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USA: in Texas un minorato di mente davanti al boia

Un ritardato mentale di 54 anni è stato messo a morte la notte scorsa nel carcere di Hunsville, in Texas. Marvin Wilson, un afroamericano condannato alla pena capitale per omicidio nel 1994, aveva 61 di quoziente intellettivo (QI), ben al disotto del limite di 70 normalmente considerato in diversi stati americani come soglia minima per poter finire davanti al boia, ma questo non è stato sufficiente per salvargli la vita.

Nelle settimane e nei giorni scorsi, molte associazioni per la difesa dei diritti umani avevano lanciato appelli in suo favore, sottolineando anche che nel 2002 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sentenziato che "le presone con ritardi mentali dovrebbero essere categoricamente escluse dalle esecuzioni".

Allo stesso tempo, l'alta Corte ha però di fatto lasciato spazio agli stati nel giudicare i parametri per stabilire se un condannato abbia o meno ritardi tali da evitargli la pena capitale; e ieri ha respinto un ultimo ricorso presentato dagli avvocati in suo favore.

E a tal proposito, la Corte d'appello del Texas aveva peraltro risposto tirando in ballo in un parere ufficiale il personaggio "Lennie" del romanzo del 1937 di John Steinbeck "Uomini e topi", suscitando l'indignazione del figlio del celebre scrittore premio Nobel: "Prima del caso di Wilson non avevo idea che uno Stato come il Texas si rifacesse a un personaggio creato da mio padre", ha detto, aggiungendo di trovare la cosa "insultante, oltraggiosa, ridicola e profondamente tragica".

Frattanto, respingendo la perizia psichica che aveva stabilito a 61 il Qi di Wilson come inattendibile, i procuratori del Texas ne hanno presentate altre in cui aveva raggiunto 70, e al condannato è stata ieri praticata un'iniezione letale.

Ma secondo molti, Wilson aveva l'intelligenza di un bambino. Era cresciuto in povertà, facendo fatica a compiere gesti semplici come allacciarsi le scarpe o contare il denaro. Ha frequentato scuole speciali dove ha ottenuto risultati mediocri. Da adulto ha iniziato a mantenersi facendo qualche lavoretto manuale e ha avuto un figlio con una convivente. "Non riuscivo a credere che anche dopo la nascita del figlio continuava a succhiarsi il pollice", ha raccontato sua sorella Kim.

Marvin Wilson è stato condannato a morte per l'omicidio di un informatore della polizia, Jerry Williams, che pochi giorni prima lo aveva denunciato come spacciatore. Lui non ha mai negato di aver venduto droga, ma si è sempre detto innocente dell'omicidio, per cui anche un altro uomo, Terry Lewis, è stato condannato all'ergastolo.

Al processo, la moglie di Lewis ha testimoniato che Wilson le ha confidato di essere stato lui a premere il grilletto della pistola che ha ucciso Williams, una circostanza che però non è stata sostanziata da prove forensi o testimoni oculari.

"Capisco che arrivo qui come peccatore e ne esco come santo", sono state le sue ultime parole nella stanza della morte, in cui ha anche invocato: Dio, Gesù, portatemi a casa".


ATS
ATS | 8 ago 2012 21:47