Marco Mengoni porterà il suo "Tour Teatrale 2012" a Lugano questa sera. Ieri, sulla scia del successo di "Solo 2.0", è stato immesso su iTunes un EP digitale esclusivo con canzoni inedite. Il tour, frutto di una collaborazione con Elisa e Andrea Rigonat, è partito il 19 Aprile e sta registrando ovunque il sold out. Oggi l'intervista al telefono.
Cosa vedremo al Palacongressi? E in scaletta quali canzoni ci saranno?
"Lo stesso spettacolo che ho portato dall'inizio del tour all'Archimboldi, anche perché praticamente abbiamo messo in piedi 2 tour in uno. Questo è la continuazione ideale del primo... Davvero tanto lavoro, per cambiarlo ogni sera! Ci sarà molta musica, perché è l'elemento per me più importante. La scaletta potrà variare. Le variazioni dipenderanno dalla risposta del pubblico e dalle sensazioni che mi susciterà con la sua partecipazione".
Elisa ti ha aiutato a scrivere lo spettacolo. Com'è nata la collaborazione?
"Ci siamo incontrati in un ristorante e lei mi ha raccontato le sue idee, dicendomi come le vedeva attuate nel tour. Poi siamo stati per 2 giorni nel suo studio, dove abbiamo approfondito. È stato un bellissimo scambio. Tutto è avvenuto con semplicità".
Tra gli altri artisti che ti hanno dimostrato stima, Mina e Celentano... In che modo te l'hanno fatto sapere?
"In modo semplicissimo, ad esempio telefonandomi per dirmelo e per chiedermi un incontro. Mina in particolar modo mi ha invitato a casa sua in Svizzera".
Mina da anni non ama le apparizioni in pubblico. Ha commentato in qualche modo le tue sul palco, in genere così intense e spettacolari?
"Quando ci siamo incontrati, è stata soprattutto un'occasione per parlare in amicizia, per sviluppare un contatto umano, piuttosto che per discutere di lavoro... Ricordo che quel pomeriggio all'inizio ho fatto una passeggiata conversando con sua figlia, poi sono stato invitato a casa da lei, una casa stupenda peraltro, con una vista superba!"
Tornando al concerto... Le cover sono importanti?
"Per me le cover sono importanti perché mi aiutano a ritrovare le mie origini, che affondano nella musica più soul e quel tipo di musica appartiene per lo più alla musica inglese. Mi scatenerò comunque in un random che andrà dal 1967 al 2000. Faranno capolino i Beatles, ma ci sarà anche qualcosa di punk".
Perché hai chiamato questo disco 2.0?
"Il nome in effetti simboleggia un continuo aggiornamento. L'aggiornamento simbolico di Marco. Anche perché gli lavori erano tutti EP. "Solo 2.0" È stato il primo album di studio".
Pensi come altri artisti che unire più forme di arte aiuti a portare al successo una tournèe?
"Io provengo da una scuola d'arte e trovo che se ne misceli più forme, credendoci veramente, il risultato non si faccia attendere. Allo stesso tempo, non voglio dire che questo sia una garanzia certa del successo. Le varie forme d'arte mi fanno sentire bene. Per questo le amo".
I tuoi fan vorrebbero scoprire se ciò che mostri sei davvero tu o se porti una maschera.
"Potrei dire che sul palco tutti portano le esagerazioni di se stessi, amplificando ciò che sono. Ciò serve anche per comunicare in modo più forte una sensazione o un messaggio. Partendo da questo, posso dire che sono assolutamente io quello che si vede sul palco".
Cosa ti carica di più durante un concerto?
"La risposta del pubblico, quando è forte, univoca ed entusiasta, mi comunica la più grande energia!"
"Dall'Inferno" uscirà anche in EP. Trovi ti rappresenti più di altri?
"No, assolutamente nessun mio brano ha la caratteristica di rappresentarmi. È un lavoro di ricerca ed è stato messo un po' in risalto per questo".
Qualche domanda su alcuni brani del tuo ultimo disco... "Tanto il resto cambia" di cosa parla?
"È un brano molto pessimista, anche se io vedo la vita sotto una luce più positiva che non in quel brano. Ma del resto, racconta di un cambiamento inaspettato, dopo un amore finito e non poteva non essere triste... Eppure, contiene la sua speranza: tutto cambia per fortuna e c'è ancora un'aspettativa..."
Di "Tonight" cosa si potrebbe dire?
"Che è un giochino, quasi. Con la sua leggerezza e le sue semplici frasi, voleva ricalcare la leggerezza di molti brani inglesi che non dicono moltissimo in realtà nel testo. Per me è in primo piano sempre la musica".
"Come ti senti" invece sembra un brano-accusa
"In realtà non è un'accusa o sarei stato molto più duro! Racconta di cosa mi fa sentire solo. Questo succede soprattutto quando mi fanno delle domande che non hanno a che fare col lavoro e poi non si ascolta la mia risposta, perché si pensa già alla prossima domanda..."
I Clunster sono un po' lontani dal tuo genere. Perché li hai scelti per incidere un brano?
"Io adoro la musica a cappella e in Italia solo i Neri per Caso erano diventati famosi. I Clunster hanno fatto il conservatorio, ma hanno scelto di usare la voce per approcciarsi alla musica. Mi sono sempre piaciuti e sono contento per loro perché hanno vinto da poco un premio".
E con Neffa com'è iniziata la collaborazione?
"Semplicemente io gli ho chiesto di scrivermi un brano e lui è stato capace di farlo con leggerezza, ironia e un filo di follia, come lo volevo io".
Una curiosità. Pensi che il look giusto aiuti a costruire un personaggio?
"Negli ultimi tempi, io mi sono vestito persino come un clochard! Ma dal momento che vengo da una formazione artistica, trovo che l'estetica sia utile per trasmettere un messaggio. Penso che a seconda dei colori e dell'abbigliamento che scegliamo la mattina, vogliamo comunicare al mondo, anche inconsciamente, come ci sentiamo. Secondo me dovrebbe essere studiata molto di più questa forma di comunicazione indiretta".
Hai mai paura che il tuo successo svanisca di colpo, un giorno?
"Continuamente! Io mi sento perennemente in bilico. Eppure, sono consapevole di come questo sia benefico, perché mi spinge inesorabilmente a dare sempre di più. Se non mi sentissi così, mi "infeltrirei" senza nemmeno accorgermene!"
monica.mazzei.eventi@gmail.com
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