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Mobility pricing, la posizione del Direttore Cc-Ti

Per Luca Albertoni i tempi non sono ancora maturi per attuare il progetto nei termini previsti dall'autorità federale

L’idea di base del Mobility pricing potrebbe in teoria avere il pregio di considerare l’aspetto tariffale di tutto il traffico, pubblico e privato, e non solo quello legato all’utilizzo della strada. Tuttavia, il rifiuto di alcune importanti regioni svizzere di ospitare un progetto-pilota sul tema, rispettivamente le dichiarazioni con cui la questione è considerata non prioritaria, dimostrano che non vi sono le basi per attuare il Mobility pricing, almeno secondo i termini previsti oggi dall’autorità federale. E’ vero che una diversificazione delle tariffe che tenga conto dell’utilizzo delle infrastrutture sarebbe possibile anche verso il basso e non solo verso l’alto, come a volte già praticato dalle FFS per i treni meno frequentati.

Ma la tentazione di “punire” finanziariamente chi viaggia negli orari di punta è purtroppo sempre in agguato e la cosa non mi piace molto perché per molte persone non ci sono alternative. Il discorso andrebbe pertanto ampliato ad altri elementi assai complessi e legati alla struttura della società e dell’economia, come ad esempio gli orari scolastici o modelli di lavoro più flessibili.

Mi sembra però poco realistico che un discorso più strutturato possa trovare un sufficiente consenso politico.

Resto quindi scettico sulla fattibilità di un Mobility pricing che possa essere equo e al contempo portare reali soluzioni alla mobilità.

Luca Albertoni, Direttore Cc-Ti

 

Redazione | 7 apr 2017 08:13

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