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Le passioni visive di Marino Marini alla Collezione Guggenheim di Venezia

A distanza di oltre 50 anni dalla prima mostra antologica avvenuta al Kunsthaus di Zurigo nel 1962, a Venezia una retrospettiva su Marini

A distanza di oltre 50 anni dalla prima, vera, importante mostra antologica su Marino Marini (1901 –1980), avvenuta al Kunsthaus di Zurigo nel 1962, l’esposizione alla Guggenheim di Venezia, “Marino Marini. Passioni visive” vuol essere la prima retrospettiva mai realizzata dedicata al Marino Marini scultore, mostra che ambisce finalmente a situare puntualmente anche l’operato scolpito dell’artista, offrendo allo spettatore una chiave di lettura più organica e contestualizzante al riguardo delle sculture presentate negli splendidi spazi lagunari della Collezione. Riprendendo le parole stesse dei curatori Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi (supportati dalla collaborazione con Chiara Fabi), questa mostra vuol essere “di pensiero, di ragionamento e di studio”.

L’intimità degli ambienti della Collezione Peggy Guggenheim, seconda tappa della mostra dopo Palazzo Fabroni a Pistoia, consente, infatti, un’inedita lettura, concentrata e ravvicinata, di più dicinquanta sculture e (solo) alcune carte di Marino Marini e di venti opere, - dall’antichità al '900- con cui la scultura di Marino si è confrontata nel tempo. In questo modo viene privilegiato un dialogo serrato tra le sue creazioni e quelle della tradizione plastica cui l’artista ha fatto più volte riferimento: nasce così la giusta triangolazione tra lo sguardo del visitatore, le opere di Marini e quelle degli artisti ai quali lui si è accostato. Sono, infatti, i grandi modelli della scultura del '900 con cui Marino Marini entrò in dialogo, e, soprattutto, alcuni importanti esempi di scultura dei secoli passati, mai esposti prima nelle sale di Palazzo Venier dei Leoni: dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento.

Un simile dialogo offre un nuovo punto di vista, inaspettato e criticamente innovativo, intorno ai temi affrontati dallo scultore, travalicando le costrizioni della cronologia, degli stili e delle periodizzazioni. In un percorso della produzione di Marino Marini esteso dagli anni '20 agli anni '50, ogni sala mette in scena alcuni episodi di questo dialogo. Troviamo, inoltre, le tipiche “Pomone” (la “Pomona” è la dea romana dei frutti, solitamente rappresentata con curve molto generose), gli sportivi e i Cavalieri in un percorso di sentimento e di ragione, di confronto con le radici dell’artista e con una sua continua ricerca evolutiva: l’artista toscano aspira, infatti, ad una semplificazione della forma con l’intento costante di arcaicizzare e al contempo astrarre le figure rendendole atemporali. Un paradosso che diventa, dunque, una costante attraverso una sensibilità in cui gli opposti, protagonisti del pensiero di Marino Marini, convivono nella piena consapevolezza che l’uno non può fare a meno dell’altro.

Con queste oltre 70 opere l’esposizione, visitabile fino al 1. maggio, è allestita negli spazi delle mostre temporanee, nonché nelle Project Rooms del museo e nella veranda adiacente tali spazi. La mostra è accompagnata da un’esaustiva pubblicazione, edita da Silvana Editoriale, con saggi dei curatori Flavio Fergonzi, Barbara Cinelli, e con contributi di Chiara Fabi, Gianmarco Russo, Francesco Guzzetti e un ampio apparato iconografico. Non da ultimo, è bene ricordare che tutti i giorni d’apertura, alle 15.30, vengono offerte visite guidategratuite alla mostra, previo acquisto del biglietto d’ingresso al museo.

Aymone Poletti

Redazione | 6 feb 2018 11:50

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