Foto: carolina.nhl.com
di Pietro Filippini
Stanco ma felice, eccome. Ha fatto il pieno di emozioni ed esperienza Gregory Hofmann, rientrato in Ticino ieri dagli Stati Uniti dopo lo scorcio di Training camp a cui ha preso parte in Carolina. «È stato un lungo viaggio e ora ho bisogno di un po’ di riposo – ci ha spiegato l’attaccante dell’Ambrì – Però sono contento di essere tornato perché voglio aiutare la squadra a proseguire il momento positivo». Chiamato oltre oceano due settimane fa per il Prospect camp (riservato ai giovani) della formazione di NHL degli Hurricanes, Hofmann ha poi saputo impressionare e convincere lo staff a dargli una chance anche con i “big”, un’occasione davvero imperdibile. «È stata un’esperienza molto positiva in quanto ho potuto imparare molto allenandomi accanto a giocatori incredibili come Jeff Skinner ed Eric Staal: mi hanno davvero illuminato! Pattinatore impressionante e dalle mani d’oro il primo, di grande prestanza e carisma invece il capitano. Ho cercato di osservarli il più possibile per capire come si muovessero dentro e fuori la pista. È stata una sensazione davvero speciale trovarmeli di fronte sul ghiaccio per me che ero abituato a vederli solo in televisione».
E invece che impressione si sono fatti negli States di Gregory Hofmann?
Ho parlato con gli allenatori Francis, Brind’Amour e Maurice (l’head-coach, ndr) che mi hanno inoltre spiegato il perché mi avessero tagliato, assieme a un’altra decina di giocatori, dalla rosa dei 55 che hanno cominciato il Training camp. Dei miei primi giorni con i “rookie” non erano molto soddisfatti perché si aspettavano di vedere determinate cose da me che a causa di qualche difficoltà di adattamento non sono riuscito a esprimere come avrei voluto; mi riferisco in particolare a velocità e senso del gioco. Arrivando dalle piste europee di dimensioni più grandi ho faticato un po’ a trovare le giuste misure, ma dopo le prime due amichevoli non giocate al meglio – anche perché schierato al centro, un ruolo che non ricopro ormai da tempo –, nelle successive – da ala – sono riuscito pure a firmare due assist contro i New York Rangers e chiudere con un +1 nella sfida con Detroit. Qualche rimpianto rimane, ma sono soddisfatto anche perché non credo che tanti giocatori “draftati” al quarto round riescano ad arrivare al Big camp. Infatti mi è stato detto di continuare su questa strada, lavorando molto sul fisico, e che durante la stagione verrò nuovamente osservato. Inoltre l’anno prossimo sarò ancora il benvenuto».
Come hai saputo muoverti nel “terreno minato” del Prospect camp?
Inizialmente ero un po’ nervoso anche perché tutti vogliono mettersi in mostra e nessuno ti regala niente, anzi. Capita anche di subire qualche “colpo basso” o di venir provocati da chi cerca rissa per evidenziare il peso della propria personalità. Il tutto rimanendo comunque sempre nel rispetto di quello che è lo sport.
E adesso l’Ambrì: ci sarai nel weekend?
Non ho ancora parlato con Constantine quindi non so dire se giocherò. Sarebbe bellissimo poter scendere in pista ed esordire contro la capolista Zugo e, soprattutto, disputare il derby. Ma so che c’è grande concorrenza e i miei compagni stanno facendo benissimo spinti da grande fiducia. Ho molta voglia di tornare in gruppo e dare il mio contributo, tuttavia sarà necessario che riveda diversi video e mi integri nei meccanismi. Se dovessi giocare darei il 100%, ma capirei benissimo se il tutto slittasse di una settimana.
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