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Siria: giallo sulla fuga del vice di Assad, "arrestato"

È giallo sulla sorte del vice di Assad: secondo i ribelli avrebbe tentato la fuga per essere poi arrestato, ma il regime nega tutto.

Quel che è certo è che nemmeno per pochi secondi il volto del vice presidente siriano Faruq al Sharaa è apparso finora sugli schermi della Tv di Stato per fugare una volta per tutte le notizie non confermate della sua defezione.

Le prossime ore o, al massimo, i prossimi giorni saranno decisivi per far luce sull'ennesimo mistero che avvolge le sorti del più longevo regime del Medio Oriente, del quale Sharaa, sunnita di Dara'a e in sella da quasi 40 anni, conosce moltissimi segreti e retroscena.

Sullo sfondo di incessanti combattimenti ad Aleppo tra ribelli e lealisti e nuovi bombardamenti da parte dell'artiglieria e dell'aviazione governative sulle principali roccaforti della rivolta, Damasco ha oggi salutato gli ultimi osservatori della missione Onu (Unsmis), durata in tutto quattro mesi, ma da parecchie settimane di fatto non operativa. Il generale senegalese Babacar Gaye, capo per meno di un mese dei berretti blu disarmati, ha condannando gli atti di violenza "contro i civili commessi da entrambe le parti", le forze del regime e i ribelli dell'Esercito libero (ELS).

Il fallimento degli osservatori e del loro sponsor, l'ex inviato ONU-Lega Araba Kofi Annan non è stato mitigato dalle prime prudenti dichiarazioni del diplomatico algerino Lakhdar Brahimi, successore dell'inviato speciale ma con un titolo diverso: "Rappresentante speciale congiunto Onu e Lega Araba per la Siria". Dietro l'etichetta la sostanza non cambia e Brahimi ha subito dato prova di realismo, affermando di non esser così sicuro di riuscire nella missione di pacificare la Siria in guerra. Sul futuro politico del presidente siriano Bashar al Assad, Brahimi ha fatto un passo indietro rispetto ad Annan, per il quale il rais "deve andarsene", sostenendo più prudentemente che "è ancora troppo presto per dire se Assad debba lasciare l'incarico".

Dal canto loro i ribelli dell'ELS avevano confermato stamani il tentativo di defezione da parte del vice presidente Sharaa (73 anni) senza però confermare il suo arrivo in Giordania, come avvenuto invece per il cugino una decina di giorni fa. Le autorità di Amman smentiscono la presenza nel regno hascemita del numero due di Damasco. I media ufficiali siriani, circa un'ora dopo la diffusione delle prime indiscrezioni da parte della tv panaraba saudita al Arabiya, hanno reso noto un comunicato dell'"ufficio di Sharaa" in cui si afferma che il vice presidente "non ha mai pensato in tutta la sua vita di lasciare il Paese".

I media governativi in questi casi si affrettano a mostrare immagini fresche del politico indicato come disertore. Come nel caso di Maher al Assad, fratello minore del presidente e capo della Guardia Repubblicana nei giorni scorsi dato per gravemente ferito nell'attentato del 18 luglio, il regime non ha finora dato nessuna prova della permanenza di Sharaa ai vertici formali del potere.

Fonti dell'opposizione siriana all'estero hanno nel pomeriggio affermato che Sharaa ha tentato di fuggire ma invano, e che ora è agli arresti domiciliari. Nelle prossime ore potrebbe apparire e annunciare le sue dimissioni per malattia, come accaduto esattamente un anno fa al generale Ali Habib, ministro della Difesa allora epurato perché - secondo osservatori locali - non d'accordo sulla violenza della repressione ad Hama.

I comitati di coordinamento degli attivisti hanno documentato l'uccisione oggi di almeno 142 persone: non solo ad Aleppo ma anche in alcuni sobborghi di Damasco, a Homs e soprattutto nella regione di Daraa, pesantemente bombardata dall'artiglieria governativa. Che è tornata a colpire la cittadina di Azaaz, al confine con la Turchia, teatro mercoledì scorso di un "massacro" in cui hanno perso la vita - secondo fonti giornalistiche indipendenti - decine di civili tra cui donne e bambini.


ATS
ATS | 18 ago 2012 22:33