Accedi16/24°

Siria: controffensiva regime su Aleppo, ma è giallo

La tanto attesa controffensiva di terra delle forze fedeli al presidente Bashar al Assad contro le roccaforti dei ribelli ad Aleppo si è conclusa - secondo il governo di Damasco - con un successo-lampo. Smentito però dalla versione dell'Esercito Libero Siriano (Els) e dalle testimonianze di giornalisti stranieri sul posto, secondo i quali le truppe lealiste non hanno preso il controllo di Salah ad Din, quartiere chiave alla periferia sud-occidentale della prima città per importanza della Siria.

E anche la vicenda dei 48 iraniani catturati nei pressi di Damasco sabato scorso dai ribelli continua a riservare contorni imprevisti: Teheran, da oltre 30 anni alleato strategico del regime siriano, ha ammesso oggi che tra i sequestrati ci sono anche alcuni membri "in pensione" delle temibili guardie rivoluzionarie. Ma sempre ribadendo che si tratta di "pellegrini" giunti a Damasco solo per motivi religiosi.

L'altro maggiore alleato del regime di al Assad, la Russia, ha poi smentito categoricamente un'altra notizia data dai ribelli, quella dell'uccisione di un suo generale, Vladimir Kuzheiev, anch'egli "in congedo" e che secondo i miliziani siriani era stato invece ucciso in un sobborgo non precisato a ovest di Damasco.

L'Esl ha mostrato in un video alcuni documenti di riconoscimento in arabo del "consigliere russo del ministero della difesa siriano e dello stato maggiore", una sua foto con l'ex ministro della difesa e alcuni documenti che dimostrerebbero, se autentici, la presenza del generale a Damasco almeno fino alla fine di luglio.

Kuzheiev, secondo l'agenzia russa Interfax, ha invece incontrato oggi i giornalisti al ministero della difesa di Mosca affermando di essere vivo e in buona salute e ammettendo solo che in passato e fino al 2010 aveva lavorato come consigliere a Damasco.

Sul piano diplomatico, sono continuati gli sforzi iraniani di limitare le perdite a livello regionale in caso di eventuale caduta del regime di Damasco: domani a Teheran è prevista una conferenza "consultiva" tra rappresentanti a vario livello di una dozzina di Paesi di Asia, Africa e America Latina non apertamente schierati con l'Occidente.

Sul terreno i Comitati di coordinamento locali hanno documentato, con nomi e cognomi, l'uccisione di almeno 91 persone, tra cui 12 donne e 10 bambini, in violenze avvenute in quasi tutto il Paese. Il bilancio più pesante è stato registrato a Hama e Aleppo (22 uccisi rispettivamente), ma vittime si contano a Dayr az Zor (13), Damasco e Idlib (11), Daraa (7), Homs (4) e Latakia (1).

Le forze governative hanno proseguito anche oggi i bombardamenti contro le varie roccaforti della rivolta: gli attivisti di Zabadani, a ovest di Damasco, denunciano la semi-distruzione della storica cittadina. A Daraa soldati lealisti hanno ucciso un imam di una moschea, Yusuf Hallaq, mentre a Damasco si è svolta la seconda manifestazione pacifica in due giorni, con un centinaio di giovani che hanno sfilato in pieno centro il rigido apparato di sicurezza.

Ad Aleppo, gli occhi sono stati puntati tutto il giorno su Salah ad Din, ingresso sud-ovest della città, dove i militari di Damasco - secondo la tv di Stato - sono entrati e "hanno ripulito la zona uccidendo e arrestando numerosi terroristi". Secondo il racconto ufficiale, le truppe governative non hanno incontrato resistenza e hanno raggiunto le postazioni chiave di Bab al Hadid e Bab Nayrab, nel centro e nell'est di Aleppo.

Informazioni smentite con decisione dai leader dei ribelli sul terreno che hanno detto di essere ancora a Salah ad Din e di aver risposto al fuoco. Fonti giornalistiche indipendenti ad Aleppo hanno riferito di "violenti combattimenti" dentro e attorno a Salah ad Din e di "rinforzi" ai ribelli giunti da altri quartieri della città controllati dall'Esl.

Non si ha però alcuna conferma della notizia, diffusa in mattinata dall'inviato ad Aleppo della tv panaraba al Arabiya, dell'abbattimento da parte dei ribelli di un caccia Mig governativo.


ATS
ATS | 8 ago 2012 21:53