere quel passo che avevi imparato a scuola, cercando di aumentare la quantità di "pirouettes" migliorandole nel contempo. A scuola impari le basi e cerchi di eseguirle al meglio, in compagnia cerchi di aumentare il livello di difficoltà.
Federico: Confermo quanto detto da Giordana, aggiungendo che in compagnia cerchi di perfezionare quello che gli spettatori competenti  conoscono come passi difficili ed esecuzioni complesse. Per la ballerina, i famosi 32 passi di "fouettés", evoluzione della tecnica classica in punta, rappresentano una tecnica dove il fisico della donna è messo a dura prova.

In questo senso, pensate esistano delle connessioni tra sport come il nuoto sincronizzato o la ginnastica artistica e ritmica e il balletto?
Federico: Assolutamente no, perché questi sono sport a tutti gli effetti, inseriti nel programma olimpico e non si tratta di arte. Noi siamo atleti a livello fisico, ma artisti a livello mentale.
Giordana: Anche le atlete del nuoto sincronizzato hanno uno studio, diverso dal nostro, ma sempre basato sulla disciplina, trascorrendo tantissime ore ad allenare i movimenti specifici. Però, diversamente dal nostro tipo di attività, anche loro sono alla continua ricerca della bellezza estetica. Comunque, il loro è uno sport, il nostro un’espressione puramente artistica.

Quali sono i vostri modelli nel balletto?
Giordana: Premetto che il livello attuale è altissimo, per cui tutte le ballerine sono molto preparate, una più brava dell’altra e una più bella dell’altra. Naturalmente, come nelle più svariate forme dell’arte, subentra il gusto personale. Ad esempio, una ballerina, che a me piace molto è la russa Natalia Osipova, una ballerina russa diplomata al Bolshoi, sulla breccia da ormai 30 anni, ballerina molto esplosiva.
Federico: C’è chi preferisce la ballerina più romantica, chi quella più dinamica e più impetuosa, chi  predilige la parte interpretativa e chi, infine, preferisce una contestualizzazione diversa.

Esiste una connessione tra danza classica e cinema?
Federico: Nel cinema, la danza è piuttosto riconducibile alle sfide, in un contesto moto lontano da quello che è il mondo reale, come ad esempio John Travolta e gli altri ballerini in Staying Alive. Il musical, invece, è ancora un altro mondo e richiede ancora altri requisiti. In sostanza, possiede il suo modo di esprimersi.

Concludendo, quale messaggio vorreste inviare ai giovani che vorrebbero intraprendere la carriera del balletto artistico?
Federico: Ai ragazzini direi di armarsi di tanta pazienza, tanta passione e di qualcuno che ti guidi nelle scelte della scuola artistica da frequentare e, ovviamente, il sostegno finanziario della famiglia, perché il balletto non è un’arte alla portata di tutti. E poi dei requisiti fisici, delle determinate doti, che devi affinare con il duro lavoro quotidiano. Per noi è un’arte meravigliosa, che dovrebbe nelle case di tutti, poiché ti riempie il cuore e ciò che vedi è solo bellezza. Per quanto riguarda il pubblico, la gente dovrebbe essere spinta dalla curiosità uscendo dagli schemi di tutti i giorni e andare ogni tanto a teatro invece che al cinema o in discoteca.

 

Roberto Quadri

Redazione | 16 mag 2018 15:17

Vuoi dire la tua sull'argomento? Clicca 'Commenti'