"Ora basta, mollo tutto e cambio vita". Sono pochi coloro che possono negare di avere già pronunciato una frase simile. Il «logorio della vita moderna» non è semplicemente uno slogan pubblicitario, ma un'esperienza che, presto o tardi, ognuno di noi sperimenta.
Le spese aumentano senza sosta e con esse la necessità di lavorare, mentre il tempo che possiamo dedicare ai nostri affetti e passioni sembra quasi inesorabilmente destinato ad assottigliarsi. Ma è proprio certo che le cose debbano andare così? Ai quattro angoli dell'Occidente, c'è chi si rifiuta ogni fatalismo di fronte alle incertezze del nostro tempo.
Da qualche anno ormai, hanno infatti cominciato a emergere proposte alternativa allo stile di vita lavoro-consumo, che viene considerato la norma. Una di queste opzioni si chiama downshifting, una parola inglese del lessico automobilistico che significa «scalare marcia», e quindi rallentare. In pratica, chi aderisce a questa visione del mondo abbandona volontariamente la propria posizione all'interno del sistema economico – solitamente nel settore terziario, spesso ad alto livello – per abbracciare uno stile di vita più essenziale, riducendo il livello dei suoi consumi e ripensando la propria quotidianità. Solitamente, tale passo è accompagnato dalla (ri)scoperta di una passione legata alle abilità manuali, nell'agricoltura o nell'artigianato.
Senza la pretesa di trovare risposte definitive, ma con l'opportunità di offrire uno sguardo su alcune persone che hanno affrontato un cambiamento radicale nella loro vita, l'ultima puntata di Piazza del Corriere per la stagione primaverile 2012 – in onda martedì 19 giugno dalle 20:45, su TeleTicino – sarà dedicata proprio al downshifting.
Ospiti in studio – nella discussione moderata dal giornalista Oliver Broggini e da Andrea Bozinovic dell'Università della Svizzera italiana – saranno tre persone che hanno cambiato la loro vita: Simone Perotti –autore di Adesso Basta, il libro che ha portato il tema al centro del dibattito in Italia –, l'artista ed ex manager Patrizia Mancuso e l'impresario teatrale Mirko D'Urso. A proporre una visione d'insieme del fenomeno, sarà il filosofo Nicola Emery.
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