Il tempo stringe. A dirlo non è più solo il finanziere americano Georges Soros, ma anche la direttrice del Fondo Monetario Internazionale. Secondo Cristine Lagarde, vi sono meno di tre mesi di tempo per salvare l’euro. E in effetti la realtà è proprio questa. Il cerotto applicato per salvare il sistema bancario spagnolo non cambia la situazione. E ora si aprono due scenari. Il primo è quello evocato dal presidente della Commissione europea Barroso e dalla stessa cancelliera tedesca Angela Merkel di accelerare i tempi dell’integrazione politica, fiscale e bancaria dell’UE per superare la crisi. Il secondo è quello della spaccatura dell’euro.
Le dichiarazioni di Angela Merkel sono state lette come l’indicazione che Berlino vuole salvare l’euro dopo molte tergiversazioni. Questa interpretazione si rivelerà molto probabilmente sbagliata. Di fatto Angela Merkel ha perorato la causa di un’Europa a due velocità (e quindi a due euro). Il cancelliere ha infatti detto che si accelererà il processo di integrazione con i Paesi che lo vogliono (quindi, una condizione politica) e con coloro che soddisfano le condizioni economiche e finanziarie per poter veramente proseguire su questa strada. In altre parole, la Merkel ha detto chiaramente che vi sarà un nucleo ristretto di Paesi europei che potrà (se lo vorrà) proseguire insieme con la Germania per costruire un embrione di Stati Uniti di Europa. Gli altri Paesi resteranno esclusi.
Berlino ha dunque finalmente chiarito attraverso quali tattiche intende uscire dall’attuale euro. Si tratta di una fuga in avanti che potrà sostenuta solo dai Paesi forti dell’Unione Europea. In questo modo si opererà una selezione “naturale”, in cui la Germania non potrebbe essere accusata di aver fatto fallire il sogno dell’integrazione europea. Angela Merkel porrà chiare condizioni per poter far parte della squadra di prima classe dell’euro. Esse potranno essere soddisfatte solo da pochi Paesi. A quelli che non potranno soddisfarle Berlino dirà che potranno aggregarsi al convoglio di testa quando avranno rimesso ordine nei loro conti pubblici e nella loro economia. Le dichiarazioni della francese Cristine Lagarde confermano questa lettura. La Germania non ha affatto cambiato posizione: non vuole spendere altri soldi dei contribuenti tedeschi per salvare l’euro. Siamo dunque prossimi al momento della verità per la moneta unica europea.
Infatti anche gli stanziamenti per sostenere il sistema bancario spagnolo sono soltanto un altro cerotto che non sciolgono affatto i nodi della crisi dell’euro. Infatti i 100 miliardi di euro non modificano le condizioni dell’economia europea. Questi capitali eviteranno la bancarotta di qualche banca iberica e forse rallenteranno la fuga dei risparmiatori dalle banche spagnole, indispensabile per evitare una crisi bancaria dalle proporzioni inimmaginabili. Questi capitali non piovono comunque dal cielo. Essi aumenteranno il deficit e il debito pubblico spagnolo (che raggiungerà il 90% del PIL), poiché i fondi verranno formalmente prestati a Madrid, così come quello degli altri Paesi europei chiamati a contribuire a questo salvataggio. Si stima, ad esempio, che l’Italia per i diversi piani di salvataggio è chiamata a sborsare poco meno di 30 miliardi di euro, ossia un ammontare superiore all’ultima manovra finanziaria.
Il salvataggio delle banche spagnole è stato anche legato alla conferma da parte del Governo spagnolo di ridurre drasticamente il suo deficit, portandolo dal 9,7% dell’anno scorso al 5,8% quest’anno e al 3% l’anno prossimo. Per l’economia iberica uno sforzo di enormi proporzioni che ha già costretto il Governo di Madrid a varare una pesante manovra di correzione dei conti destinata ad aggravare la recessione in cui di si dibatte il Paese e ad aumentare una disoccupazione che sfiora il 25%. Considerati questi dati, appare pressoché impossibile che Madrid riesca a centrare gli obiettivi di risanamento dei conti, mentre appare probabile che la contrazione dell’economia spagnola sia maggiore dell’1,9% previsto dall’FMI. Nelle medesime condizioni si trova l’Italia, la cui economia si è contratta nel primo trimestre di quest’anno dello 0,8% rispetto ai tre mesi precedenti. Ma c’è di più: le entrate fiscali del Governo italiano stanno per la prima volta diminuendo a dimostrazione delle gravi difficoltà in cui versa l’economia. La mancanza di mezzi finanziari sta mettendo in dubbio le rassicurazioni del ministro Corrado Passera, secondo cui presto Roma lancerà un provvedimento per rilanciare la crescita dell’economia.
In conclusione, le condizioni dell’economia europea sono ulteriormente peggiorate. La Germania non ha cambiato posizione e continua a non voler assumersi l’onere di salvare l’Unione monetaria europea. Questa scelta appare legittima e anche giusta, poiché l’economia tedesca non è abbastanza forte per sostenere l’intero castello europeo. Quindi, accertato che la crisi dell’euro non è temporanea e che da essa non si esce con le attuali politiche di austerità, la Germania ha intenzione di porre le condizioni per costruire un’Europa a doppia velocità. La Germania e i Paesi che lo vogliono e che soddisfano queste condizioni usciranno dall’euro e formeranno l’euro di Serie A. Non si tratta di un esito tragico, ma addirittura dell’unica possibilità di non distruggere l’economia europea in un inutile e pervicace tentativo di salvare l’euro.
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