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I preservativi "Harry Popper" costano caro

Magic X, catena di sex-shop elvetica, deve sborsare 150mila franchi per aver utilizzato il nome del maghetto

Il Tribunale federale ha messo fine a un contenzioso che oppone da anni il gigante dell'intrattenimento Warner Bros e la catena di sex-shop Magic X. Il ricorso di quest'ultima, che distribuiva preservativi nominati "Harry Popper", è stato respinto. L'azienda elvetica dovrà versare oltre 150'000 franchi.

Il leader elvetico del settore erotico ha fatto registrare oltre un decennio fa il nome "Harry Popper" nel registro svizzero dei marchi. Nel 2008 la Warner Bros, titolare del marchio "Harry Potter", ha chiesto un divieto per l'uso del nome.

Nell'agosto 2010 il tribunale cantonale di Svitto ha accettato la domanda del gruppo americano. La Warner ha poi chiesto un versamento proporzionale alla quantità di preservativi venduti e il conseguente giro d'affari realizzato. Dopo diversi passaggi nei tribunali, la giustizia svittese ha stabilito l'anno scorso in base a stime - vista la reticenza della catena svizzera nel fornire le cifre - la somma da versare a oltre 150'000 franchi.

Il totale è stato contestato da Magic X insieme ad altri punti di fronte al Tribunale federale. In una sentenza pubblicata oggi, l'Alta corte di Losanna ha però confermato la decisione del tribunale di Svitto, giudicando insufficienti le motivazioni del ricorso, che è quindi stato respinto.

Redazione | 20 giu 2018 12:08

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