TICINO | 31.07.2012 | 15:50
 
-   +
 
 
Invia Invia
 

La difesa chiede l'assoluzione di Mitra Djordjevic

Oggi, al processo per il delitto di Daro, ha parlato l'avvocato difensore della madre del presunto assassino di Arno Garatti

BELLINZONA - Stamane al processo per il delitto di Daro l'avvocato difensore Pietro Pellegrini ha cercato di smontare l'impianto accusatorio della pp Marisa Alfier che accusa la madre di aver istigato il figlio ad uccidere il marito Arno Garatti la sera del primo luglio 2011.

"Una tragedia greca a Daro"
Un compito arduo. Difendere la madre di un ragazzo che ha commesso un efferato omicidio, colei che secondo l'accusa avrebbe ordinato la morte del marito Arno Garatti. Una donna diabolica, secondo l'accusa, paragonabile alle mantidi, al loro cannibalismo post nuziale. Pietro Pellegrini, l'avvocato difensore, ha avviato la sua arringa con un riferimento letterario, ricordando come i capisaldi della tragedia greca un anno fa si sono riprodotti nel nostro piccolo Ticino, a Daro, con un'analogia disarmante: una moglie che odia il marito, la madre che istiga il figlio ad uccidere il patrigno, il figlio che passa all'atto e poi l'odio del figlio che si ritorce contro la madre. Una tragedia ticinese che oggi però presenta due vittime, ha detto il legale: Arno Garatti e Mitra Djorjevic, una madre che per difendersi si trova costretta ad accusare il figlio.

La versione dell'accusa
Il legale ha dapprima ricordato la tesi dell'accusa: Mitra sarebbe la mente diabolica che avrebbe orchestrato tutta l'operazione.  Tutto quanto è successo, secondo l'accusa, è riconducibile alla mente della madre che servendosi subdolamente del figlio, lo avrebbe indotto a sopprimere il marito. Perché? Per stare in Svizzera e per per incassare l'assicurazione.

“Una versione inverosimile”
Tutto ciò, secondo Pellegrini, è inverosimile per alcuni motivi: nessuna madre, ha detto il difensore, adopera il proprio figlio per appagare un insano desiderio, spingendo il proprio figlio a commettere un atto così atroce. È inoltre inverosimile, ha continuato Pellegrini, che il figlio 17.enne fosse così succube da spingersi a tanto. A questi elementi se ne aggiungo altri: “se fosse colpevole come mai è tornata dalla Serbia? E poi ancora: perché non è fuggita dalla Svizzera quando ha capito che i sospetti potevano arrivare su di lei? Non è fuggita, ha detto il legale, perché Mitra è innocente”.

“Mitra non è una sfinge serba, lui la amava”
L'avvocato ha poi tracciato un quadro di Mitra: “non è una sfinge serba imperscrutabile e asettica”. Arno era felice della relazione, ha detto Pellegrini. Lui era felice di aver trovato una compagna. Lei era felice di aver trovato la stabilità per rimanere in Svizzera.

“Il movente economico è da scartare”
“Il movente economico è da scartare”, ha detto il legale della donna. La morte del marito non avrebbe migliorato la sua situazione economica. La rendita vedovile, circa 1600 franchi – a cui si deve aggiungere una modesta rendita d'invalidità - corrisponde a circa la metà del reddito famigliare che la coppia incassava prima della morte del marito. Quanto all'assicurazione sulla vita, la moglie avrebbe incassato circa 3500 franchi. "Pochi per ordinare un omicidio", ha detto Pellegrini.

“Anche la questione del permesso non tiene”
Mitra era titolare di un permesso B, ha ricordato Pellegrini. “La morte del marito avrebbe comportato la sua partenza dalla Svizzera. Ordinado la morte del marito avrebbe quindi agito contro il suo interesse”

Il figlio è credibile?
“La pubblica accusa per costruire il suo impianto accusatorio non ha mai dubitato della credibilità del figlio, sostenendo invece che la madre sia bugiarda”, ha detto il legale, che ha sollevato il dubbio della credibilità del minore. Lo ha fatto citando una perizia psichiatrica secondo cui il minore ha una grande capacità di manipolare e di mentire. La credibilità del figlio è minata, ha detto il legale, citando le numerose dichiarazioni discordanti che riguardano il suo rapporto con Arno e quello tra la madre e il patrigno. Il minore, insomma, non è credibile. E la sua attitudine alla menzogna, certificata dalla perizia, rende le sue dichiarazioni non attendibili.

Ha agito di sua iniziativa o spinto dalla madre?
Discordanti sono anche le dichiarazioni del figlio circa la responsabilità della madre. Il legale ha fatto notare come le dichiarazioni del figlio non permettano di concludere in modo univoco sulla sua complicità. Anzi, in diverse occasioni il ragazzo sostiene - citiamo da una confessione letta in aula dall'avvocato – di aver agito di sua iniziativa: “sono stato io a progettare e ad uccidere Arno Garatti. Sapendo che mia madre lo voleva morto, ho deciso di farlo quando lei era in Serbia”. Insomma, secondo l'avvocato il figlio ha agito di sua iniziativa, dando sfogo a un suo desiderio, a un suo astio nei confronti del patrigno.

L'avvocato ha poi contestato la validità delle perizie psichiatriche
Sono state fatte per valutare un'eventuale scemata responsabilità del minore - riconosciuta al 25 % - e non per stabilire un'eventuale responsabilità della madre. Le dichiarazioni del figlio circa la colpevolezza della madre sono attendibili? Che ruolo ha avuto la madre in questa vicenda? Ecco alcune domande alle quali la perizia non risponde.

"La madre è l'altra vittima di Daro" 
"Mitra Djordjevic è la seconda vittima dell'omicidio di Daro". Ha detto l'avvocato difensore della madre del presunto assassino, chiedendone l'assoluzione. La 49.enne, ha detto infine, "ha perso contemporaneamente un marito ed un figlio".

fp






 
 
 

cerca
collegamenti