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Siria: lealisti avanzano nella Ghuta, mistero su aereo russo

È quasi divisa in due la Ghuta, l'area a est di Damasco assediata dalle truppe governative che oggi sono riuscite ad avanzare nel cuore del territorio grazie alla copertura aerea delle forze lealiste, sostenute da Iran e Russia, contro i miliziani

Questi sono appoggiati da Arabia Saudita, Turchia e Qatar. Mentre al Consiglio di sicurezza dell'Onu è in corso una riunione straordinaria convocata da Francia e Gran Bretagna sulla Siria, si tinge di giallo la vicenda dell'aereo cargo militare russo precipitato ieri sulla pista dell'aeroporto di Hmeimim, sulla costa siriana. La versione di Mosca è che il velivolo - con a bordo 39 persone, tutte morte, tra cui un generale - è caduto a causa di un guasto tecnico.

Un gruppo armato siriano vicino all'Arabia Saudita e attivo proprio nella Ghuta ha invece oggi rivendicato "l'abbattimento" dell'aereo. In un comunicato diffuso dal giornale libanese ad Diyar, vicino al governo di Damasco alleato della Russia, si riporta il testo della rivendicazione, la cui autenticità non può essere verificata in maniera indipendente, e firmata Jaysh al Islam.

Il gruppo, che non nasconde i suoi legami con Riad, afferma che quattro dei suoi membri si sono infiltrati nell'aeroporto militare russo di Hmeimim e hanno aperto il fuoco con mitragliatori contro il velivolo quando era in procinto di atterrare all'altezza di circa 100 metri dal suolo.

Intanto sul terreno le forze governative siriane sono avanzate verso il centro della Ghuta, prendendo il controllo di Beit Siwa e arrivando alle porte di Misraba, località chiave nel fianco orientale della Ghuta. L'offensiva lealista prosegue, secondo attivisti vicini alle opposizioni siriane, anche grazie all'arrivo sul fronte della Ghuta di centinaia di miliziani lealisti: siriani, palestinesi e afghani.

L'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria afferma inoltre che l'offensiva di terra ha finora consentito ai governativi di riconquistare il 40 per cento del territorio della Ghuta, dopo una escalation di bombardamenti che a partire dal 18 febbraio ha provocato oltre 800 morti tra i civili.

Sul piano regionale, i presidenti di Turchia e Iran, Recep Tayyip Erdogan e Hassan Rohani, hanno discusso questo pomeriggio in una telefonata della "tragedia umanitaria" in corso nella Ghuta orientale, assicurando uno sforzo comune per mettere in atto la tregua dichiarata dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu.

I due leader hanno inoltre discusso dei preparativi per il summit che il mese prossimo - probabilmente il 4 aprile - riunirà a Istanbul Erdogan e Rohani con Vladimir Putin, nel secondo incontro trilaterale sulla Siria dei leader del processo di Astana. La Ghuta è una delle zone che rientrano negli accordi di Astana, così come l'area curdo-siriana di Afrin al confine con la Turchia.

Qui, secondo fonti locali, le milizie siriane filo-turche sono avanzate nell'area investita dal 20 gennaio dall'offensiva di Ankara contro l'ala siriana del Pkk. Le fonti affermano che i miliziani arabi hanno preso il controllo di alcuni villaggi distanti appena otto chilometri a nord dalla cittadina di Afrin.
ATS | 7 mar 2018 19:39