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Trump da Xi cerca pace commerciale, accordi da 250 mld

La prima giornata di Donald Trump a Pechino è stata scandita da "indimenticabili momenti nella Città Proibita". E sarà domani che la sua visita di Stato, ribattezzata 'plus' per l'accoglienza di grande riguardo in stile imperiale, vivrà la sua fase cruciale.

Dal bilaterale con l'omologo Xi Jinping dovranno emergere elementi positivi, oltre che sulla crisi della Corea del Nord di Kim Jong-un, su un altro assillo del tycoon: il deficit commerciale americano che "deve calare".

La Casa Bianca, nelle previsioni circolate in serata, si prepara ad annunciare maxi accordi fino a 250 miliardi di dollari durante il corso della settimana, secondo la stima fatta dal segretario al Commercio, Wilbur Ross, in un incontro con i top executive di una trentina di società americane tenuto a Pechino. Lo scenario riportato da Bloomberg, citando il resoconto di due partecipanti confermato da un funzionario dell'amministrazione Usa, è stato anticipato in giornata da intese per 9 miliardi con protagoniste 19 società come DowDuPont, Honeywell, General Electric e Bell.

Le ipotesi più accreditate sono nel settore energetico: un investimento multimiliardario di Sinopec in Texas e nelle Isole Vergini americane, un accordo tra Alaska Gasline Development e Sinochem, un'intesa tra Qualcomm e il gruppo di telefonia Xiaomi, il fondo da 5 miliardi messo a punto da Goldman Sachs e il fondo sovrano China Investment Corp (Cic) per investire negli Usa.

Trump ha già in campagna elettorale presidenziale denunciato le pratiche scorrette della Cina, causa del deficit commerciale americano che vale oltre il 60% dell'intero surplus di Pechino.

I dati, del resto, non sembrano dare segnali confortanti: il surplus cinese di ottobre verso gli Usa è di 26,6 miliardi (su 38,17 miliardi totali) e nei 10 mesi è intorno ai 223 miliardi.

Ma nella tappa più delicata del suo viaggio in Asia, seguita a Giappone e Corea del Sud, Trump dovrà anche strappare "più sforzi" alla Cina per bloccare le ambizioni nucleari e missilistiche della Corea del Nord, l'imprevedibile vicino e alleato. A Seul la fitta nebbia ha impedito al suo 'Marine One' il blitz col presidente sudcoreano Moon Jae-in alla zona demilitarizzata (Dmz) che separa la penisola, ma il messaggio al Nord lo ha comunque lanciato nel discorso dinanzi all'Assemblea nazionale di Seul.

"È nostro dovere affrontare insieme questa minaccia: più a lungo aspettiamo, più il pericolo cresce e minori diventano le opzioni a disposizione", ha detto Trump, tornato a imbracciare la pesante retorica. "Non ci sottovalutate e non ci mettete alla prova - ha aggiunto - Siamo pronti a discutere solo un futuro di prosperità e pace, di questo luminoso passo per la Corea del Nord", bollata come una "crudele dittatura". Il destino della gente coreana non è la schiavitù e l'oppressione, ma "andare dritti verso la gloria e la libertà".

Trump ha sollecitato tutti i Paesi a dare attuazione rigida alle diverse risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e a "isolare" Pyongyang: tutte "le nazioni responsabili - ha scandito strappando alla platea l'applauso - devono unire le forze per isolare il regime brutale della Corea del Nord, rifiutando ogni forma di supporto, di rifornimento o di consenso". Ha menzionato esplicitamente Cina e Russia, chiedendo tra l'altro "la riduzione delle relazioni diplomatiche". Domani la risposta di Xi, dal 10 novembre, a margine dell'Apec in Vietnam, forse anche quella del capo del Cremlino Vladimir Putin.
ATS | 8 nov 2017 21:42