SPORT GDP | 13.06.2012 | 12:00
 
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Il cielo d'Irlanda di Nicolas Roche

Il capitano dell’AG2R cerca il successo al Tour de Suisse

di Luca Steens
TRIMBACH / OLTEN Con un tempo come quello vissuto in questi giorni al Tour de Suisse, pensare di intervistare un irlandese non è stata nemmeno un’idea troppo originale. Se però il personaggio è Nicolas Roche, non c’è meteo che tenga: la chiacchierata alla scoperta del corridore dell’AG2R - La Mondiale è stata davvero interessante e divertente. Il quasi 28enne, passista-scalatore specialista delle corse a tappe, è momentaneamente al 5° rango nella generale del Tour de Suisse e promette battaglia fino alla fine, per magari riuscire a rimpinguare un palmarès ricchissimo di piazzamenti ma che vanta “solo” 7 vittorie. Il figlio d’arte è alla ricerca quindi di quegli acuti capaci di proiettarlo nella storia come papà Stephen, capace nel 1987 di vincere Tour, Giro, Mondiale e anche il Romandia, meritandosi logicamente anche il Mendrisio d’Oro. E proprio dalle condizioni meteorologiche siamo partiti nella chiacchierata on il perfetto poliglotta, prendendo spunto dalla sua battuta pubblicata su twitter, dove manifestava una certa invidia per i tennisti del Roland Garros, fermatisi dopo un paio di gocce d’acqua… «È vero, però per noi non fa nulla (ride, ndr). Alla mattina mi capita di brontolare un po’ perché quando c’è il sole è sempre più piacevole, ma alla fine ci devo andare comunque. Ovvio che essendo messo bene in generale ho una buona motivazione, ma io sono un corridore del caldo. Poi quest’anno ho già corso abbastanza sotto l’acqua: in pratica solo al California ho avuto il sole, e adesso mi piacerebbe un po’ più di caldo. Ma è anche una questione di “corsa”, perché con le strade bagnate devi essere sempre più concentrato e devi correre davanti, ed è più pericoloso. Con il bel tempo siamo tutti molto più rilassati».
Ci tieni ad essere irlandese (visto che ti è dispiaciuto non poter più portare i tuoi colori nazionali sui pantaloncini in quanto ex campione nazionale) ma non ami il clima piovoso…
La nuova regola dell’UCI permette di avere ancora il tricolore sulle maniche ma non sui pantaloncini... Per quanto concerne il tempo (sogghigna, ndr), io dico sempre che l’irlandese ha inventato il pub per stare dentro. È una falso stereotipo dire che a noi piace la pioggia, perché noi siamo dentro al caldo a gustarci una Guinness e vicini al fuoco.
Parliamo di questo Tour de Suisse esploso già alla prima tappa in linea.
Mi ricordavo che la salita a Verbier era ancora più dura e che ci sarebbero stati più distacchi, ma alla fine siamo ancora una trentina compresi in un minuto alle spalle di Rui Costa. Se sei un po’ cronoman, sui 35 km di Gossau venerdì è facile recuperare questo ritardo. Io invece perderò a cronometro altro tempo… non sono proprio uno specialista (sorride, ndr). Per questo speravo tanto di guadagnare di più domenica. Ho fatto una bella tappa ma speravo di fare più differenza su alcuni altri corridori.
Aspetterai quindi le ultime due tappe per calare i tuoi assi nella manica?
Di sicuro perderò un po’ di tempo a cronometro su corridori come Fuglsang, Monfort o anche Gesink, Leipheimer. Se voglio piazzarmi bene nella generale finale, devo andare fortissimo sabato e domenica prossimi.
In queste tappe interlocutorie si può inventare qualcosa?
Sappiamo tutti che se arriviamo in volata, Sagan è il più forte. Forse da oggi qualche squadra ha voglia di cambiare un po’ lo scenario della corsa. Io e il mio compagno di squadra John Gadret (8° a 24") penso che staremo tranquilli fino al weekend. Lui perderà ancora più tempo di me a cronometro, e quindi daremo tutto sabato e domenica. Noi partiamo alla pari, perché vediamo come va. Lui ha fatto il Giro, uscendo in forma ma accumulando anche stanchezza, io sono in crescendo di condizione, ma un giorno posso sentirmi “stanchino” e mollare… Quindi non c’è niente di sicuro.
D’altronde i tuoi obiettivi – Tour de France, Giochi e Vuelta – devono ancora arrivare: inutile essere al top già adesso.
A me piace tanto la Vuelta, ma per la squadra e per tutti il Tour è più importante. Penso che quest’anno in Spagna, con gli 11 arrivi in salita previsti, ho la possibilità di correre una buonissima corsa. Dovrò comunque già dare tutto alla Grande Boucle perché punterò alla generale: le due cronometro saranno il mio punto debole, quindi dovrò correre più aggressivo nelle altre tappe per recuperare tempo, magari inserendomi in una fuga. Londra? Non so, le Olimpiadi sono particolari: ho già corso in Cina nel 2008. Mi sembrava come una gara normale. Penso che per un ciclista i Giochi hanno un altro significato rispetto a uno sprinter dell’atletica o a un giocatore di badminton. Loro fanno una gara ogni due mesi, noi facciamo 100 giorni di gare all’anno e quindi una prova in più non cambia molto. Ovviamente è una corsa prestigiosa e io ci andrò concentrato, ma per me saranno più importanti il Tour e la Vuelta.
Scontato per il figlio di Stephen Roche fare il ciclista?
Ti dirò che io ho iniziato con la corsa campestre, poi sono passato al calcio per stare con gli amici, e quando ho abitato per due anni in Irlanda ho giocato a rugby. Poi mi sono fatto male al ginocchio e da lì – avevo 16 anni – ho fatto solo bicicletta perché non potevo fare altro. Per mio papà era importante che io facessi sport, quale era indifferente. Anzi, la nostra prima grande “litigata” l’abbiamo fatta quando dopo la maturità gli ho detto che volevo provare a fare un anno “a tutta” per passare professionista. Lui mi ha detto «No no, stai scherzando, tu vai all’Università». Poi abbiamo trovato un compromesso: mi ha dato due anni per passare prof, e se non ce l’avessi fatta avrei dovuto mollare tutto per continuare a studiare. Ora mi dà qualche consiglio, ma mi lascia fare, anche perché sa che ho una squadra che mi sostiene bene. Quando vado a trovarlo in Costa Azzurra e facciamo una pedalata, parliamo ovviamente di ciclismo, ma in maniera davvero tranquilla.
È ancora legato al mondo del ciclismo?
Sì sì, lavora con la Skoda, e per la marca di auto segue anche il Tour. È rimasto nel giro insomma. Ha già scritto anche alcuni libri sulla sua carriera, e proprio in questi giorni è apparso quello per festeggiare l’anniversario dei 25 anni dai suoi fantastici successi del 1987.
Stephen Roche ha avuto un grandissimo anno in carriera, arriverà anche quello di Nicolas?
Mi manca quel piccolo qualcosa per arrivare al top, è vero. Nel 2010 ho ottenuto quasi 30 piazzamenti nei primi 10 nel World Tour, ma non ho vinto una corsa. L’anno scorso mi sono imposto una volta ma potevo sicuramente vincere di più. Spero questa stagione di riuscire a vincere una tappa in un grande giro che è una cosa che mi manca e che mi pesa. Ci tengo davvero tantissimo.
Magari iniziando da una delle ultime due qui al Tour de Suisse…
Sarebbe una grande cosa: il Giro della Svizzera è una corsa importante che mi piace tanto. L’anno scorso la squadra mi ha voluto al Delfinato e quest’anno ho insistito per venire qui perché penso sia una corsa adatta alle mie caratteristiche.



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