SPORT | 15.05.2012 | 12:10
 
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"Gli scudetti delle Juve sono 30!"

Fabio Capello è stato ospite a Bellinzona di una serata organizzata dal Team Ticino

Fabio Capello, foto Teleticino

Alla prima domanda, Fabio Capello, senza scomporsi, come è nel suo stile, ha messo subito le cose in chiaro: “Quanti sono gli scudetti della Juventus? 30!” (d’altra parte quello revocato nel 2005 e quello assegnato all’Inter nel 2006 li aveva vinti lui, ndr).

 

Calciatore, allenatore, anche dirigente della sezione hockey della Polisportiva Mediolanum, Fabio Capello ieri sera all’Auditorium di BancaStato a Bellinzona, in una serata organizzata dall’Associazione Team Ticino, si è concesso ad un’oretta di chiacchiere, ovviamente, sul calcio.

 
Inghilterra

Dei 4 anni alla guida della Nazionale dei Tre Leoni, e soprattutto dei motivi che lo hanno portato a rassegnare le dimissioni lo scorso mese di febbraio, non ha potuto dire molto. Per accordi presi con la Federazione inglese, il tecnico friulano non potrà nemmeno commentare i risultati che conseguirà l’Inghilterra ai prossimi Campionati Europei. Qualcosa però, con un pizzico di orgoglio, lo ha detto: “Sono l’allenatore che ha guidato la Nazionale inglese con la media punti più alta.” Il rapporto con gli inglesi non è mai sbocciato in vero amore: “Gli inglesi preferiscono avere allenatori inglesi.”

 

Calciatori inglesi, italiani e spagnoli

“Tra i calciatori inglesi ho trovato grande disponibilità, grande professionalità e grande tecnica. Mi hanno stupito le loro capacità tecniche. Pensavo fossero più scarsi, invece mi sono piaciuti. In Inghilterra però si predilige un calcio più veloce e aggressivo. A differenza dell’Italia dove c’è molto più attenzione alla parte tattica. In Italia si lavora molto di più sugli aspetti tattici e sulla preparazione alla partita in base agli avversari, dei quali si tende a studiare pregi e difetti. In Spagna invece non amano le verticalizzazioni. In Spagna adorano il fraseggio corto, il possesso palla.”

 

Guardiola e la storia del calcio

A proposito di Spagna e di possesso palla, maestri del fraseggio corto, indubbiamente i blaugrana di Pep Guardiola. “Nella maggior parte dei casi i più grandi allenatori hanno un passato da centrocampista. Ruolo che ti permette di avere una visione globale del gioco.” Il 62 enne di San Canzian d'Isonzo, ha poi elencato tre momenti della storia del calcio, tre squadre che secondo lui hanno rivoluzionato questo sport e il modo di giocare: “L’Ajax di Cruijff e il loro calcio totale. Il Milan di Arrigo Sacchi e il Barcellona di Pep Guardiola. Anche se il calcio del Barça non è esportabile, perché per poter giocare in quel modo sono necessari tre fuoriclasse come Messi, Xavi e Iniesta.”

Allenatori
“Da calciatore ho avuto molti allenatori, ma sono tre quelli da cui ho imparato di più: ai tempi della Spal Giovan Battista Fabbri, che mi fece maturare come calciatore. Poi Helenio Herrera alla Roma, da cui ho imparato un concetto fondamentale: come ci si allena in settimana si gioca alla domenica. È impensabile allenarsi dando il 50% e poi pretendere di riuscire ad esprimersi al 100% in partita. Bisogna allenarsi sempre al massimo, come se si giocasse una partita. E infine Nils Liedholm. Dal tecnico svedese ho preso la capacità di sdrammatizzare e di avere verso la squadra e i giocatori un approccio diverso a dipendenza delle situazioni.”


La giacca e l’allenatore
A proposito di questo, Capello ha raccontato un paio di aneddoti dei tempi del Real Madrid. “Giocavano in trasferta contro l’Espanyol. A metà tempo, negli spogliatoi inizio a dire quello che secondo me non andava e a spiegare i correttivi. Ad un certo punto, si alza un giocatore che dice, 'mister secondo me invece dovremmo fare così e così…'. Io presi la giacca e dissi: 'visto che avete già l’allenatore, io vado' e me andai sul serio! Un'altra volta invece eravamo impegnati in casa contro il Maiorca. Ci giocavamo il titolo. Dovevamo vincere per forza. Alla pausa eravamo sotto per 2-1 e i miei giocatori avevano il "braccino". Entrai negli spogliatoi, invece di parlare in piedi mi sedetti e tranquillissimo dissi: 'ragazzi dovete solo giocare come fare in allenamento, divertendovi'. Dissi solo questo. Rientrammo in campo e vincemmo.”

L’errore, Raducioiu per Savicevic
Uno dei più grandi dispiaceri di Fabio Capello è quello di non essere riuscito a vincere la Coppa Intercontinentale. Finale Milan – San Paolo del 12 dicembre 1993. Finì 2-3 per i brasiliani. Una delusione che coincide, come ha confessato, con l’errore più grande della sua carriera da allenatore. “Non parlerei proprio di errore, ma quella finale l’ho persa per troppo rispetto delle persone. All’epoca si potevano schierare solo 3 stranieri. Un dirigente rossonero venne da me e mi disse che non avrei potuto schierare per la finale Savicevic, in quanto squalificato dopo aver preso un cartellino giallo con la sua Nazionale. Così avevo detto a Raducioiu che sarebbe sceso in campo. Lo stesso dirigente venne qualche giorno dopo a riferirimi che invece il montenegrino avrebbe potuto giocare e che non era squalificato! Io per correttezza non ho cambiato idea e giocò Raducioiu.”

Il tabellino della finale
MILAN: S. Rossi, Panucci, P. Maldini, Albertini (80' Tassotti), Costacurta, Baresi II, Donadoni, Desailly, Papin, Massaro, Raducioiu (80' Al. Orlando) – All.: Capello
SAO PAULO: Zetti, Cafu, Valzer, Ronaldo, Doriva, Andre, Muller, Dinho, Palhinha (64' Juninho), Leonardo, Cerezo – All.: Santana
Arbitro: Quiniou
Reti: 19' Palhinha, 48' Massaro, 59' Cerezo, 81' Papin, 87' Muller
 
Grandi giocatori
Ne ha allenati tanti di campioni. Come fare a gestirli? “I grandi campioni bisogna saperli coinvolgere. In ogni momento. Devi far capire loro che sono bravi, ma che devono dare l’esempio.” E quali sono i più grandi calciatori che Capello ha allenato? “Van Basten, Raul, Baresi e Maldini. Totti e Del Piero sono grandi giocatori, ma i 4 che ho citato avevano qualcosa in più.”
 
Rispetto
Il rispetto è uno dei valori più importanti nel lavoro dell’allenatore che in carriera ha vinto 9 campionati tra Italia e Spagna: “Non voglio essere amato dai calciatori che alleno, ma esigo e pretendo rispetto per me e per tutti quelli che lavorano per me.”

Amicizie
Capello ha poi confessato di non avere molti amici nel mondo del calcio. “È anche un modo per staccare un po’ la spina, altrimenti parlerei solo, sempre ed esclusivamente di calcio.”
 
Futuro
Infine inevitabile la domanda sul suo futuro: “In questi mesi ho ricevuto diverse offerte, ma le ho rifiutate. Vorrei allenare ancora un paio d’anni. Se arriverà la proposta giusta l’accetterò, altrimenti tornerò a fare il commentatore televisivo.”
 
paolo laurenti
 
Carriera di Fabio Capello

Calciatore
1964-1967 SPAL 49 (3)
1967-1970 Roma 62 (11)
1970-1976 Juventus 165 (27)
1976-1980 Milan 65 (4)

Nazionale
1972-1976 32 (8)

Carriera da allenatore
1982-1986 Milan Primavera
1987 Milan (subentra all’esonerato Nils Liedholm a sei giornate dalla fine del campionato)
1991-1996 Milan
1996-1997 Real Madrid
1997-1998 Milan
1999-2004 Roma
2004-2006 Juventus
2006-2007Real Madrid
2008-2012 Inghilterra

Palmares

Calciatore

Coppa Italia: 2
Roma: 1968-1969
Milan: 1976-1977

Campionato italiano: 4
Juventus: 1971-1972, 1972-1973, 1974-1975
Milan: 1978-1979


Allenatore
 
Coppa Italia Primavera: 1
Milan: 1984-1985

Torneo Internazionale U19 Bellinzona: 1
Milan: 1984
 
Campionato italiano: 7
Milan: 1991-1992, 1992-1993, 1993-1994, 1995-1996
Roma: 2000-2001
Juventus: 2004-2005(poi revocato), 2005-2006 (poi assegnato all’Inter) 
 
Supercoppa italiana: 4
Milan: 1992, 1993, 1994
Roma: 2001
 
Campionato spagnolo: 2
Real Madrid: 1996-1997, 2006-2007
 
Champions League: 1
Milan: 1993-1994
 
Supercoppa UEFA: 1
Milan: 1994




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