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Facciamo pace con lo specchio!

Il Personal Branding si costruisce mettendo in luce e in risalto le nostre migliori caratteristiche, valorizzando i punti di forza naturali.

Specchio, specchio delle mie brame, chi èla più bella del reame?

Grimilde soffriva forse di dismorfofobia?
Dismorfofobia, l’avete mai sentita nominare?


E’ la sindrome dello specchio, cioè quella percezione distorta che ci mostra un’immagine di noi non aderente alla realtà.
L’ossessione per l’aspetto esteriore e la rincorsa a modelli estetici proposti dai media e dalla moda fa sì che milioni di persone, per la maggioranza donne, ricorrano alla chirurgia estetica per modificare le sembianze del volto e le forme del corpo, nel tentativo di adeguare l’esteriorità percepita a un ideale di bellezza quasi sempre irraggiungibile.

La frustrazione che deriva dal sentirsi inadeguate e imperfette produce ricadute sull’equilibrio psicologico, sulla salute e, a volte, si manifesta in vere e proprie sindromi disturbanti, come ad esempio la tendenza a dedicarsi allo shopping compulsivo, salvo poi ritrovarsi insoddisfatte e pentite a rimirare pile di abiti che in negozio ci sembravano perfetti e ora, quando li proviamo davanti allo specchio di casa, mettono in evidenza ogni nostro difetto.

Come Grimilde, in perenne conflitto con Biancaneve, eccoci allora a interrogare lo specchio: chi è la più bella? Da dove sono spuntate quelle due zampette di gallina agli angoli degli occhi? Perché mai oggi le rughe, la pancia, le smagliature, la cellulite mi si vedono di più?
Lo specchio tace.

La sua funzione è specchiare e la svolge coscienziosamente, mentre noi proiettiamo su quell’immagine in cui non ci riconosciamo, tutti i difetti che siamo convinte di possedere. Un ruolo decisivo lo giocano famiglia, parenti e amici: se siamo abituate fin da piccole a sentirci criticare a ogni taglio di capelli e ad ogni acquisto, avremo magari imparato a introiettare quelle parole acri e astiose, che sanzionavano i nostri gusti e preferenze. A dispetto di armadi straripanti di vestiti e accessori, ci accadrà di trascorrere tempo prezioso a decidere cosa indossare, per poi concludere sconsolate con la fatidica frase “non ho niente da mettermi”, mentre, in realtà, la frase completa suonerebbe più o meno così: “non ho niente da mettermi che mi faccia sentire bella”.

Ecco qui il punto cruciale: tutto parte dalla percezione che abbiamo di noi stesse e del nostro corpo.

Esistono donne filiformi che si sentono sovrappeso quando mangiano un biscotto in più: le avete anche voi le amiche dal peso forma, che dopo pranzo si massaggiano la parte del corpo dove per i comuni mortali ci dovrebbe essere una pancia mentre per loro c’è uno spazio concavo, dicendo “oddio come mi sento piena, ho mangiato troppo”? Allora so come vi sentite. Voi passate rapidamente in rassegna ciò che hanno mangiato, subito dopo vi rendete conto di quello che avete ingurgitato voi nello stesso lasso di tempo e nella mente vi si formano in contemporanea due pensieri: “accidenti ho ancora fame” e un malevolo pensiero rivolto alla vostra amica, in cui le augurate che quella mezza disgustosa galletta di cereali sconditi e insapori, che lei ha definito cibo in eccesso, si trasformi magicamente in spietati accumuli di grasso che le si posizionino sui glutei.

Ebbene, il mio invito oggi è quello di guardare la vostra amica con occhi buoni, perché lei, proprio come voi, si percepisce in modo alterato.
Per equilibrare le donne ipercritiche dal super io tirannico, che le vuole perennemente a dieta, esistono però anche tutte quelle donne che trasportano con fierezza i loro chili in sovrappeso. Anche in questo caso la visione che hanno di se stesse non è precisamente aderente alla realtà, altrimenti non si metterebbero i leggings aderenti con il disegno di Minnie sul posteriore (giuro che li ho visti davvero al in un aeroporto: la fiera portatrice sana di cartoni animati era in coda al check in di fronte a me, che la guardavo ipnotizzata).

Se Grimilde è ipnotizzata dallo specchio, rifacciamoci con Cenerentola

Senza scomodare i massimi sistemi psicologici, poiché non è nostra intenzione interpretare i comportamenti, ma piuttosto proporre semplici cambiamenti di prospettiva che possano migliorarci l’umore e l’autostima, ci preme chiarire un punto fondamentale: il nostro aspetto fisico è parte integrante del nostro Personal Branding. Il Personal Branding non è altro che la nostra intima essenza, quella che facciamo trapelare all’esterno; è tutto ciò che vogliamo trasmettere alle persone; è quello che desideriamo, per esempio, che i nostri potenziali clienti o datori di lavoro percepiscano della nostra personalità, non solo umana, ma anche professionale.

Il Personal Branding si costruisce mettendo in luce e in risalto le nostre migliori caratteristiche, valorizzando i punti di forza naturali, che ci differenziano dalla massa e ci rendono uniche. Ecco il piccolo trucco: cambiare la qualità dello sguardo: non più uno sguardo inquisitore e ipercritico, ma uno sguardo amorevole su noi stesse.
Prendiamo esempio da quella straccioncella di Cenerentola: quando si rende conto di non poter andare al Gran Ballo del Principe non si mette certo a piangere perché si sente brutta e cessa, nossignori. Lei singhiozza a morte perché “non ha il vestito adatto”.

Mica le vengono le paturnie di Grimilde, a Cenerentola.
Lei sa che le serve solo un qualche santo in paradiso, o una fata madrina che le risolva il problema del look.
Per rifarsi il look con efficacia serve una disamina oggettiva e serena dei propri punti di forza. Si comincia così, con uno sguardo che vede i pregi anziché i difetti. Poi si potranno chiamare a raccolta sorcetti, cani, cavalli e zucche, che il nostro sguardo magico avrà trasformato in risorse. E’ questo che accade quando si cambia la qualità dello sguardo: si porta una nuova luce su se stesse e sulla realtà che ci circonda.

Ecco perché sabato 25 novembre a Lugano proponiamo il workshop di Storytelling Estetico “Cenerentola rifatti il look”.
Sappiamo che la percezione di sé si costruisce con le Parole interne, quelle che ci diciamo in continuazione: se sono parole critiche e severe ci faranno sentire goffe e inadeguate. Se sono buone e luminose faranno brillare ancor più la nostra naturale bellezza.
Quando avremo imparato a ideare, progettare, costruire il nostro nuovo corpo da percepire con amorevole benevolenza, allora saremo pronte per la fata madrina.

Nel Workshop Regina Moretto, Esperta di Comunicazione e Scrittura Potente, propone esercizi pratici di storytelling autobiografico per individuare e trasformare le parole che ci bloccano e ci svalorizzano. Sono esercizi che servono a produrre testi che si possono già usare, ad esempio, sui profili social, nei Curriculum Vitae e nelle presentazioni professionali.
La Style Coach Isabella Ratti, ideatrice del Metodo IR StyleCoach lavorerà con le partecipanti proprio come la Fata Madrina di Cenerentola, svelando trucchi del mestiere e consigliando i migliori abbinamenti di colori, forme e modelli per apparire smaglianti.

Workshop “Cenerentola, rifatti il look!”: iscrizioni ancora aperte (www.isabellarattti.com)
Storytelling Estetico per raccontare LA BELLA IMMAGINE
HOTEL DE LA PAIX, Lugano

Isabella Ratti

[email protected]

www.isabellaratti.com

Redazione | 16 nov 2017 07:31

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