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Trump firma i dazi. 11 Paesi siglano un'intesa anti-Usa

Sfidando la comunità internazionale, i mercati e le istituzioni finanziarie mondiali, il suo partito e alcuni ministri chiave, il presidente americano Donald Trump vara i dazi al 25% sull'acciaio e al 10% sull'alluminio.

Ma, mentre 11 Paesi rispolverano il patto commerciale transpacifico (Tpp) in funzione anti-Usa, sceglie una soluzione "flessibile", riservandosi di aumentare o abbassare i dazi in qualsiasi momento e di esentare provvisoriamente alcuni Paesi: come l'Australia, o il Canada e il Messico, quest'ultimi però solo in subordine ad una efficace rinegoziazione dell'accordo di libero commercio nordamericano Nafta.

Eccezioni che rischiano di aprire il vaso di Pandora delle richieste per un trattamento speciale. Il segretario al commercio Wilbur Ross ha spiegato che le esenzioni saranno basate sugli interessi della sicurezza nazionale Usa, intesi in senso lato, dall'occupazione agli effetti su singole industrie.

L'Ue ha già pronte misure di ritorsione sino a 3,5 miliardi di dollari su un'ampia gamma di prodotti americani, realizzati in particolare nei 'red state', per mettere in difficoltà Trump nelle elezioni di midterm. Anche la Cina, vero bersaglio per il suo eccesso di produzione sovvenzionata di acciaio, è sul piede di guerra e minaccia "un'appropriata e necessaria risposta". "Scegliere la guerra commerciale è una soluzione sbagliata. Alla fine si danneggiano gli altri e se stessi", ha affermato il ministro degli Esteri Wang Yi.

Ma la risposta forse più preoccupante per gli Usa l'hanno già data gli undici Paesi che hanno firmato oggi in Cile una nuova versione del Tpp, un accordo di libero scambio che copre 500 milioni di consumatori abbattendo i dazi. Tra i firmatari, che insieme rappresentano il 13,5% dell'economia mondiale, ci sono anche alleati di primo piano degli Stati Uniti, come Canada, Giappone e Australia. L'intesa era stata proposta negli anni scorsi dall'allora presidente statunitense Barack Obama per fermare l'ascesa di Pechino ma poi Trump aveva deciso di uscirne: ora gli Usa ne diventano il bersaglio, mentre la Cina potrebbe essere spronata ad entrare.
ATS | 8 mar 2018 20:28