OSPITI BLOG | 02.05.2012 | 11:53
 
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Marina Carobbio - Lavoro: dignitoso e giustamente retribuito

Molti di voi che siete presenti oggi avete salari insufficienti, avete figli che non trovano lavoro o magari il lavoro l’avete perso voi stessi, hanno ristrutturato, vi hanno licenziato, vivete in situazioni precarie. Oppure siete assunti da agenzie temporanee con paghe indecenti. O, al contrario, avete un lavoro retribuito adeguatamente e volete esprimere la vostra solidarietà dentro e fuori le frontiere.
In Ticino oltre 10’000 persone sono in cerca d’impiego: in cima alle classifiche i disoccupati di lunga durata e i giovani. In Svizzera una persona su dieci è considerata povera, spesso perché disoccupata o malata, talvolta ambedue le situazioni si sommano. Rischio di povertà che aumenta per le famiglie e per le donne sole con figli. E per i giovani, molti dei quali già oggi sono minacciati dalla povertà. In Svizzera un quarto delle economie domestiche con figli dispone di redditi troppo bassi per far fronte a spese impreviste, come il dentista.

Questi dati sono allarmanti e scandalosi. E’ scandaloso che ci sia chi debba vivere con salari di 3000 franchi al mese per un lavoro a tempo pieno, così com’è indecente che aziende senza scrupoli come la multinazionale Mercks-Serone decidano di chiudere tagliando più di 1200 posti di lavoro a Ginevra. Un’azienda che – val la pena ricordarlo – nel 2011 ha fatto utili. E che, come numerose di queste imprese, molte delle quali delocalizzano per poi approdare laddove il lavoro costa meno e lo sfruttamento è più facile ancora, hanno ricevuto agevolazioni fiscali o –come nel caso dell’industria farmaceutica- addirittura sovvenzionamenti indiretti tramite prezzi dei medicinali artificiosamente alti e che si ripercuotono sui nostri borsellini e sui premi cassa malati. Ciò nonostante, per aumentare i loro profitti, i dirigenti di queste aziende non hanno scrupoli a licenziare e cambiar sede.

Il rapporto del Segretariato di stato all’economia sulle misure d'accompagnamento alla libera circolazione presentato la scorsa settimana è inquietante: ancora una volta il numero di imprese che violano le condizioni di lavoro e versano salari insufficienti è in crescita nei settori senza salari minimi vincolanti, così come aumentano i lavoratori distaccati da ditte estere, sottoposti a salari indecenti, generando precarietà e aumentando la pressione verso il basso dei salari, fenomeno ben conosciuto in Ticino .
La risposta alla precarizzazione del lavoro e al dumping salariale non può però essere quella– come chiedono le forze nazional-conservatrici in Ticino e in Svizzera - di chiudere le frontiere o introdurre pericolose clausole di salvaguardia come deciso dal Consiglio federale. Non solo perché la clausola di salvaguardia verso i paesi dell’est toccherà al massimo 4000 persone, ma anche perché, ricevuta addirittura la benedizione di Economiesuisse e altri ambienti padronali, sarà invocata per giustificare ulteriori opposizioni a un rafforzamento reale e importante delle misure di accompagnamento. Senza nessuna incidenza reale nel combattere il dumping salariale, farà però aumentare il lavoro precario, i permessi di breve durata e il lavoro nero e porterà acqua al mulino di coloro che vogliono mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Chi è salariato, chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, chi riceve il proprio salario in euro, lo sa: accanto a più controlli e sanzioni reali ed efficaci, ci vogliono contratti collettivi e un salario minimo legale di 4000 franchi.

Il rapporto presentato la scorsa settimana dall’USS sulla ripartizione dei redditi e della sostanza in Svizzera conferma purtroppo che il divario tra i redditi continua ad aumentare. Nel 2010 una famiglia di 4 persone con un reddito elevato aveva 15’000 franchi in più a disposizione che nel 2000; una famiglia con reddito basso solo 1300 franchi in più. Oltre a non pochi casi di economie domestiche che nello stesso periodo hanno visto il loro reddito disponibile diminuire. Questo perché i salari alti non solo sono progrediti molto di più degli altri, ma hanno anche beneficiato una politica fiscale a favore dei più ricchi, mentre i costi per i premi cassa malati e per l’alloggio erodono i budget delle famiglie dei ceti medi e medio bassi.

E proprio su due temi legati a queste due principali voci di spesa – premi cassa malati e alloggio- saremo chiamati a votare il prossimo 17 giugno. Sia la cosiddetta riforma managed care sia il risparmio per l’alloggio, dietro titoli accattivanti, nascondono in realtà proposte finalizzate a favorire chi ha più mezzi: esse vanno quindi respinte. Nel primo caso la lobby delle casse malati in parlamento è riuscita a rigirare una proposta fondamentalmente buona, trasformandola in una minaccia per il nostro sistema di assistenza sanitaria e in una medicina a due velocità: non solo la libera scelta del medico e di altri professionisti e istituti sanitari sarà limitata, ma coloro che non potranno o non vorranno aderire alle reti di cura integrate dovranno pagare di più di tasca propria. Reti che a loro volta saranno sottoposte a regole budgetarie che accresceranno il rischio di razionamento delle cure. Anche la proposta di favorire fiscalmente l’accesso alla proprietà – il cosiddetto risparmio per l’alloggio pure in votazione il 17 giugno prossimo- è iniqua e andrà a vantaggio dei redditi più alti, riducendo i mezzi a disposizione dell’ente pubblico da destinare alla formazione, ai trasporti pubblici e ai sussidi cassa malati.

Noi oggi vogliamo una politica salariale che riduca le ineguaglianze, grazie all’introduzione di un salario minimo legale di 4000 franchi al mese. Vogliamo redditi e pensioni sufficienti, una sanità di qualità e accessibile, e pigioni sopportabili anche per i redditi modesti. Siamo qui per affermare il diritto a un lavoro dignitoso, giustamente retribuito, strumento di coesione sociale, e rispondere a chi vuole calpestare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Ci indigniamo di fronte a chi vuole mettere i lavoratori gli uni contro gli altri . Il 1. Maggio è la giornata internazionale di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né sociali.

Marina Carobbio, consigliera nazionale PS-Ti e vicepresidente del PSS



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