SPORT GDP | 14.10.2011 | 13:51
 
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I consigli di Jörg Stiel

"Un buon portiere deve saper usare i piedi"

Jörg Stiel

di Fabrizio Maggi

Lo vedi correre, dimenarsi, spostarsi a destra e a manca quasi con incontrollabile foga, in un bagno di sudore e poi, con un gesto delicato e al tempo stesso nervoso, lisciarsi i capelli madidi per raccoglierli in un ipotetico codino: è sempre lui, insomma, Jörg Stiel da Baden, ex portiere della nazionale rossocrociata, con la passionaccia di sempre, con l’innata voglia di dare libero sfogo alla sua indole di combattente. Lo ritroviamo a Tenero, in un pomeriggio di inusitata calura ottobrina, dedito a elargire i segreti del mestiere a un gruppo di entusiasti “cerberi” che il Team Ticino e il FC Lugano hanno radunato per trascorrere qualche ora con il maestro nello splendido scenario del Centro sportivo. Un’iniziativa promossa in collaborazione con lo sponsor tecnico Reusch – come ci spiega il responsabile dei portieri del Team Ticino Riccardo Di Benedetto – azienda di cui Stiel è titolare «assieme a un compañero», precisa l’affabile Jörg, tradendo la sue particolari conoscenze spagnole acquisite durante i suoi trascorsi in Messico e Costa Rica.

L’appuntamento è per le 16.00, con un primo “plotoncino” di ragazzi U14 e U15, poi sarà la volta dei più grandicelli; la personalità dell’ex nazionale emerge dirompente, al suo fianco lavorano con dedizione assoluta i portieri del Bellinzona König e Borkovic, quello del Locarno Mitrovic, nonché gli specialisti-preparatori del ruolo Ivan Della Mora, Fausto Gargiulo, Nicola Mutu, Danilo Muschietti, Charly Ghirlanda e naturalmente Riccardo Di Benedetto. Nella fase introduttiva dell’allenamento, si lavora molto con i... piedi, perché gli arti inferiori rappresentano – contrariamente a quanto si potrebbe pensare – una parte fondamentale di quello che dovrebbe essere il bagaglio di fondo di un buon portiere... «È così – puntualizza Stiel... – Nel calcio moderno un portiere deve avere consapevolezza dell’evoluzione che il ruolo ha subìto nell’ultimo decennio. Il portiere è chiamato spesso a giocare con i piedi, dentro e fuori dall’area, per cui non è pensabile trascurare questo specifico elemento che va inserito nelle giuste dose durante un allenamento. Si calcola che l’85% dei palloni che tocca un portiere durante una partita, concerne gli interventi e gli appoggi di piede!».

Che cosa ci si prefigge durante queste giornate dedicate ai giovani?
Lo scopo è quello di indicare le basi per diventare un buon portiere, che cosa richiede il ruolo per essere interpretato nel migliore dei modi. Occorre dire, infatti, che il talento rappresenta solo il 20% di un ipotetico identikit del portiere, tutto il resto lo si perfeziona con il lavoro quotidiano e in Ticino, sotto questo aspetto, si stanno facendo enormi progressi.
 
Si è sempre detto che nel nostro paese non esista una vera e propria scuola per portieri...
Le cose stanno cambiando e la federazione (ASF) ha iniziato un progetto strutturato proprio per colmare questa lacuna, con il supporto tecnico di ex portieri di SL e in particolare con Patrick Foletti. La loro esperienza permetterà ai ragazzi di crescere e all’ASF di seguire una propria filosofia di gestione in questo campo.
 
Com’è cambiato il ruolo in questi ultimi anni?
È evoluto di pari passo con i cambiamenti registrati a livello generale, dove la fisicità è un aspetto fondamentale. Il portiere deve quindi sempre essere presente, mai distrarsi poiché le situazioni di gioco mutano repentinamente e i riflessi vanno costantemente sollecitati.

Quanto contano i centimetri per un portiere?
Non necessariamente la statura è sinonimo di talento e di bravura. Contano l’esplosività, la prontezza, la capacità di valutare le situazioni. Mi ricordo, quando giocavo nel Borussia Mönchengladbach, di avere affrontato più volte Ian Koller del Dortmund, un attaccante alto più di due metri: sapevo come anticiparlo, come interpretare le traiettorie e così supplivo alla differenza di centimetri con una corretta lettura del gioco.

Come valuta la sua esperienza in Germania, dove ha giocato tre anni con il Mönchengladbach?
È stato un periodo bellissimo e gratificante, sotto tutti gli aspetti. Attualmente la Germania ha i migliori portieri del mondo: a questo proposito basterebbe citare Manuel Neuer del Bayern. Ma in quel paese il calcio è cresciuto a ogni livello, grazie soprattutto a ex calciatori come Bierhoff, Sammer che hanno portato nuova linfa alla federazione e dato nuovi impulsi a tutto il movimento.

L’istinto quanto è importante per un portiere?
Istinto ed esperienza sono fondamentali. Il portiere non ha tempo per pensare, deve decidere all’istante, in una frazione di secondo.

Lei ha allenato solo per un brevissimo tempo (il San Gallo): un mestiere che non l’alletta?
Sei vuoi restare nel calcio, ci sono molte altre varianti, spesso più gratificanti. Non necessariamente devi allenare. Io, ad esempio, parlo e tratto di calcio in televisione: mi diverto e mi posso esprimere compiutamente.

Il ricordo più significativo della sua carriera?
Quando nell’ottobre del 2003 superammo l’Irlanda con la nazionale in una partita che valeva la qualificazione agli Europei portoghesi: il giorno dopo era il compleanno di Köbi Kuhn, fu una grande emozione. A livello di club, quando militavo nel San Gallo, rammento invece una sfida di UEFA con il Bruges, perché in quella circostanza un osservatore mi segnalò al Borussia e facilitò quindi il mio passaggio al Mönchengladbach.


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