CARITAS INSIEME | 27.04.2012 | 14:00
 
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Servizio adozioni dagli anni sessanta al 2010

Tutti i sabati alle 18:00 il programma di informazione e riflessione

70 anni di Caritas Ticino - “Servizio adozioni dagli anni sessanta al 2010” - La storia di Katia, dalla Siberia a Ponte Tresa

Nella storia dei 70 anni di Caritas Ticino il tema dell’adozione ha uno spazio importante. Per parlarne in modo “non istituzionale”, Katia Szczypkowski (foto) racconta la sua storia: adottata in Ticino dalla Russia - Novosibirsk -, quando aveva 9 anni col fratellino di 10, dopo alcuni anni a Caslano la sua famiglia si è trasferita a Ponte Tresa (Italia). Per la scuola SAMS Scuola d'Arti e Mestieri della Sartoria di Lugano ha scritto una tesi sulla sua adozione e proprio a partire da questo lavoro Ester Balbo, liceale, l’ha intervistata a casa sua.
Una, due, tre vite in una. Sono tante le stagioni vissute da Katia: tra la primavera e l'inverno russo vissute in un orfanotrofio e l'autunno dell'adolescenza, per finire in una estate piena di sole e di vita, oggi. Katia è una ragazza che sceglie di raccontare la sua storia, il suo percorso erto e pieno di ostacoli che la “costringe” a ricordare, riordinare e socchiudere i cassetti della sua vita.

"Babele il Mistero delle parole"

"Babele il mistero delle parole" è la rubrica che sostituisce in televisione il "Vangelo in casa", che resta a disposizione online per chi lo voglia consultare. (Vedi sotto)
Babele è la mitica torre, in realtà un tempio, che nella Bibbia rappresenta il gesto di superbia di un popolo arrogante che pretendeva di raggiungere il cielo, origine della confusione delle lingue del mondo, in cui le parole diventarono estranee, così che gli uomini smisero di comprendersi fra loro.
Al di là del mito, vi è una indicazione importante, che anche oggi ci riguarda, cioè la difficoltà di comprendere le parole che usiamo, specie se appartengono ad una cultura diversa.
Per questo nella rubrica "Babele, il mistero delle parole" don Giorgio Paximadi e Dante Balbo cercano di scavare sotto la superficie dei termini, per coglierne la straordinaria ricchezza o demolirne la banalizzazione.
La parola scelta dai commentatori, che ci parlano immersi nel paesaggio “virtuale” - disegnato in 3D col computer - della Mesopotamia ove la torre di Babele sorgeva, è: Pecora.



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