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Max Pezzali, un duro da battere: "Ancora mi diverto..."

Il cantante italiano racconta: "Ascoltavo punk e metal, poi è arrivata la radio e..."

Max Pezzali può essere definito da molti la colonna sonora di almeno una generazione. Dagli esordi con gli 883 ad oggi ha raccontato gioie, tristezze, amore e delusioni nelle quali moltissimi si sono immedesimati, ascoltando canzoni, cantando, sognando.

Il 17 novembre 2017, per festeggiare 50 anni di vita e 25 di carriera, Max ha pubblicato il suo nuovo disco Le canzoni alla radio, una raccolta dei suoi più grandi successi, affiancati però ad alcuni brani inediti, dei quali abbiamo avuto il piacere di farci raccontare alcuni dettagli in occasione dello showcase di sabato scorso negli studi RSI di Besso.

50 anni di vita e 25 di carriera. Il tuo ultimo disco Le canzoni alla radio riassume un po’ tutto il tuo percorso musicale. Guardando in dietro verso quel ragazzo di 25 anni, cosa vedi?
Rivedo molto del me stesso di oggi in quel ragazzo. Sicuramente 25 anni di vita e di carriera ti cambiano un po’ le prospettive e le percezioni, perché per forza di cose alla mia età non puoi avere l’ottimismo indiscriminato e indipendente da tutto e da tutti che avevo 25 anni fa, il pensare che comunque in qualche modo le cose nella vita si mettano sempre bene. Andando avanti capisci che tanti aspetti della vita stessa sono dominati dal caso, così impari a farci i conti e a sapere che devi cercare di arrivare il più preparato possibile agli appuntamenti con essa, nonostante ci siano cose che non si possono controllare. Però di quel 25enne credo di aver conservato un bel po’ di entusiasmo. Mi diverto ancora a fare questo lavoro, mi diverto ancora ad aspettarmi cose nuove e a pensare che il meglio debba ancora arrivare, che è quello che pensavo a 25 anni.

Il tuo nuovo disco Le canzoni alla radio vede affiancati tuoi grandi successi con anche dei pezzi inediti. Qual è il filo conduttore che lega tutti i brani?
Io credo che il filo conduttore principale sia dato dal titolo stesso: è quella concezione di pop radiofonico che avevo allora e che ho anche oggi. Io sono cresciuto con quella concezione di pop mentre arrivavo da ascolti completamente diversi. La radio mi ha aiutato a costruire una sensibilità pop che è quella che ho poi messo in ciò che facevo. Questo tipo di sensibilità è una costante che ho portato avanti fino a ciò che scrivo ancora oggi, dalle canzoni più gioiose a quelle più malinconiche. Proprio per questo penso che Le canzoni alla radio sia il titolo più azzeccato per raccontare i miei 25 anni di carriera.

A proposito del tuo nuovo album, che rapporto hai con la radio?
La radio è tutto e lo è stata soprattutto per la mia generazione. Prima che esistessero tutte questi mezzi di comunicazione e di fruizione musicale alternativi alla radio e alla televisione, la radio era il mezzo di comunicazione della musica, era l’ambizione. Oggi a mio figlio se chiedo “cosa ti piacerebbe fare da grande?” mi risponde “Lo youtuber!” perché oggi quella è la più grande aspirazione, mentre all’epoca era occuparsi di musica, ma occuparsene alla radio. Io sono cresciuto in un’epoca in cui c’erano le radio anche più piccole: in una città universitaria c’erano delle emittenti piccolissime in cui venivano passati sottogeneri metal che i più non conoscevano, sottogeneri punk,… E la radio pian piano è diventata un mezzo coraggioso per diffondere musica diversa. La radio era una proposta musicale, ed io sono cresciuto con quell’idea. Parlare di canzoni alla radio è proprio parlare della mia epoca e del mio modo di vedere le cose.

Come è nata la collaborazione con Nile Rodgers per il pezzo Le canzoni alla radio? E cosa ci puoi raccontare a riguardo?
È nata essenzialmente dal fatto che la mia intenzione era quella di scrivere un pezzo smaccatamente funk. Così, quando ho fatto sentire il provino al mio produttore (Claudio Cecchetto), lui mi ha detto “qua ci starebbe bene Nile Rodgers!” “Grazie al cavolo!” dico io. Invece siamo riusciti, tramite il produttore Charlie Rapino, ad avere l’indirizzo email di Rodgers, così gli ho scritto. Inutile dirvi quanto fossi teso, con la paura di fare una figuraccia che era più grande rispetto a quella di un rifiuto. Poco dopo invece mi è arrivata la risposta entusiasta di Nile Rodgers, così abbiamo cominciato a sentirci per organizzare la cosa e mentre questo succedeva mi dicevo “non posso credere di essere qua a scrivere con Nile Rodgers come se fossimo vecchi amici.” Comunque, morale della favola, questa cosa si è fatta e lui ha registrato tutte le tracce di chitarra in maniera pazzesca. Fare il pezzo era diventato quasi secondario, mi ascoltavo solo tutte le tracce di chitarra senza più pensare alla canzone, è stato fenomenale.

A proposito della collaborazione con Nek e Francesco Renga cosa ci puoi dire?
È nata essenzialmente dal fatto che abbiamo fatto un pezzo insieme, Duri da battere, perché era un brano che era li tra le canzoni incompiute da un po’ di tempo, e non riuscivo a trovare una soluzione, provavo a cambiare la tonalità ma poi risultava troppo alta, troppo bassa,… Quindi l’idea è stata “qui ci vogliono dei cantanti con una grande estensione vocale, perché non proviamo?” e non solo loro hanno risolto i problemi dal punto di vista melodico grazie alle loro voci, ma è nata anche una sorta di atmosfera di divertimento. Così abbiamo pensato che tutto questo potesse essere trasferito su un palco, perciò abbiamo deciso di iniziare questa nuova esperienza preparando un tour insieme.

Per concludere, secondo te che messaggio è importante passare ai giovani con la musica?
Credo che il messaggio più utile sia che nonostante siano cambiati i tempi, nonostante ogni generazione pensi di essere da una parte la migliore di tutti i tempi e dall’altra la più perseguitata, in realtà ogni frustrazione, aspettativa non realizzata, promessa non mantenuta,… sono costanti di ogni generazione di giovani. Il problema è che nessuno te le risolverà, i vecchi non te le risolveranno mai, non ti creeranno mai una situazione ottimale per trovare la tua strada, perciò te la devi trovare da solo, ogni generazione deve trovare la propria.

Michele Sedili

Redazione | 18 dic 2017 09:51

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