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Griezmann miglior giocatore dell'Europeo... e gli altri?

Antoine è indubbiamente la rivelazione del torneo, ma se lui ha brillato c'è chi ha decisamente toppato. Vediamo chi

Antoine Griezmann è stato nominato Giocatore del Torneo di EURO 2016 dagli osservatori tecnici UEFA. Il classe 1991 si è reso protagonista di un buonissimo Europeo, arricchito da ben sei gol e due assist.

Il giocatore dell’Atletico Madrid non è riuscito a essere decisivo nell’atto finale del torneo, complice anche un Rui Patricio in grande spolvero, ma si è indubbiamente confermato come giocatore di assoluto livello.

La UEFA ha anche diramato l'ufficiale Top-11 della manifestazione (4-2-3-1): Rui Patricio (Portogallo); Kimmich (Germania), Boateng (Germania), Pepe (Portogallo), R. Guerreiro (Portogallo); Allen (Galles), Kroos (Germania); Griezmann (Francia), Ramsey (Galles), Payet (Francia); Ronaldo (Portogallo).

Ma se da un lato Griezmann e compagni hanno brillato, sono tantissimi i giocatori che hanno ampiamente deluso le aspettative. Ecco la nostra personale Flop-11 del torneo, che schieriamo con un 3-4-3:

  • Hart – Sul gol del vantaggio islandese agli ottavi di finale ha la reattività dell’omino Michelin dopo il cenone di Natale. Giudicarlo per un unico errore è forse eccessivo, ma durante il torneo colleziona tutta una serie di incomprensioni con i compagni e uscite a vuoto che a questi livelli costano carissimo.

  • Piqué – Quello ammirato in Francia è il lontano parente del difensore pilastro del Barcellona del dopo Puyol. Vero, giocare accanto a un leader come Mascherano aiuta, ma il ragazzone aveva fatto intravvedere ottime cose. Contro l’Italia perde un duello in velocità con Eder che avrebbe vinto anche un golf cart.
  • Darmian – All’esordio pare più impaurito del tecnico di Cernobyl, Conte decide di dargli un po’di respiro in attesa delle partite importanti. Contro la Germania entra e disputa una gara anonima, che culmina con un rigore calciato con la determinazione di una statua di terracotta.
  • Cahill – Doveva essere lui il dopo-Terry: la guida spirituale della retroguardia inglese. Vero che giocare di fianco a Smalling è come partecipare a una regata transoceanica con un pedalò, ma il buon Gary ci mette anche del suo… ovvero non molto.

  • Schweinsteiger – Contro l’Ucraina chiude i giochi subentrando dalla panchina. Contro l’Italia entra per dar ordine e esperienza: missione fallita. Calcia un rigore sanguinoso che si spegne fuori dallo stadio. L’infortunio di Khedira lo rilancia titolare in semifinale, ma contro i padroni di casa non riesce a combinare nulla.
  • Fabregas – Una delle sentenze che ci lascia in eredità Euro 2016 è probabilmente che il Tiki-taka ormai non rende più. Il caro Cesc, celebre "Falso Nueve" della squadra che resterà per sempre nel cuore degli spagnoli, è apparso lento e impacciato, ormai incapace di fare ballare il flamenco agli avversari.
  • Pogba – Doveva essere il suo europeo, la consacrazione definitiva nella sua Francia, ma “mister 120 milioni” stecca clamorosamente. La sua – indiscussa – classe si vede a sprazzi, ma non riesce mai a diventare il leader che tutta la nazione si aspettava. Alla Juventus si è trovato in una realtà societaria poco incline ai colpi di testa e ai protagonismi, in nazionale questi – giustissimi – vincoli vengono a cadere, e mentalmente Paul sembra risentirne.
  • Sterling – Il City lo ha pagato 70 milioni, all’europeo non salta nemmeno i cinesini in allenamento. Emblema di un rincaro dei prezzi dei calciatori che sta sfuggendo a ogni logica.

  • Milik – In Olanda aveva fatto il mattatore, in Francia sembra giocare con le scarpe antinfortunistiche. Sbaglia valanghe di gol a porta vuota che manco al torneo della parrocchia. 
  • Kane – La lungimiranza tattica di mister Hodgson spedisce un marcantonio di 1.90 a battere i calci d’angolo, ma va detto che Kane fa di tutto per sembrare il gemello scarso del bomber ammirato in premiership. Le punizioni che terminano direttamente dai paninari fuori dallo stadio sono un emblema di un europeo decisamente non suo.
  • Müller – Si presentava come uno dei favoriti al titolo di capocannoniere, ma l'idolo dei bavaresi è sembrato avere la testa già alla prossima Oktoberfest. In Francia non si regala nemmeno un bicchiere di champagne, tornandosene a casa con zero goal e persino il mal di testa. Non quello da post sbornia, bensì quello da ipnosi da Gigi Buffon, che gli ha persino parato un rigore nella serie dei quarti di finale.
Redazione | 11 lug 2016 18:12

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