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A tu per tu, con Federico Moccia per il lancio del suo nuovo libro Tre volte te

Il 3 maggio si è tenuta una tavola rotanda, la prima di un mese legato alla letteratura, presso il View di Lugano con l'autore Federico Moccia dove si è parlato d'amore.

Quante volte abbiamo ascoltato e canticchiato questa canzone di Tiziano ferro "Ripenserai agli angeli
Al caffè caldo svegliandoti
Mentre passa distratta la notizia di noi due
Dicono che mi servirà
Se non uccide fortifica
Mentre passa distratta la tua voce alla tv
Tra la radio e il telefono risuonerà il tuo addio"

Quante volte abbiamo visto sopra i muri la scritta "Tre metri sopra il cielo" e chi di noi non ha chiuso un lucchetto credendo nel vero amore?

Ho avuto la fortuna di intervistare Federico Moccia per la pubblicazione del suo nuovo libro "Tre volte te" e fargli alcune domande riguardo i personaggi protagonisti della sua trilogia.  

Ci siamo tutte innamorate di Step, il personaggio protagonista della sua trilogia. Si è mai chiesto come piace così al pubblico femminile? E che evoluzione ha avuto rispetto i due romanzi precedenti? Già in “Ho voglia di te” ha attuato una metamorfosi rispetto a “Tre metri sopra il cielo”, in questo nuovo romanzo cosi ci dobbiamo aspettare?

Credo che Step quando scrivi un libro e quando scrivi un personaggio, chi legge a modo di calzare su quella persona, su quelle parole, desideri e descrizioni sui quei momenti che desidera. Quindi ti innamori con più facilità di un personaggio letterario rispetto a quello che poi viene portato sullo schermo anche se poi fortunatamente nel caso del mio protagonista ha avuto successo in entrambe le versioni.

Non è facile passare dal cartaceo alla pellicola cinematografica, ci sono stati tanti flop, però nel suo caso il film è stato tanto amato quando il libro. Perché secondo lei?

Ci sono state delle congiunzioni particolari anche grazie alla musica di Tiziano Ferro “Sere nere” che usciva proprio in quel momento. C’è stato un connubio speciale tra Scamarcio, Ferro e Moccia. Per come uno l’ha interpretato, per come uno l’ha cantato e come io l’ho scritto. Quell’amore con determinate caratteristiche, è il desiderio di amare, poi a seconda del momento delle donne più diverse e dell’età si sono immedesimate attraverso i ricordi, alcune forse lo stavano vivendo o altre speravano di viverlo.

Perché ha voluto scrivere il sequel di “Tre metri sopra il cielo” e “Ho voglia di te”, lo considera come l’ultimo pezzo di un puzzle?

Questa cosa non la so o meglio è nato naturalmente ma poi mentre scrivevo mi sono accorto che tanti fili, tanti momenti di tutto quello che era successo nei precedenti romanzi piano piano stava venendo fuori e si andava compiendo. Per cui ho messo a posto delle cose che sembravano quasi facessero parte di un grande telaio, di una grande trama immaginata sin dall’inizio. Forse in maniera subliminale il tutto è nato anche cosi, chissà…? Ho pensato che ci dovevano essere delle chiusure e mi piaceva anche sorprendere con tutto quello che le persone avevano letto nei due libri precedenti. Vedere da altre angolazioni, rimanere sorpresi perché tutto quello che era accaduto ora veniva vista da un’altra luce da un altro occhio, avendo tutto un altro aspetto come molto spesso accade anche nella vita reale. Noi vediamo delle cose delle quali siamo convinti ottusamente, egoisticamente poi ci spostiamo e ci accorgiamo che è tutta un’altra visione dell’intero.

Gin è sempre stata una donna pragmatica, vera che ha combattuto per ottenere ciò che vuole a differenza di Babi dalla femminilità eterea. Secondo lei il pubblico femminile in quale delle due protagoniste/antagoniste si identifica maggiormente?

In realtà il pubblico è diviso, ci sono alcuni pro Babi e alcuni pro Gin quindi un pubblico femminile spaccato. E questo naturalmente per dei valori che riconoscono dell’una o dell’altra, per delle familiarità, somiglianze nei loro confronti. In “Tre volte te” secondo me cambiano molte cose ma ho cercato di rispettare al meglio quelle che erano le linee, i tratti distintivi, caratteriali per essere credibili e perché il pubblico potesse riconoscere quel personaggio tanto amato.

In due dei suoi libri compare il numero tre, per lei ha qualche simbologia particolare?

E’ uscito casualmente e mi è piaciuto perché faceva un po’ da ponte un “bridge” fra tre e te fra l’inizio e la fine, come se fosse un arco che chiude il primo libro con l’ultimo appena uscito. Mi è piaciuto questo suono, il tre è anche il numero perfetto ma non lo vedo per la sua simbologia ma per la sua bellezza.

Ma il grande amore con la A maiuscola si riesce mai a dimenticare?

Assolutamente no, anche se per ogni fase della nostra vita ci possono essere amori differenti, stati d’animo diversi dovuti al nostro vissuto che ci rende la persona che siamo. Non bisogna avere rimpianti perché se ci si è innamorati anche di persone “sbagliate” hanno comunque contribuito a formare il nostro essere. Non bisogna perdere la speranza ma vivere con positività ogni emozione perché ci porterà sicuramente da qualche parte forse ancora a noi sconosciuta.


Un grazie speciale a Federico Moccia per la bella interista e disponibilità a raccontarci alcuni aneddoti del suo nuovo libro “Tre volte te” che vi consiglio vivamente di leggere.

Isabella Ratti

[email protected]

www.isabellaratti.com 

 

Redazione | 5 mag 2017 08:20

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